Danganronpa V3: Killing Harmony Recensione

Danganronpa V3: Killing Harmony Recensione

Non è certo una novità, le visual novel nel nostro continente non sono proprio il genere videoludico più apprezzato o seguito: vuoi per...


Non è certo una novità, le visual novel nel nostro continente non sono proprio il genere videoludico più apprezzato o seguito: vuoi per l’essenza di questi titoli che si presta maggiormente alle console portatili, vuoi per la mole gigantesca di testi da leggere (quasi sempre in inglese), vuoi perché in questi titoli a fare da protagonista è sempre la narrazione stessa, e di “azione” ce n’è ben poca. A spaccare dunque le barriere dell’appeal europeo e italiano ci sono stati veramente pochi titoli, e ancora meno sono riusciti a lasciare un segno. La serie di Danganronpa è proprio tra queste, che con la sua peculiare e macabra narrazione riesce a tenere incollati i giocatori allo schermo. Spike Chunsoft e la ormai veterana NIS America ci hanno riprovato, ed anche Danganronpa V3: Killing Harmony si presenta in Europa, con il ritorno dell’orsetto diabolico MonoKuma e del suo “immorale” Killing Game. Chi sono stavolta i partecipanti? Ma soprattutto, chi sopravvivrà?

Rise And Shine Ursine!

Danganronpa V3: Killing Harmony ci vedrà iniziare nei panni di Kaede Akamatsu che, svegliatasi nell’armadietto di una stranissima classe, non ricorda nulla di ciò che è accaduto prima di quel momento. Questo fino a quando un’altro ragazzo, Shuichi Saihara, uscirà fuori dall’armadietto accanto al suo, e si ricorderanno di essere stati rapiti da ignoti. Dopo una piccola scena che non vi narreremo per evitare spoiler, scopriremo che nella scuola sono presenti oltre a loro altri 14 ragazzi, tutti studenti, e tutti quanti per un motivo ben preciso. I 16 ragazzi sono infatti degli Ultimate, ovvero degli studenti che eccellono in determinati campi, tanto da essere anche supportati dalle istituzioni stesse: per esempio ci troveremo davanti all’Ultimate Inventor, l’Ultimate Anthropologist, l’Ultimate Tennis Pro, ma anche altri “meno convenzionali” come l’Ultimate Robot o l’Ultimate Magician. Kaede e Shuichi, i primi ragazzi che abbiamo conosciuto, sono rispettivamente l’Ultimate Pianist e l’Ultimate Detective. Ma perché questi brillanti giovani sono stati rapiti? E da chi?

Danganronpa V3: Killing Harmony

La cattiveria vera, che sprizza da tutti i peli metallici

Esatto, il terribile MonoKuma, il diabolico orsetto robot! A supportarlo e ad accompagnarlo, ci sono anche i suoi 5 figlioli, i Monokubs. Lo scopo sarà chiaro già da subito a coloro che conoscono la serie e sarà intuibile già da subito anche a chi si approccia a Danganronpa per la prima volta, ma il macabro annuncio riesce sempre e comunque ad avere il suo fascino. MonoKuma ha “gentilmente riunito” i ragazzi nella “Ultimate Academy for Gifted Juveniles” per partecipare ad un macabro killing game! Il regolamento è semplice, sopravvivere, ma non essere scoperto da nessuno se si commette un omicidio. Se il colpevole viene scoperto tramite votazione durante il “Class Trial”, egli sarà punito… già, un’esecuzione; se egli invece riuscirà a non farsi scoprire dal resto del gruppo, tutti gli altri saranno giustiziati. L’intera trama del gioco si svolgerà con un susseguirsi incredibile di colpi di scena, ipotesi plausibili stroncate, e verità sotto gli occhi di tutti che semplicemente riescono a passare inosservate. Il lavoro di Spike Chunsoft sulla narrazione di Danganronpa V3, sui tempi scenici, e soprattutto sulla caratterizzazione di ogni singolo personaggio, è stato a dir poco da applausi, fornendo un plot e degli eventi che per quanto longevi riescono a tenere incollati allo schermo i giocatori. Ovviamente anche la componente comica riesce a tenere banco, e ad alternare i temi decisamente più tesi dell’intera opera: questo è possibile non solo grazie ad alcune situazioni create dai personaggi stessi, ma anche grazie agli antagonisti, che brillando di luce propria animano in modo tutto loro la scena, anche con piccole e simpatiche gag, o citazioni di brand famosi e non solo.

