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CD Projekt Red: la cronaca di un disonore

CD Projekt Red è nuovamente al centro del ciclone, con un attacco hacker che dà molto su cui riflettere...

In seguito all’uscita di Cyberpunk 2077, CD Projekt Red è passata dall’essere una software house, al diventare qualcos’altro, prima una speranza riposta nei confronti di qualcosa di mastodontico, poi una certezza, dati i suoi risultati passati, e in seguito un vero e proprio modello d’ispirazione su come non rilasciare un videogioco. La delusione nei confronti del loro ultimo lavoro, infatti, non ha soltanto riverberato in ogni dove sul web, ma ha condotto ad una vera e propria ondata di odio, dolore, rimorso e, almeno in base ai recenti risultati, rancore. Ad un sentimento che parrebbe non accennare una minima diminuzione, o scomparsa, il tutto attraverso sviluppi che vanno anche ben oltre il semplice rapporto col consumatore.

Le conseguenze di un lancio particolare

Il lancio sul mercato di Cyberpunk 2077 resterà sicuramente nella storia dei videogiochi come un monito sul come rapportarsi al consumatore sia dal punto di vista commerciale, sia dal punto di vista pubblicitario. L’attesa estenuante di ritardi che ha accompagnato il mistero di questo titolo, alla fin fine non ha soddisfatto pienamente l’aspettativa, forse finanche troppo elevata, ispirata dai mezzi di comunicazione contemporanei. Risultato? Una pubblicazione disegnata dalle pretese del consumatore, ormai stanco, non ancora rifinita del tutto, in particolare modo quando si parla di precise periferiche di fruizione. Quindi CD Projekt Red ha dovuto rispondere in prima persona a tutte le accuse che il web ed i consumatori – prima speranzosi – gli hanno mosso contro. 

Cyberpunk 2077Questo ha condotto a tutta una serie di analisi, domande, riflessioni in merito a coloro che ci hanno lavorato (con anche rivelazioni sulle condizioni lavorative che hanno visto il gioco sorgere e crescere), scoop e soprattutto rimborsi. Questi ultimi hanno segnato un vero e proprio limite nella produzione contemporanea, palesando l’importanza del costruire un rapporto sincero con la propria community. In questa situazione, infatti, non si è trattato soltanto di denaro e risarcimenti, quindi di un punto di vista prettamente materiale, ma dell’importanza nei confronti della fiducia che si va costruendo, anche tramite la pubblicità, con l’individuo. Questa ha raggiunto con CD Projekt Red un peso estremamente centrale, soprattutto quando si parla del mercato videoludico contemporaneo, ma anche in generale.

CD Projekt Red continuamente afferrata da fuori 

In base a quanto recentemente rivelato, rimanendo in tema, nella notte di ieri CD Projekt Red sarebbe stata derubata. Il tutto è stato riportato su Twitter dal loro account ufficiale, il quale ha rivelato ufficialmente i dettagli di questa aggressione, un attacco hacker nella notte e accompagnato da istruzioni – piuttosto teatrali e curiosamente auto-celebrative – ma comunque poco chiare, specialmente nei confronti delle dinamiche emotive e personali che hanno ispirato tutto ciò e spinto verso tutto ciò.

L’attacco informatico in questione parrebbe essere stato attuato da un/una utente non identificato/a, e sembra che, tra i codici sorgente trafugati ve ne fossero anche alcuni legati a una versione mai pubblicata di The Witcher 3, probabilmente l’aggiornamento next-gen annunciato ormai da mesi. Nel post Twitter di CD Projekt Red possiamo leggere sia un comunicato ufficiale nel quale viene riportato che:

Ieri abbiamo scoperto di essere stati vittime di un attacco hacker, che ha compromesso alcuni dei nostri sistemi interni. Una persona non identificata è entrata nel nostro network, raccogliendo alcuni dati appartenenti al gruppo capitale, per poi lasciare una nota con un ricatto, che vi mostriamo in questo tweet. Sebbene alcuni dei nostri dispositivi siano criptati, i nostri backup sono al sicuro. Abbiamo già messo al sicuro la nostra infrastruttura informatica e stiamo procedendo al ripristino dei dati.

Non cederemo ai ricatti e non negozieremo con il fautore del colpo, consapevoli che i dati potrebbero essere pubblicati. Stiamo prendendo i necessari provvedimenti per prepararci a mitigare l’eventuale rilascio di quanto preso, contattando le aziende che potrebbero soffrirne in prima persona. Stiamo ancora indagando sull’incidente tuttavia al momento possiamo confermare – con quello che sappiamo – che nessuno dei dati degli utenti è stato rubato. Abbiamo già contattato le autorità competenti e collaboreremo con loro nelle indagini sull’incidente.

CD Projekt Red

Nella nota suddetta, invece, riportata anch’essa prontamente su Twitter, è sorta una minaccia accompagnata da una discutibile punteggiatura generale. La domanda fondamentale è: perché? Come mai tutto questo accanimento nei confronti di CD Projekt Red? Riflettendoci su, non si tratta della prima volta nella storia dei videogiochi in cui un prodotto non rispecchia le aspettative del grande pubblico, ispirando magari anche una forte delusione personale. Ma perché continuare a colpire questi ragazzi anche in seguito a tutte le scuse e ai rimborsi e alle giustificazioni varie? Può sul serio l’odio nei confronti di qualcosa spingerci a tanto?

Due elementi restano interessanti in questa situazione: il primo è quello soggettivo che ha spinto questa persona a un’azione del genere, quindi non affatto semplice nella realizzazione. Cosa vorrà? Quali sono le finalità pratiche di un’azione del genere? In base alle parole della nota rilasciata, parrebbe proprio che gli artefici del colpo non mirino soltanto a un guadagno personale ma anche a screditare, in toto, l’azienda, per “mostrare quanto terribile” essa sia. Presentare al mondo quindi qualcosa di interno che si conosce da dentro? L’altro punto interessante risiede nella scelta di CD Projekt Red di pubblicare apertamente tutto ciò. Questa resta senza dubbio una mossa estremamente rischiosa che, da una parte continua a far parlare di sé, disegnando anche una sorta di immagine pseudo-vittimistica, e dall’altra dà un’enorme visibilità all’atto stesso e a tutte le implicazioni negative ad esso legate. Perché pubblicizzare così tanto le proprie debolezze strutturali e sociali? Soltanto il tempo ci darà delle risposte in merito a un’azione così coraggiosa, forse fin troppo sfrontata.

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