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Cosa sta portando alla lenta e inesorabile morte di GameStop?

Difficoltà ad evolversi, investimenti sbagliati e impossibilità a risanare i debiti acquisiti. La situazione di GameStop allo stato attuale

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Che GameStop, il più grande rivenditore di videogiochi non se la stia passando bene negli ultimi anni, è cosa nota, ma se si cerca di far chiarezza su questo crollo scopriamo che le cause sono molteplici e colpiscono molti fianchi scoperti del colosso. Passare da un valore delle proprie azioni da 15$ a 5$ è sintomo che l’attacco diretto non viene più solo dal mercato del digitale, soluzione a cui sempre più persone decidono di intraprendere (anche per comodità e celerità). In mezzo a questo ci sono anche delle operazioni e degli investimenti non andati a buon fine da parte del colosso assieme all’incapacità – consapevole o no – di evolversi in questo particolare momento storico.

Altra causa di perdita è stato l’acquisto di catene Smartphone, quali Spring Mobile nel suolo statunitense, che nel momento del loro acquisto e attività in corso, nessuno di questi corner ha mai raggiunto lo standard di obiettivi di incasso, generando dal 2013, più di 800 milioni di dollari di debito.


Lo stesso debito che hanno accumulato è difficile da risanare, anche con aiuti bancari esterni, l’ignoto su cui verserà il futuro del gaming, come anche di future console che non supporteranno più unità disco, non contribuiscono ad avere una garanzia su cui poter risanare nel tempo i soldi persi.

Con la conferma che le prossime console Microsoft e Sony avranno ancora supporti fisici, in termini di tempo, GameStop ha circa sette anni per risanare il debito o almeno cercare di evolversi per il mercato futuro che sarà digitale e non.

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