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Final Fantasy XVI: rivoluzione o fallimento?

Il punto sulla questione legata alla sedicesima fantasia finale

Inaspettato, ma nemmeno troppo, Final Fantasy XVI si è rivelato al pubblico durante lo scorso evento in live streamingPlayStation 5 showcase“, e lo ha fatto con un trailer di ben 4 minuti. Il video ha da subito suscitato la meraviglia e lo sgomento del pubblico, e i pochi nomi a lavoro su questo progetto hanno fatto parlare forse ancor più del trailer stesso. Ma procediamo con ordine. Ripercorriamo insieme questo trailer analizzandone i punti salienti, per poi scavare insieme in ciò che è stata la reazione globale, i perché e i percome di un viaggio appena agli inizi.

Analisi del trailer: dubbi e richiami dal “passato”

Inizia il trailer con un falò, dove vediamo i primi personaggi. Chi conosce Final Fantasy ha già capito che si tratta di qualcosa che riguarda la saga dalla doppia F. Dei cavalieri stanno parlando di una missione, e dal character design possiamo già intuire che il tanto detestato (per colpe spesso non sue) Tetsuya Nomura non ha firmato questo gioco. Primo piano di quello che sembra il capo di questo gruppo. Ricorda decisamente Cor Leonis di FF XV… e qui alcuni di noi hanno già alzato leggermente il sopracciglio. E a proposito del quindicesimo capitolo della saga in questione, l’engine usato è senza dubbio il Luminous Engine. Ma andiamo avanti. Lo stile delle armature e delle armi, ricorda moltissimo un altro titolo Square Enix: The Last Remnant. Scopriremo in seguito che il director di FF XVI è proprio Hiroshi Takai, lo stesso nome che ha firmato il titolo X-Box appena citato.

Il gruppo parla di una missione, trovare ed eliminare una donna, una “Dominant”, che i sottotitoli ufficiali ci indicano come “Araldo”.
Gli “Araldi” non sono altro che persone che fungono apparentemente da catalizzatori per l’evocazione degli Eikon, altro modo di chiamare le evocazioni tipiche della saga di Final Fantasy. Eikon è un nome che abbiamo già sentito in passato, è infatti un nome alternativo in cui una particolare tribù chiama i Primal, le evocazioni di Final Fantasy XIV.

Segue una battaglia e vediamo dei guerrieri con vesti e armi che ci rimandano subito all’immaginario sui popoli nomadi del deserto. Questi guerrieri combattono cavalcando dei Chocobo. Ormai ogni dubbio è dissipato: abbiamo davanti un Final Fantasy… ma stiamo guardando in diretta e non sappiamo ancora QUALE Final Fantasy. Nella battaglia compare Shiva, divinità glaciale tra le più iconiche della saga. L’aspetto di Shiva e i suoi ornamenti possono ricordare nuovamente Final Fantasy XIV. Il suo character design inoltre, è incredibilmente simile a quello della Shiva introdotta in Refulgence, nella serie di quest dell’Eden Verse presenti nelle ultime patch del quattordicesimo FF.

Per contrastare la Dea glaciale, la controparte evoca Titan, e qui torna a palesarsi il chiaro rimando a Final Fantasy XV. Titan è pressoché identico nel design così come nelle animazioni. Perfino la piana dove avviene lo scontro sembra essere la stessa che vediamo in alcune zone di FF XV. Proseguendo col trailer vediamo un giovane, che forse sarà uno dei protagonisti, e poi un cane. Quest’ultimo ha fatto impazzire buona parte del pubblico perché sembra tantissimo Umbra da cucciolo. Umbra, per ricordarlo a chi non lo avesse giocato, è uno dei due cani che vediamo spesso in FF XV, elemento importantissimo per lo sviluppo di determinate parti della trama principale. I richiami iniziano davvero ad essere troppi.