Vita da scolari

Le fasi di gioco che si susseguiranno sono molte, e non sempre lo faranno con lo stesso ordine. Durante la “daily life” ad esempio potremo vagare per la scuola, parlare con i nostri compagni di sventura, cercare dei mini Monokuma collezionabili, ma anche andare nel negozio della scuola per ottenere dei regali da dare loro (se decideremo di passare parte della giornata in loro compagnia). In particolare quest’ultima cosa sarà molto importante, perché stringendo rapporti con essi sarà possibile accumulare dei frammenti di cristallo che potremo spendere per “semplificarci la vita” durante le class trial. Le fasi di racconto saranno spesso intervallate da spostamenti tra una stanza e l’altra, durante i quali potremo anche raccogliere delle monete utili per acquistare i regali citati. In ogni caso, vi ricordiamo che Danganronpa V3: Killing Harmony è una visual novel, e dunque molto del gioco starà nel leggere lunghi dialoghi in inglese (si la localizzazione Europea è limitata solo a doppiaggi e testi in inglese, in aggiunta alla lingua originale), armatevi perciò di pazienza e tempo da dedicarvi. L’intera esperienza di gioco vi impegnerà intorno alle trenta ore.

Danganronpa V3: Killing Harmony

La linea che divide momenti divertenti ed inquietanti è davvero sottile…

La parte che però in ogni capitolo riuscirà a tirar fuori il meglio da Danganronpa V3: Killing Harmony è la già citata “Class Trial”. In questa particolare fase, che si svolgerà poco dopo il ritrovamento di un cadavere da tre o più persone, tutti i ragazzi sopravvissuti si riuniranno in tribunale speciale, dove con un susseguirsi di minigiochi (alcuni classici, come i proiettili della verità per confutare le frasi altrui) verranno esposte le versioni dei personaggi, per poi far votare loro chi pensano sia il colpevole. In alcuni casi ci basterà semplicemente essere stati attenti a tutti gli avvenimenti che ci sono stati durante la storia, in altre fasi più concitate invece ci troveremo anche a dover ascoltare tre persone contemporaneamente, oppure a scontrarci faccia a faccia con un singolo opponent. E’ proprio in questa fase che tutto ciò che accade viene a galla, creando molteplici dubbi nella mente dei giocatori, e con capovolgimenti di fronte allucinanti, con tanto di clamorosi plot twist. I minigiochi che ci impegneranno non saranno solo verbali, ma metteranno alla prova anche le nostre abilità, i nostri riflessi (si, ci sono anche parti stile rhytm-game), e le nostre capacità di ricostruzione. E dopo la votazione? Lasciamo a voi scoprirlo…

danganronpa V3: Killing Harmony

Tensione alle stelle e idee più confuse che mai. Le Class Trial sono senza dubbio la parte più avvincente del titolo

So Long, Bear-Well!

A livello tecnico Danganronpa V3: Killing Harmony non presenta grossi difetti, se non un miglioramento buono di dettagli e texture, che però poteva aspirare a qualcosa di più nell’anno 2017. Buona la gestione della telecamera nelle stanze, che anche se limitata, ci da quella prospettiva a metà tra le 2 e le 3 dimensioni che ci permette di tenerla d’occhio per intero senza sforzi. Sufficienti e senza pretese le fasi di esplorazione. La scelta e lo stile delle location e del character design sono comunque adatte e inquietanti allo stesso tempo, con molti elementi a dir poco strambi, e altri che di primo acchito si direbbero inseriti a caso… e che poi pian piano troveranno un malsano senso. In questo gioco è dunque tutto al suo posto, e grazie anche ad una feature che ci permetterà di salvare i nostri progressi praticamente in ogni momento, anche la pesantezza del “finire per forza” alcune scene prima di staccarsi dalla console viene meno. Certo, in molti casi potrebbe capitare (specialmente se deciderete di giocare con la difficoltà massima) di ricorrere al “trial and error”, e semplicemente riprendere il gioco dalla stessa scena, disperdendo in qualche modo tutta la tensione accumulata durante le varie fasi precedenti della Class Trial: un vero peccato, perché vanifica molto il senso del game over. La colonna sonora è splendida ed inquietante, riprendendo alcune tracce classiche della serie, ma anche molte altre del tutto nuove. Queste andranno ad accompagnare un doppiaggio originale sempre buono, e un caratterizzatissimo doppiaggio in inglese, uno dei migliori proposti fin ora dai titoli targati NIS America.

Modus Operandi: questa recensione è stata redatta basandosi sulla versione PlayStation 4 del titolo, dopo aver terminato interamente l’esperienza di gioco.

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