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Capcom è tornata: da Resident Evil 2 a Devil May Cry 5

Come attraversare la tempesta e diventare più forti

Per una casa di sviluppo come Capcom le presentazioni potrebbero sembrare superflue. La software house, infatti, è una delle più longeve del nostro panorama oltre che amatissima da tantissimi fan. Il team ha dato i natali a giochi celebri come Street Fighter, Mega Man e Dino Crisis solo per citarne alcuni. Ultimamente però siamo stati letteralmente sommersi dai loro titoli: tra Monster Hunter: World, uscito lo scorso anno, Resident Evil 2 Remake e Devil May Cry 5, la casa ha fatto fuoco e fiamme.  Tuttavia non sempre è stato tutto rose e fiori, per un certo periodo la fama e il supporto dei fan è andato scemando, a causa sicuramente di alcune scelte infelici che Capcom ha applicato ai suoi brand più famosi: basti pensare alla svolta totalmente action data a Resident Evil 5 e Resident Evil 6, oppure gli stessi Street Fighter che, a causa di una formula ludica classica, hanno peccato molto a livello contenutistico.

resident evil 2 remake

Ormai però sono circa due anni che la società si sta riavvicinando ai giocatori ascoltando la loro voce, basti pensare al ritorno alle origini horror (ma con un piede in avanti) di Resident Evil 7 che, seppur non essendo un titolo perfetto sotto ogni aspetto, ha raggiunto quota 4 milioni di unità vendute. Successivamente è stato il turno del già citato Monster Hunter: World, che nel giro di pochissimo tempo è diventato il gioco Capcom più distribuito di sempre. Di recente invece abbiamo avuto modo di apprezzare due opere completamente differenti tra loro, ma che hanno saputo accomunare i fan sotto la bandiera della qualità: stiamo parlando di Resident Evil 2 Remake, che ha venduto circa tre milioni di unità, e Devil May Cry 5 che sta ottenendo sempre più consensi giorno dopo giorno. Di recente il CEO della società, ovvero Urata, si è espresso senza mezzi termini su tutto il successo raccolto dal team in questo periodo:  “Capcom è tornata”. Tre parole semplici e dirette ma che nascondono una profonda paura e incertezza nel futuro, che adesso però è molto più roseo e spaventa di meno. Sarà un caso vedere quelle medie voto incredibili per tutte queste produzioni? Se due o più indizi fanno una prova…

Per capire quello che vi stiamo dicendo bisogna fare un sensibile passo indietro, dobbiamo tornare nel passato di qualche anno. Siamo nel 2010 e, sebbene il mercato videoludico giapponese sia in crisi da parecchio tempo, Capcom non ha intenzione di mollare. Purtroppo, come qualche professore direbbe a mamma e papà durante un colloquio, “suo figlio potrebbe impegnarsi ma non si applica”. La Capcom di quel tempo era così: una serie di giochi di dubbio gusto conditi dalla voglia di rilanciare brand storici senza sapere che direzione prendere (DmC, stiamo parlando di te). Basti pensare all’insensata svolta action data a Resident Evil con la pubblicazione del quinto capitolo e tanti altri elementi che facevano presagire che, ormai, il disastro era imminente. Infatti, quando una casa di sviluppo continua a pubblicare titoli senza una reale coscienza di quello che si sta facendo, i risultati sono sempre pessimi. Il reboot di Devil May Cry in un certo senso ne è la prova, visto che di solito questo genere di prodotti fa presagire che, nonostante la qualità tecnica sia fuori discussione, per quanto concerne spunti e intuizioni si sta raschiando il fondo del barile. Una vera e propria crisi che seppur sul piano finanziario non si fece sentire più di tanto, fece perdere a Capcom tantissimi consensi da parte dei giocatori.

Flash in avanti e siamo nel 2017, Capcom alza la voce e ricomincia a fare le cose seriamente, mettendoci faccia, personalità, grinta e voglia di spaccare. Sopra i nostri scaffali arriva Resident Evil 7, non solo il gioco torna ad essere un horror crudo e spaventoso, ma quella deriva action che tanto detestavano i fan è stata quasi del tutto accantonata. Le recensioni sono positive, i fan in visibilio e questo è solo l’inizio. Un anno dopo sarà il momento di sbarcare tutti nel nuovo mondo con Monster Hunter: World e il resto, come si suol dire, è storia nota.

Capcom aveva tanto da dimostrare e così ha fatto, facendosi amare nuovamente dai fan che, in cuor loro, non l’avevano mai abbandonata. Gli ultimi giochi della società sono stati letteralmente una prova di maturità: Resident Evil 2 Remake è, in un certo senso, il nuovo capostipite di questo genere di prodotti, dimostrando a tutto il mercato come dovrebbero essere plasmati i remake, Devil May Cry 5 è la consacrazione del brand, la prova che nonostante il gioco sia rimasto ancorato ad una struttura ludica anche troppo rodata, si può avere una qualità assoluta rispettando gli elevati standard moderni. Questa nuova onda di successo è derivata probabilmente dalla voglia di rilanciare alcuni brand nel modo più semplice possibile, senza rivoluzionare ma, più facilmente, ampliare le meccaniche già consolidate nel tempo. Una scelta precisa di game design potremmo dire, che ha ripagato senza mezzi termini. Adesso è arrivato il momento di noi giocatori nel goderci una delle software house più ammirevoli e talentuose di tutto il panorama. Capcom è tornata, ma questa volta, finalmente, siamo noi a dirlo.

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