Vediamo un giovane ragazzo, figlio dell’arciduca e nominato Joshua. Il richiamo va istantaneamente alla figura di Gesù, ma per i fan di vecchia data anche ad un omonimo personaggio di un gioco ambientato in un mondo tipico di alcuni Final fantasy: Ivalice. Ma in quel particolare IP era apparentemente slegato alla saga a doppia F. Sto parlando di Vagrant Story, titolo PlayStation uscito nel 2000 e canto del cigno di Squaresoft sulla prima console Sony. Joshua Corrinne Bardorba era infatti il figlio di un’arciduca anche nel vecchio titolo Square.

Final Fantasy XVIProseguendo vediamo una ragazza ridere col giovane Joshua. Poi interviene quella che sembra essere la madre o piuttosto una tutrice del ragazzo, che lo richiama a corte. L’idea che sembrano volerci trasmettere è che il giovane nobile scappi spesso dal castello per andare a giocare e chiacchierare con le persone che si trovano all’interno della corte interna alle mura.

Un’elemento importante è che il ragazzo sembra avere dei poteri curativi coi quali guarisce una persona, e sembrano fioccare delle fiamme da questa azione. Anche questo gesto richiama fortemente ad alcune scene già viste in Final Fantasy XV dove Luna, nobile della casata di Tenebrae, curava il popolo coi suoi poteri unici di guarigione.

Successivamente una voce narrante, probabilmente del ragazzo visto prima e forse protagonista, ci rivela che lui è “lo scudo di Joshua”. Abbiamo quindi un nuovo evidente richiamo a Final Fantasy XV dove Gladio, uno dei 4 protagonisti, era letteralmente lo scudo del principe Noctis, poiché essere lo “scudo del re” era il compito della sua casata sin dalla fondazione del regno. Procedendo vediamo delle fasi di gameplay 1 VS 1 in cui il ragazzo visto in precedenza combatte con spada e magie di fuoco.

L’ambientazione, le animazioni, l’aspetto visivo. Tutto rimanda a Final Fantasy XV, o peggio ancora al DLC multiplayer Comrades del quindicesimo capitolo della saga. Ma per fortuna rimanda anche all’ottimo The Witcher III. Vediamo altri personaggi parlare di politiche e intrighi. L’ambientazione è chiaramente un fantasy medievale di quelli più “realistici” che non lasciano spazio ad altre razze intelligenti oltre agli umani e (forse) a creature mitologiche come i draghi. Yoshida aveva spesso parlato di come in futuro avrebbe voluto cimentarsi in un titolo con una simile ambientazione.

Il fatto che in un primo trailer ci mostrino un discorso politico come questo riporta nuovamente alla mente i primi due titoli ambientati ad Ivalice: Vagrant Story e Final Fantasy Tactics, la cui narrativa era prevalentemente fondata su questi aspetti. Nel trailer di Final Fantasy XVI non elemosinano informazioni e ci viene svelata anche l’importanza di un “Cristallo Madre” senza il quale non può esserci alcuna difesa nei confronti di una misteriosa piaga che affliggerebbe questo regno.

Ancora una volta Final Fantasy XV si fa strada nei nostri pensieri come un quarterback indemoniato. Stiamo vedendo un Molboro praticamente identico a quello del quindicesimo FF, nell’aspetto così come nelle animazioni, nei pattern di attacco e nell’ambiente in cui si trova. Il nostro protagonista usa addirittura delle proiezioni per scagliarsi sul nemico proprio come Noctis in Final Fantasy XV, e tutto questo mentre altri personaggi parlano di Cristalli Madre, fondamentale elemento del perduto Final Fantasy Versus XIII (divenuto poi XV) e di PIAGA, minaccia chiave e fulcro dell’intera trama di quel titolo.

