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Crescendo – Recensione, il conflitto israelo-palestinese teso come una corda di violino

Fate musica, non la guerra
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Nel gergo musicale, il crescendo è un aumento di intensità nell’esecuzione di un brano, ma lo si usa comunemente anche per indicare un susseguirsi di azioni, sempre più intense, spesso in ambito militare. Crescendo, il nuovo film del regista israeliano Dror Zahavi, combina i due significati del termine narrando le tensioni socio-culturali causate dal conflitto israelo-palestinese dalla prospettiva di un’orchestra di musicisti, ispirandosi liberamente alla storia dietro la West Easter Divan Orchestra, ensemble internazionale composto unicamente da musicisti mediorientali.

Crescendo: una storia di pace e conflitto

Dopo decenni e decenni di schermaglie, la questione israelo-palestinese è oggi ben lontana da una risoluzione efficace del conflitto politico. Ma si tratta solo di una questione politica o anche sociale? In occasione di alcune trattative per la pace tra Palestina e Israele in Süd-Tirol, il maestro Eduard Sporck accetta, non senza scetticismo, di dirigere un’orchestra formata da israeliani e palestinesi che suoni per buon auspicio durante il vertice. Tuttavia, ci si renderà conto ben presto che è impossibile chiedere a dei giovani cui nazioni sono in guerra da decenni suonino per la pace senza che la desiderino per davvero.

Infatti, le rivalità di origini etniche e storiche si rivelano ben presto: Layla, una violinista palestinese determinata a raggiungere i suoi obiettivi, entra subito in conflitto con il violinista israeliano Ron, tra pregiudizi, stereotipi e complessi di superiorità. Sebbene il resto dell’orchestra si lasci guidare antagonismi simili, la speranza è l’ultima a morire: Porsche, giovanissimo clarinettista palestinese dall’innato talento musicale, e Shira, israeliana al corno francese, si sentono estranei a questo ambiente carico d’odio e troveranno nell’amore la soluzione al conflitto che attanaglia i loro popoli. Non si può combattere l’odio con l’odio; il maestro Sporck quindi si troverà a mediare ed educare al rispetto reciproco le due fazioni in cui è divisa l’orchestra, trascendendo il puro aspetto musicale e guidando esercizi che si avvicinano più alla terapia di gruppo.

In Crescendo, viviamo la storia tramite i punti di vista di Layla, Porsche e Sporck, mentre le rispettive sottotrame si intrecciano tra di loro verso il finale del film. Considerando che si tratta di una pellicola dalla durata inferiore alle due ore, la sensazione che si ha è che sia stata messa troppa carne al fuoco, il che impedisce di osservare davvero nel profondo nell’interiorità dei personaggi, che inoltre si presentano come abbastanza sterotipati. Ciononostante, è doveroso sottolineare come la bravura del cast di attori di provenienza israeliana e palestinese riesca a far perdonare queste falle nello story design: oltre a Mehdi Meskar, noto per Skam Italia, Sabrina Amalie, Daniel Donskoy, Peter Simonischek e tutti gli altri sorprendono per talento tanto cinematografico quanto musicale, specialmente nelle scene più intense, nelle quali hanno dovuto esprimere pensieri razzisti e discriminatori non in linea con il proprio pensiero.

La forza della musica 

Uno dei punti chiave dello storytelling di Crescendo è l’uso dell’espediente della narrazione in parallelo o in contrappunto: la delicatezza e l’espressività della musica suonata dagli strumentisti diventano così il sottofondo di bombardamenti, violenze e discriminazioni, a rimarcare le differenze della vita dei palestinesi e degli israeliani. La splendida colonna sonora, che include sia brani classici che composti ad hoc da Martin Stock, è eseguita in modo encomiabile dal cast di attori-musicisti e guida le nostre emozioni tanto nei momenti più critici quanto in quelli più distesi.

Lo stile di regia è piacevole e scorrevole, con una punta di indugio estetico nelle sessioni di prova dell’orchestra o delle diverse ambientazioni in cui è posto Crescendo. Sinergicamente al reparto di fotografia, che ha svolto un ottimo lavoro, Dror Zahavi ci accompagna nel cuore della Palestina, passando per gli stretti controlli al confine con l’Israele per poi portarci alle audizioni a Tel Aviv, concludendo con il ritiro dell’orchestra a Vitipeno, tra i monti del Süd-Tirol, rimarcando il contrasto tra le condizioni di vita nei diversi scenari.

Ciò che rende Crescendo una perla è il suo sistema di valori che lascia riflettere lo spettatore su questioni che trascendono dalle schermaglie politiche. Il tema della pace è il filo conduttore del film, avversato da una mentalità ben radicata nei personaggi, ma come si può raggiungere di fatto la pace se una fazione desidera solamente annientare quella avversaria, sulla base di pretesti e di colpe del passato? Qual è realmente la colpa di un discendente di coloro che commisero un crimine? Lo stesso maestro Sporck rivela di essere figlio di nazisti responsabili del lager di Birkenau, eppure è riuscito a superare il senso di colpa e a lavorare con degli ebrei, invitando i suoi allievi a fare altrettanto e mettere da parte le differenze per un obiettivo comune.

Nella sua semplicità, Crescendo è un film che tratta il tema del conflitto israelo-palestinese dalla prospettiva di un gruppo eterogeneo di ragazzi, divisi dal loro passato e dalle proprie ideologie.

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Recensione
  • Crescendo
    7.6Voto Finale

    Seppure con alcune sbavature sulla gestione del tempo e delle sottotrame, si tratta di un film dalla grande sensibilità artistica e politica, che non sostiene apertamente né l'una né l'altra fazione mettendone, al contrario, in evidenza le fratture. Crescendo è un film che andrebbe proiettato nelle scuole e in rassegne cinematografiche dedicate ai più giovani, poiché riesce a trattare un tema delicato in modo oculato e non banale, mettendo in risalto più le violenze psicologiche e l'odio diffuso che montagne di cadaveri post-bombardamento.

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