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Don’t Be Afraid: The First Toy – Anteprima di un intrigante horror

Abbiamo giocato alla demo di Don't Be Afraid e queste sono le nostre impressioni sul titolo
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Quando si tratta di titoli horror in prima persona sviluppati da studi indipendenti, è sempre difficile trovare qualcosa che valga veramente la pena giocare. È infatti piuttosto facile entrare in contatto con tanti prodotti molto simili, tante volte addirittura identici, sia per quanto riguarda la struttura ludica, che per la trama, la quale solitamente si traduce in una misteriosa creatura che insegue il giocatore. Non sembra essere questo, per fortuna, il caso di Don’t Be Afraid, nuovo titolo horror sviluppato da Broken Arrow Games e pubblicato da Hydra Games SA – con uscita prevista per il 1° ottobre 2020 – che potrebbe avere le carte in regola per differenziarsi da tutti i titoli del genere, soprattutto per quanto riguarda il concept.

Abbiamo avuto modo di giocare ad una demo prequel di Don’t Be Afraid, intitolata The First Toy, che in circa mezz’ora è riuscita a darci un’idea di quello che sarà il gioco, mettendoci nei panni di un bambino che si ritrova intrappolato in uno scantinato. Infatti è proprio questa la particolarità del titolo: il protagonista è un ragazzino di 11 anni!

Don't Be Afraid The First ToyScappare nei panni di un bambino

Don’t Be Afraid – The First Toy pone il giocatore in una situazione piuttosto inusuale e davvero macabra: il protagonista Jamie, un innocente bambino, si risveglia all’interno di una gigantesca scatola per bambole, posta all’interno di una stanza chiusa. Ad “accoglierlo” è un uomo dalla voce maniacale e col volto coperto da una spaventosa maschera, con evidenti disturbi psicologici. A quel punto, non è difficile capire cosa sia successo: Jamie è stato rapito da uno psicopatico che lo ha chiuso, senza alcun remore, in uno scantinato. Il bambino deve quindi cercare un modo di fuggire, ma non sarà affatto semplice.

Mettere il giocatore nei panni di un bambino non è un’idea completamente nuova: anche all’interno del genere horror, ricordiamo infatti Lucius, indie del 2012 in cui si impersonava un bambino. La differenza tra i due titoli è però che, al contrario di quanto accadeva in Lucius, in cui il protagonista era sì un ragazzino ma aveva dalla sua diversi poteri, questa volta impersoneremo i panni di un piccolo indifeso che non sa combattere, non ha alcuna particolare abilità e, addirittura, non può avventurarsi in zone troppe buie perché ha paura. Questo permette il crearsi di un’atmosfera spaventosa, angosciante, che va via via crescendo e che siamo sicuri sarà ulteriormente ampliata nel gioco completo. È quindi ovvio che, almeno per quanto riguarda la trama e il concept, questa demo ci abbia decisamente convinto.

Non avere paura

In termini puramente ludici Don’t Be Afraid – The First Toy non si differenzia poi molto dagli horror in prima persona a cui siamo abituati. Il protagonista deve infatti cercare un modo di uscire e per fare ciò dovrà risolvere diversi enigmi che gli si pareranno innanzi; la solita porta, i soliti oggetti da raccogliere per poter ottenere la solita chiave. Quindi davvero niente di nuovo sotto questo punto di vista, ma speriamo vivamente che nel gioco finale vengano introdotti puzzle più complessi e meno banali. Interessanti invece i jumpscare, che utilizzando la tecnica dei manichini – i quali cambiano posizione solo nel momento in cui il giocatore è girato di spalle – riescono a offrire sempre il giusto senso d’ansia.

Parlando brevemente del comparto tecnico, su cui ovviamente evitiamo di esprimerci approfonditamente prima della release finale, abbiamo trovato alcune imperfezioni, sia per quanto riguarda le texture che per le animazioni. Carini, ma non eccezionali, alcuni riflessi e giochi di luce. Un plauso va inoltre fatto al level design, che ci è sembrato parecchio azzeccato e perfettamente in linea col gameplay (ricollegandosi alla tecnica dei manichini utilizzati per i jumpscare). Peccato per il doppiaggio del villain principale, davvero sottotono e che porta in scena una pessima recitazione. Va inoltre segnalato che il titolo è completamente in inglese e non sono presenti i sottotitoli in lingua italiana.

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