In alcuni si annida il dubbio che questo Final Fantasy sia in qualche modo collegato al quindicesimo FF, ma non può essere così poiché quel capitolo è ormai chiuso e dimenticato per Square Enix. Un titolo di fortissimo impatto e di indubbio valore nonostante i suoi innumerevoli difetti (valore in termini economici ma anche di avvicinamento alla saga da parte del nuovo pubblico). Resta però il fatto che FF XV sia un titolo che Square Enix ha chiaramente chiuso, lo dimostra l’abbandono del progetto sul secondo season pass che ne avrebbe concluso la storia in favore di un semplice romanzo, lo dimostra l’abbandono del suo Director Hajime Tabata, lo dimostra il nuovo progetto della Luminous Production, team fondato sulle ceneri di quello che lavorò a FF XV. Insomma quel titolo è senza alcuna ombra di dubbio un capitolo chiuso. E allora perché tutti questi rimandi?

È già capitato che nella saga di FF personaggi, nomi, luoghi o accenni di trama si autocitassero, ma qui stiamo parlando di un trailer di 4 minuti che sembra ricalcare gli elementi fondamentali del suo predecessore, quindi avere dei dubbi è tutt’altro che illecito. Questi continuano a farsi sempre più forti, quando vediamo altre sequenze di gameplay in cui un Dragoon (classe della tradizione di FF, i cui moveset sono principalmente fatti da salti e combo aeree e la cui arma è sempre una lancia) ha lo stesso identico moveset della Dragoon di Final Fantasy XV: Aranea. Stesse animazioni, fotogramma per fotogramma. Dai dialoghi che ne seguono sembra addirittura che il nemico sia un “impero”, esattamente come in FF XV… guarda un po’. Ormai la paranoia sta superando la ragione.

Proseguono scene di gameplay – o meglio di combattimento – e il protagonista è cambiato, e sembra essere quello che vediamo all’inizio del trailer, anche se in abiti rossi. Tutte le sequenze di gioco che ci vengono mostrate sono di combattimenti 1 VS 1. Elemento che non tutti hanno notato inizialmente ma che ritengo degno di attenzione, poiché l’apparente mancanza di un party sembra essere uno degli elementi predominanti nell’insieme di preoccupazioni del pubblico dopo la visione del trailer.

final fantasy xviI colpi che vediamo nelle sequenze di combattimento sembrano sfruttare il potere degli Eikon, e chi conosce bene la saga di Final Fantasy avrà sicuramente riconosciuto i colpi di fuoco con l’ala di Phoenix (Fenice), le artigliate di Garuda (evocazione di elemento vento vista più volte in FF XIV, col quale condivide anche il colore verde acqua). Più avanti vedremo anche i pugni di Titan che ricorderanno come utilizzo alcune mosse degli ultimi Devil May Cry. Aver pensato al titolo Capcom troverà giustificazione nello scoprire in seguito che il responsabile del combat system di Final fantasy XVI sembra in effetti essere Ryota Suzuki, designer di Devil May Cry V e Dragon’s Dogma.

Nelle scene che seguono all’interno del trailer vediamo che l’arciduca viene assassinato davanti al figlio Joshua, che viene ricoperto dal sangue del padre. Questa scena è importantissima perché conferma la crudezza del setting di questo titolo, nonché il ritorno del sangue, elemento volutamente rimosso in titoli più recenti come Final Fantasy VII REMAKE, allo scopo di assecondare un PEGI più vasto e permissivo. Una scelta coraggiosa da un lato ma quasi scontata se si pensa che il producer punta della piramide di questo titolo è Naoki Yoshida, che nel suo FF XIV non si da certo al risparmio quando si tratta di mostrare al suo pubblico l’orrore della violenza.

Nella sequenza finale del trailer vediamo infine il giovane Joshua che sta per essere colpito dai nemici, quando improvvisamente sembra lasciare spazio all’ira. I suoi occhi pulsano di una luce dorata e dalle sue urla emerge l’Eikon di cui sembra essere l’araldo: Fenice. Quindi Joshua ha evocato Fenice, ma allo stesso tempo sembra tramutarsi lui stesso in una figura dall’aspetto più adulto, carbonizzata e in fiamme, con gli occhi iniettati di fuoco. Questa figura si tramuta poi in un altro Eikon: Ifrit. Ne segue un violento scontro tra le due divinità che condividono lo stesso elemento, mentre una voce urla al ragazzo ormai apparentemente tramutato in Ifrit, di svegliarsi.

