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Dragon Quest XI S: Echi di Un’Era Perduta – Recensione, la leggenda sbarca su Nintendo Switch

Square Enix converte la sua opera per la console ibrida di casa Nintendo
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Quella di Dragon Quest storicamente è sempre stata una saga che riusciva ad unire tantissimi fan e, proprio per questo motivo, sempre al centro di mille attenzioni. Dragon Quest XI: Echi di un’era Perduta è il capitolo più recente della serie, rilasciato relativamente da poco su console, e che ora vede aggiunta una S al titolo, per mettere ben in chiaro che la versione convertita su Nintendo Switch è qualcosa in più del gioco base. Infatti, avrete tante piccole chicche che andranno ad ampliare, anche se non di molto, l’esperienza di gioco, migliorando anche alcune meccaniche che nelle altre versioni rendono la fruizione dell’opera non perfettamente sincronizzata con altre esperienze concorrenti. Tuttavia, il fascino della saga del drago resta eterno, tanto che non ci è costato nulla perdonare qualche piccolo difetto che adesso, per la gioia degli appassionati della grande N, è stato limato, dando vita ha una versione ancora più completa del prodotto finale.

Dove ci eravamo lasciati 

Ovviamente non serve girarci intorno, l’arco narrativo del gioco è rimasto invariato, dunque se cercate una storia accattivante, longeva e appassionante, avrete pane per i vostri denti. Come da tradizione nella saga, anche in Dragon Quest XI: Echi di un’era Perduta potrete personalizzare il nome del protagonista. Anche la scintilla che fa partire la storia resta molto classico, ma man mano che progredirete prenderà delle pieghe inaspettate. Il vostro eroe appena nato ha già un peso enorme sulle spalle, visto che il simbolo sulla sua mano è inconfondibile per tutti gli abitanti del regno: lui è il lucente, il ragazzo che sconfiggerà l’oscurità e riporterà la pace su Alboria. Poche aspettative sul nascituro insomma, che già quella sera stessa si troverà in bilico tra la vita e la morte.

Il castello viene invaso dai mostri, lui viene portato in salvo per miracolo grazie al sacrificio dei genitori. Il piccolo verrà trovato da un semplice contadino, che lo farà crescere lontano da tutto questo dolore. Ovviamente però una volta cresciuto, il destino verrà a bussare alla sua porta: quello per lui sarà l’inizio di una grande avventura che dividerà con i compagni che man mano si uniranno a lui in questa lotta contro il male. I comprimari non sono banali, il loro carattere si mischia bene e pian piano imparerete a conoscere anche il loro background, approfondendone storia e origini.

Sebbene, come detto in apertura, le basi della storia non si discostano tanto da una narrazione classica, vi possiamo assicurare che man mano che andrete avanti la trama si svilupperà in modo tentacolare sotto i vostri occhi. Dragon Quest XI: Echi di un’era Perduta sa ben mischiare eventi tragici a attimi di umorismo tipico del brand, senza mai esagerare e tenendo ben a mente il suo focus primario: essere un’esperienza progressiva che faccia sentire il giocatore al centro di un’odissea, un viaggio intimo alla scoperta di qualcosa di ben più grande di noi. Il titolo non si concentra solo sulla storia però, infatti vi potrete dedicare anche a un ricco end game pieno di attività secondarie come missioni, minigiochi, boss segreti e davvero tanto altro.

Una via di mezzo 

Dragon Quest storicamente è un JRPG a turni di stampo classico, e questo capitolo non fa eccezione tranne per una piccola modifica: questa volta i vari personaggi non aspetteranno più totalmente immobili il loro turno, ma i giocatori potranno scegliere di avvalersi di una modalità opzionale chiamata “Movimento Libero“,ovvero la possibilità di spostare i propri eroi a piacimento all’interno di  un area limitata. La scelta di fruire o meno di questa opzione non influisce minimamente sull’esito dello scontro, dunque tutto si concentra più sul gusto dell’utente. Anche la gestione del party è stata totalmente modificata: adesso potrete dare degli ordini specifici alla squadra, facendoli agire in totale autonomia. Contrariamente a questo però se volete scegliere da soli ogni singola mossa, potrete farlo, così da avere la situazione sotto controllo in qualsiasi momento.

