Dopesick - Dichiarazione Di Dipendenza - Recensione, il caso dell'Oxycontin

Dopesick – Dichiarazione Di Dipendenza – Recensione, il caso dell’Oxycontin

Ecco la recensione della miniserie uscita su Disney+ Dopesick - Dichiarazione di Dipendenza, che si adopera a raccontare la crisi degli oppioidi.

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Nel catalogo di Disney+ che settimanalmente cerca di rimpolparsi di nuovi ed entusiasmanti progetti dedicati ad una vasta tipologia di pubblico, tra questi sicuramente spicca Dopesick – Dichiarazione Di Dipendenza – di cui vi presentiamo la nostra recensione – miniserie che si addentra nella vicenda della vendita e distribuzione dell’Oxycontin sul suolo degli Stati Uniti, delle relative bugie attorno i casi di dipendenza e la crisi di oppioidi che ha colpito il paese, causando la morte di migliaia e migliaia di persone.

La pillola di Dopesick

La miniserie di Danny Strong si pone obiettivi non sovradimensionati, cercando di arrivare subito al nocciolo della questione partendo, come capita nella semplicistica esposizione dei fatti, dalla fine: un’aula di tribunale, un processo ostico a cui oltre all’esposizione dei numeri – vendita, decessi e giro di colpe – si alternano gli stati d’animo di alcuni personaggi chiave, come quello di Michael Keaton, medico di una cittadina di periferia dove gli abitanti vivono del lavoro locale – quello nelle miniere – ai quali, a causa del duro lavoro, somministrava l’Oxycontin – pensando di fare del bene – assuefatto dalle menzogne dei promoter della Purdue Pharma. Un contraccolpo emotivo, che è l’incipit per mostrarci come ha avuto inizio la crisi di oppioidi che dalla fine degli anni 90 tiene sotto scacco chiunque soffri di dipendenza da farmaci o droghe leggere.

Nonostante la natura strettamente didascalica degli eventi, la serie cerca non solo di raccontare la scalata al potere della Purdue e relativa crisi sul paese, il tutto mentre DEA e un manipolo di coraggiosi avvocati cercano di inchiodare la crescita esponenziale della casa farmaceutica, bensì si concentra anche sulle modalità di espansione di questi oppioidi: come hanno avuto il via libera dall’agenzia di controllo dei farmaci? Perché le maggiori dosi venivano elargite nelle periferie e fuori dalle metropoli o grandi città?

dopesick recensione

Ricatti, manipolazione e vendite

Per quanto sia una storia ricostruibile per chiunque di noi, adoperandosi nelle classiche e mirate ricerche di informazioni, Dopesickcome già detto in questa recensione – punta l’attenzione su alcuni snodi cruciali. Tra questi c’è la “creazione” di un sintomo a cui associare la prescrizione della medicina. In un contesto odierno dove c’è molta sfiducia verso le Big Pharma, la serie si prefigge l’interesse di esporre quanto il potere della casa farmaceutica sia stato predominante tanto da riuscire a creare nell’opinione generale, quanto nel campo dei medici, un nuovo sintomo da zero, associato alle classiche scale di quantificazione del dolore: maggiore esso è, maggiore sarà la dose di Oxycontin da somministrare.

A questo si associa anche la natura dell’espandersi a macchia d’olio di questo farmaco: perché ha avuto “successo” fuori dai grande centri abitati? Presto detto: nelle periferie si esercitano i lavori più faticosi: allevamento, miniere, campi di taglio, tutte attività che richiedono ingente uso di forza fisica, situazioni dove i medici di questi paesi tengono alla vita dei propri pazienti e da qui, il palesarsi della grande menzogna, dove i medici prescrivono Oxycontin a macchia d’olio pensando di fare del bene, per poi condannare senza mezzi termini tutte quelle persone, tra crisi di dipendenza e attacchi fatali.

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Un vincitore, come spesso capita, non c’è, giacché la crisi degli oppioidi è un iceberg, e la punta è rappresentata proprio da Dopesick, serie di gran respiro e raffinatezza, interpretata magistralmente da un cast di attori a supporto di una pagina di storia americana tra le più brutte, che continua ancora oggi a mietere vittime.

Ottimo il ritmo narrativo, come le stesse interpretazioni dove si segnala il sempre ottimo Michael Keaton nei panni di uno dei tanti medici che prima incoraggiavano l’assunzione del farmaco, per poi trovarsi dall’altra parte della barricata. Inoltre ci sentiamo dk segnalare l’interpretazione di Michael Stuhlbarg nei panni di Richard Sackler, uomo a capo della Durpue, che regala una qualità altalenante più per demeriti di scrittura che di interpretazione: Sackler appare infatti come un uomo saccente ed etereo, niente scalfisce quella corazza di solide convinzioni anche quando è palese delle scelte scellerate che sta attuando, decretando la morte silenziosa di migliaia di persone nel mondo. Alla fine tutto si riassume con la voglia di avere un’influenza planetaria, vendere ovunque e dunque possedere idealmente il mondo. Se almeno una famiglia su quattro di tutto il globo utilizzerà il suo farmaco, sarà come essere materialmente nelle casa di tutto il mondo. Al termine di questa recensione ci sentiamo di dire che Dopesick è la soluzione narrativa degna di un villain di cinecomics a cui manca la freddezza della follia che sicuramente ha attraversato la testa del vero Sackler.

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Recensione
  • Dopesick - Dichiarazione di Dipendenza
    8Voto Finale

    Una serie ben scritta e interpretata che si espande più sul ragionamento dei temi proposti, piuttosto che creare un vero e proprio spettacolo. Questo non vuol dire che sia fuori dalla fruibilità dello spettatore, anzi lo getta dentro l'evento e gli pone davanti tutti i cavilli emotivi che hanno attraversato alcune personalità nelle vicende reali.

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