Infine vediamo prima il protagonista più giovane, delle prime sequenze di gameplay, poi quello più adulto, che potrebbe essere sempre lui anni dopo così come un’altro personaggio che per chissà quale ragione gli somiglia moltissimo. Prima uno e poi l’altro scandiranno la frase “Ti ucciderò, fosse anche l’ultima cosa che faccio” guardando lo spettatore negli occhi, a rimarcare quanto questo nuovo capitolo della saga sia crudo e violento.

Ed ecco formarsi lo splendido logo di Final Fantasy XVI, ancora e sempre ad opera del maestro Yoshitaka Amano.

Final Fantasy XVI

Final Fantasy XVI: novità, e “vecchie” novità

Quindi Final Fantasy XVI è realtà. È stato presentato al mondo, non con un semplice logo reveal o con un breve teaser accompagnato dopo anni dal primo trailer come ci ha abituati ormai Square Enix, ma con un trailer ricco di dettagli della lunghezza di ben 4 minuti.

Quindi qualcosa sta cambiando o è già cambiato all’interno della pessima gestione del marketing vista negli ultimi anni da parte di Square Enix? Forse. O forse no. Magari questo che noi percepiamo come cambiamento è semplicemente la conseguenza del CHI sta gestendo questo progetto. Forse è tutto merito di YoshiP, come ormai tutti sembrano credere.

In questi giorni ho studiato a fondo le reazioni del pubblico all’annuncio e al trailer di questo nuovo Final Fantasy e devo dire che sono più variegate del solito. Ma perfino nel contrasto tra i pro e i contro, stavolta tutti hanno una freccia al loro arco.

Final Fantasy XVI raccoglie inevitabilmente l’eredità del suo predecessore, che non è il 7 REMAKE, bensì FF XV. Un’eredità pesante quindi, perché come ho già detto nonostante il quindicesimo capitolo della saga sia comunque un ottimo prodotto, le critiche e il trascinarsi della sua storia produttiva hanno lasciato una ferita molto profonda nel pubblico e nella software house stessa. Ferita che ha portato ad ulteriori riassetti aziendali, che sembrano essersi finalmente conclusi dopo anni, nella fondazione degli ultimi team di sviluppo, come la Luminous Production o la Creative Business Unit III che gestisce appunto FF XVI assieme a tutto ciò che già gestiva in precedenza, come FF XI, XIV e la serie Builders di Dragon Quest.

Final Fantasy XVI si presenta al pubblico con delle grandi novità, o per meglio dire delle vecchie novità. Il ritorno ad un fantasy medievale è la prima cosa che si nota ed è anche la prima di cui si è parlato. Bene per tutti sembrerebbe. Del resto a mantenere l’aspetto più tecnologico di certe ambientazioni della saga ci pensa il progetto remake del settimo capitolo.

Quindi il ritorno al fantasy è una mossa che piace a tutti, a quanto pare, però occhio: perché ho la netta impressione che molti stiano cadendo in una trappola auto inferta. Questo tipo di fantasy non è per niente il cosiddetto “classico final fantasy”, dove personalmente trovo ridicolo parlare di classicità considerato che il setting cambiava drasticamente già dai primi capitoli (sopratutto in occidente che i primi capitoli sono stati FF I, poi IV e VI). Ad ogni modo, tornando al setting di FF XVI, l’ambientazione così cruda e così medioevale come abbiamo visto appartiene più a titoli come Final Fantasy Tactics e Vagrant Story, rispettivamente spin-off  il primo e una IP apparentemente a sé stante l’altro. Quindi di ritorno al “classico Final Fantasy” (spero di non doverlo più scrivere perché è un termine che personalmente non concepisco) in verità c’è poco e nulla. Ed è forse questa la vera novità. Non c’è candore, non ci sono creaturine carine. Solo cavalieri, guerra, sangue e, sembrerebbe, vendetta.

