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Cyberpunk 2077: scopriamo insieme le origini di Johnny Silverhand

Dalla prima band alla guerra contro le Mega Corporazioni, uno sguardo al personaggio più controverso di Night City
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Ammettiamolo, si temeva che questo 10 dicembre non sarebbe mai arrivato. Una data attesa da anni per una pubblicazione che lascerà un’impronta importante nel mondo e nella storia del videogame. Ovviamente si sta parlando di Cyberpunk 2077, il gioco più atteso degli ultimi anni. Il figlio di CD Projekt RED sta scaldando le console e il PC di molti gamer, raccogliendo onori e critiche… ma questa è un’altra storia. Ora che le luci sono tutte puntate su questo incredibile titolo e Night City è diventata meta di esplorazioni e teatro di scontri, una figura in particolare ha attirato l’attenzione e la curiosità di molti. Esatto, proprio lui: Johnny Silverhand.

Parliamo di un personaggio importantissimo, che a tratti potrebbe essere considerato il vero protagonista di questo ambizioso progetto. Johnny Silverhand è rinato grazie a un’interpretazione da Oscar di Keanu Reeves, in una veste che ha convinto tutti. Ricordiamo con estremo piacere l’annuncio della sua presenza, una sorpresa del genere non capita di certo tutti i giorni. Ma chi è davvero Johnny Silverhand? Chi è quest’uomo impulsivo, diabolico, pronto a incendiare l’intera Night City?

Le origini

Per conoscere meglio Johnny Silverhand – e tutto l’universo di Cyberpunk – bisogna fare un tuffo nel passato e approdare agli anni ’80, precisamente nel 1988. In quell’anno uscì Cyberpunk 2013, il gioco di ruolo cartaceo firmato da Mike Pondsmith che rivoluzionò il mondo dei gdr, grazie a un nuovo sistema e a un’ambientazione mai vista prima. Dai mondi fantasy in cui eroi si lanciavano all’avventura si passò in una città tecnologica, futuristica e piegata dalla potenza delle Corporazioni. Uno scenario sinistro e per niente luminoso, nonostante tutti quei neon.

È proprio nelle vie di Night City che si incontra Johnny Silverhand, un artista rivoluzionario che ha fatto dei suoi ideali una vera e propria arma. Membro della famosa band Samurai fino al 2008, ha segnato una tappa fondamentale per la musica. Le sue canzoni sono dei veri e propri inni di libertà, dichiarazioni di guerra ai padroni e al Sistema opprimente. Una sorta di punk, uno spirito rock’n’roll figlio degli anni in cui è nato. Ed è proprio questa vena ribelle che decreterà la sua leggenda.

Johnny Silverhand

La prima versione di Johnny Silverhand, non vi ricorda un po’ David Bowie?

Come tutte le vere rockstar, l’ideale è più importante degli accordi che accompagnano i testi. Inizia così una spietata guerra contro le corporazioni. La Arasaka Corporation è il nemico giurato, il simbolo del potere da abbattere per vivere in una società equa e porre fine una volta per tutte alla Quarta Guerra delle Megacorporazioni. Decide di attaccare il grattacielo della Arasaka insieme a Morgan Blackhand, ma la realtà spesso è più forte dei sogni. Johnny Silverhand cade infatti sotto i colpi di Adam Smasher, mentre il grattacielo veniva demolito dal suo compagno con una carica nucleare. Da quel momento non si sa più nulla della tanto amata rockstar.

Johnny Silverhand è stato però anche una sorta di apripista verso il Cyberpunk: il gioco di ruolo cartaceo, che oggi vanta 3 versioni (2013, 2020 e la più recente Red, che funge da collegamento tra la seconda edizione e il videogioco), nelle prime due ha sempre avuto al suo interno una mini-campagna introduttiva chiamata Never Fade Away. Questo è anche il titolo di una canzone dei Samurai, band di Johnny, ed è il momento in cui ci viene permesso di conoscere il personaggio. Se infatti la trama di Cyberpunk 2077 può sembrare slegata e ben spiegata, ha radici molto a fondo nel gioco originale.

Il ritorno(?)

Arriviamo dunque nel 2077 dove per le strade di Night City ancora si ricorda la leggenda. Sui muri si legge il suo nome e qualcuno ascolta i vecchi dischi dei Samurai sperando in una rivoluzione, magari con il lieto fine. Chippin’in suona ancora forte, e quando si pensava ormai che tutto si fosse perso, ecco che il salvatore fa il suo ingresso. Johnny Silverhand ritorna nella mente di V, il protagonista di Cyberpunk 2077, ma il motivo è tutto da scoprire. Con Mr. Silverhand le cose non sono mai facili.

Johnny Silverhand

Eroe o villain?

Johnny Silverhand incarna tutte le “qualità” di un “eroe” del genere cyberpunk. Un individuo che riconosce l’oppressione esercitata da enormi società – spesso multinazionali – indifferenti allo stato in cui versa la popolazione. Un individuo che, spinto dai suoi ideali, combatterà con tutte le sue forze per stabilire un ordine diverso, dove l’organizzazione sociale consente una vita dignitosa. Per quanto riguarda il finale, si può intuire, non sempre tutto può essere roseo.

In un futuro dove sopravvivere è una sfida quotidiana, si assiste alla depravazione umana. Le questioni etiche o morali per il singolo vengono messe da parte per seguire i bisogni individuali. Il limite tra “buono” e “cattivo” diventa molto labile, quasi non si distinguono queste due dimensioni. Perché? Si deve sopravvivere a qualunque costo, ecco la realtà.

Johnny Silverhand

Scene di ordinaria amministrazione a Night City

Pensando a questo scenario viene facile pensare che il ribelle sia una sorta di eroe, un vero e proprio liberatore come detto in precedenza. E la figura di Johnny Silverhand è stata proprio questo per diversi anni nei cuori e nelle menti degli abitanti di Night City, un uomo capace di convincere il popolo a lottare. Un martire, vista la fine che pare abbia fatto dopo l’esplosione nucleare in cui è stato coinvolto. Quanto però è rimasto nella leggenda e quanto nella realtà? Johnny Silverhand è un uomo impulsivo, appare talvolta irrazionale e irresponsabile. Si sa che è un tipo che si muove sempre sul “filo del rasoio“. Le sue azioni, per quanto nobili, hanno delle conseguenze che lasciano discutere.

Avevamo davvero bisogno di un personaggio come Johnny Silverhand? Sì, perché con lui si può vivere il cyberpunk in maniera autentica, con l’adrenalina che solo un rocker può dare. Sì, perché riesce a coniugare quella visione romantica della ribellione e la decadenza di un futuro non così lontano, in fondo il 2077 è “vicino”. E sì, avevamo bisogno di Johnny Silverhand perché dimostra – a modo suo – quanto gli ideali siano in grado di smuovere la terra. Lui non lo scriverebbe solo sui social.

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