Anche nelle lotte non troverete nessuna differenza rispetto alle altre versioni del titolo, quindi anche qui la modalità Pimpante sostituisce la tensione. Questo bonus vi aiuterà a concatenare mosse devastanti con gli altri membri del party e sarà in grado di ribaltare le sorti dello scontro se sfruttata al massimo. In grande stile Dragon Quest propone ai suoi fan la Griglia delle Abilità, dove riuscirete a specializzare un personaggio a una determinata classe o fargli ottenere skill particolari. Questa viene rappresenta da una serie di pannelli che si sbloccano pian piano grazie all’ausilio di punti abilità, ottenibili incrementando il livello di ogni singolo personaggio. Ogni protagonista può essere equipaggiato con tre diversi tipi di armi, ma la scelta finale su quale scegliere spetta sempre a voi. Non sperperate i punti abilità, ponderate le vostre decisioni prima di spenderli.

L’esplorazione delle diverse aree è stata gestita attraverso l’uso del cavallo, ma che tuttavia non potrà accompagnarvi all’interno di determinati dungeon. Gli accampamenti disseminati in tutto il mondo di gioco saranno le vostre zone di riposo, dove potrete riacquistare le forze e concedervi una sosta più che meritata tra un combattimento e l’altro. Sostanzialmente si tratta dei falò di Dark Souls, sparsi tra le varie aree.

Cosa cambia 

In apertura vi abbiamo raccontato che questa versione per Nintendo Switch portava con sé alcune migliorie che incrementavano l’esperienza di gioco, è arrivato dunque il momento di esaminarle. L’aggiunta complessiva sono oltre 30 ore di contenuti inediti, farciti da missioni secondarie e un sostanziale incremento nella scoperta della lore dell’universo di gioco. A tutto questo aggiungete anche la possibilità di giocare al titolo il 16 bit, un bel tuffo nel passato per tutti i giocatori più grandi. Migliorata anche la fluidità di alcune meccaniche, che andranno sicuramente a snellire la vostra esperienza: un esempio può essere la possibilità di chiamare il cavallo in un punto qualsiasi, senza essere obbligati a suonare la campana degli accampamenti.

A livello tecnico il titolo ha retto l’urto legato al passaggio su Nintendo Switch: non immaginatevi l’identica qualità della versione PlayStation 4 ma, poco ma sicuro, non possiamo lamentarci. In modalità portatile il titolo ha l’immagine, soprattutto per gli ambienti in lontananza, non particolarmente chiara e nitida, ma il risultato resta sorprendente. Il sonoro grazie alle sue musiche riescono a far viaggiare il giocatore con la mente, il frame rate ci è sembrato abbastanza stabile e le piccole sbavature non hanno assolutamente minato l’esperienza di gioco.

In conclusione Dragon Quest XI S: Echi di un’era perduta è una grande occasione per i fan Nintendo di recuperare una perla videludica, un grande gioco che i fan dei JRPG ameranno sicuramente. I contenuti inediti non fanno altro che incrementare fluidità e longevità, tutte cose che già da sole basterebbero per farvi correre a comprare il gioco. Se siete appassionati della saga e non avete avuto modo di fruire del titolo Square Enix questa è la vostra occasione, così come per i possessori di Nintendo Switch, l’undicesimo capitolo della saga del drago non deve assolutamente mancare dalle vostre librerie multimediali.

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Recensione
  • Dragon Quest XI S: Echi di Un'Era Perduta
    9Voto Finale

    Dragon Quest XI S: Echi di un'era Perduta è tutto quello che i fan degli JRPG sognavano. Le modifiche per Nintendo Switch non fanno altro che incrementare la longevità e la fludità dell'esperienza, con un risultato davvero ottimo.


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