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Dollhouse – Recensione del cupo horror game di Creazn Studio

Il gioco del gatto e del topo si tinge di noir nel nuovo titolo dello studio indipendente di Toronto
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È disponibile per PlayStation 4 e PC Dollhouse, una nuova avventura a base di presenze inquietanti e atmosfere da horror thriller. Sviluppato dallo studio indipendente Creazn Studio e distribuito da Soedesco, incuriosisce fin da subito grazie all’impronta stile anni ’50 abilmente mescolata a musiche e atmosfere inquietanti. Purtroppo risente molto di parecchie criticità che mettono a dura prova l’esperienza di gioco. Dopo la prova su Playstation 4 proviamo ad analizzare i punti di forza e i difetti di questo nuovo gioco indie.

Ricostruire il film

Ambientato negli anni ’50, Dollhouse si ispira a una storia vera (come ci viene spiegato nei titoli iniziali) per calarci nei panni di Marie, una famosa detective che però non ricorda nulla del proprio passato ed è perseguitata da un’entità inquietante che cerca di ucciderla. La storia di Marie viene raccontata solo attraverso i ricordi che il giocatore riesce a recuperare, al fine di ricostruire i filmati che permetteranno alla detective di dipanare il groviglio misterioso della sua memoria. L’obiettivo principale di ogni stage sarà appunto quello di recuperare delle particolari bobine di film che contengono spezzoni della memoria di Marie.

Queste bobine permettono anche l’accesso alla stanza del puzzle, dove dovremo risolvere un enigma che ci permetterà di raggiungere l’uscita dello schema. Trovare l’uscita non è certo facile, poiché i livelli vengono costruiti in maniera procedurale dal sistema, di modo che a ogni run il giocatore si ritrovi in un ambiente totalmente diverso. Nel mentre dovremo trovare un’infinità di collezionabili, come nastri audio, pile per la torcia, kit di riparazione, scritte sui muri, chiavi e gessetti per segnare il percorso. In pratica ci aggireremo tra i corridoi della memoria di Marie alla ricerca di tutti questi oggetti, sapendo che dietro ad ogni angolo potrebbe nascondersi la nostra assassina.

I corridoi sono zeppi di spettrali manichini, i quali non aspettano altro che gli voltiamo le spalle per seguirci di soppiatto e talvolta assestarci qualche coltellata. Basterà un flash con la torcia a nostra disposizione (non avremo infatti nessun tipo di arma) per toglierli di mezzo. Ben diverso sarà l’incontro con l’entità che ci da la caccia: l’unica opzione sarà scappare o essere uccisi. Per evitare di incappare nel killer che ci insegue potremo sfruttare la funzione focus, che ci permette di guardare attraverso i suoi occhi e scoprire dove si nasconde. Tutto questo è condito con un buon comparto musicale che terrà alta la tensione durante la nostra avventura. Gradevole l’idea alla base della modalità multigiocatore, in cui 8 giocatori si sfidano ricoprendo contemporaneamente il ruolo di preda e cacciatore.

Camminare nel buio

Come in ogni buon film horror l’eroina di Dollhouse deve arrancare attraverso bui corridoi, ma purtroppo per noi qui iniziano le note dolenti. La scarsa luminosità degli ambienti e certamente giustificabile dal tema del gioco, se non fosse che gli sviluppatori hanno scelto di realizzare ambienti davvero poco caratterizzati, con scarsa attenzione ai dettagli e “colorando” il tutto coi toni del bianco e nero. Dopo pochi minuti di gioco la vista si affatica notevolmente e diventa davvero faticoso proseguire senza ricorrere a pause per salvarci dalla cecità.

Ulteriore difetto legato all’impatto visivo è senz’altro la veste grafica. Complice una bassissima densità poligonale e una scarsa attenzione al dettaglio, ci ritroviamo di fronte a un titolo che sembra uscito dall’era ormai lontana della vecchie generazioni di console. I pixel sono sgranati e gli stessi movimenti dei personaggi sono estremamente legnosi e per nulla in sintonia con l’ambiente di gioco. Il comparto audio si salva grazie alle musiche e ai doppiaggi originali ben realizzati, anche se purtroppo la traduzione italiana non è sempre completa e alquanto grossolana nei menù.

Dopo qualche ora a vagare nel buio e a raccogliere oggetti inizia a farsi sentire il maggiore dei difetti di Dollhouse: la noia. Una volta superati i primi jump scare regalati dai manichini e dal nostro inseguitore, gli schemi si caratterizzano in un ripetersi delle medesime azioni, indipendentemente dal fatto che le sei mappe in cui ci troviamo siano state generate casualmente. Queste ripetizioni, di fatto, ammazzano il gameplay e presto si perde la voglia di procedere alla scoperta del passato di Marie. I comandi del controller rispondono lentamente generando un susseguirsi di lag. Di frequente abbiamo assistito a odiosi glitch degli oggetti che comparivano davanti a noi senza che fossero visibili fino a pochi secondi prima. Dollhouse

Dollhouse: speranze tradite

Dobbiamo ammettere che ci aspettavamo di più da Dollhouse. Purtroppo i difetti che vi abbiamo elencato ci hanno distolto completamente dall’idea alla base del titolo, prendendo il sopravvento su alcune idee interessanti in fatto di storytelling e sulle atmosfere da noir e survival horror. Il risultato finale ha troppo l’aspetto di una realizzazione raffazzonata e non all’altezza del genere di gioco rappresentato.

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Recensione
  • Dollhouse
    5Voto Finale

    Dollhouse spreca con un gameplay povero e ripetitivo le idee alla base di quello che poteva essere un survival horror coinvolgente e originale, ma che si rivela presto essere un gioco noioso. Le atmosfere noir anni '50 e l'ottimo comparto audio non bastano a salvare una realizzazione grafica insoddisfacente e nel complesso troppo buia anche per un titolo horror.

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