Final Fantasy XVIFinal Fantasy XVI è sviluppato col buon “vecchio” Luminous Engine. Ma non la versione next gen ultra evoluta che recentemente ci è stata mostrata con Project Athia, bensì il caro buon VECCHIO Luminous Engine di Final Fantasy XV che vi dirò… sembra anche peggio in certe scene. Inizialmente viene mostrata una scritta che avverte che queste sequenze sono fatte girare emulate su PC, e non su una PS5, di cui FF XVI sarà esclusiva temporanea. Questo non giustifica comunque il “pessimo” impatto visivo del titolo.

Perché se da una parte è apprezzabile l’onestà del non mostrare per una volta un trailer in CG realizzato ad hoc dal bravissimo team Visual Works, in favore di una onesta e (fin troppo) realistica grafica in tempo reale, dall’altra sembrano quasi ammettere che il prossimo Final Fantasy, per la prima volta dal 1987, non sarà la punta di diamante grafica non solo della software house di Tokyo, ma dell’intero genere JRPG, se di quel genere ormai possiamo ancora parlare. E attenzione, non dico che la grafica sia più importante rispetto ad una narrazione o un gameplay allo stato dell’arte, ma l’impatto grafico è SEMPRE stato di altissimo livello nei cosiddetti “titoli numerati” della saga di Final Fantasy. La serie è sempre stata sinonimo di narrazione e grafica di prima categoria, e Final Fantasy XVI non solo non è all’altezza degli ultimi progetti di Square Enix come Kingdom Hearts III o FF VII REMAKE, ma è addirittura inferiore e non di poco. Per non parlare del fatto che decisamente non sembra un gioco next gen, ed è stato presentato senza una data d’uscita imminente, per PlayStation 5.

Non si può non tenere conto di questo fatto se dobbiamo parlare del prossimo Final Fantasy, titolo importante non solo per i fan della saga o del genere, ma per l’intera industria videoludica. Certo possiamo parlare di fasi iniziali di produzione, ma davvero ci stiamo credendo? Square Enix ha sempre presentato i suoi titoli molto prima di averli effettivamente in produzione, spesso mostrando filmati spacciati per realtime, questo è vero. Ma le cose sono cambiate, e sopratutto anche quando venivano fatte operazioni di quel tipo, ciò che veniva mostrato era sempre e comunque lo stato dell’arte. E allora perché questa volta no? Forse sacrificano l’aspetto grafico per una narrazione e un gameplay talmente vasti da risucchiare ogni risorsa? In un gioco che finora sembra essere un 1 VS 1? Fosse stato il prossimo FF online sarebbe stato un ragionamento plausibile, ma in un Final Fantasy single player queste giustificazioni non sono applicabili.

Speriamo tutti di sbagliare, ma un’analisi a freddo di questo trailer suggerisce una politica che abbiamo visto anche in altre produzioni Square Enix annunciate di recente, come Kingom Hearts Melody of Memory, che riutilizza vecchissimi asset riciclando engine ormai superati da anni, e lo fa in uno spin off che come al solito di spin off non ha niente, costringendo i fan all’acquisto di un gioco che sembra messo lì come place holder, in attesa che i tempi maturino per progetti più sostanziosi. L’impressione è quella della svogliatezza.

Anche Final Fantasy XVI, con una trama con davvero troppi rimandi alla lore di Final Fantasy XV o ad altri titoli di un “remoto” passato, troppi ricicli di animazioni, troppi modelli a basso dettaglio e una grafica quasi peggiore del suo predecessore (un gioco del 2016, ricordiamolo), sembra quasi essere fatto “tanto per”. Un place holder in attesa del secondo capitolo di Final Fantasy VII REMAKE o del prossimo Kingdom Hearts, come se avessero gettato la spugna dinnanzi all’evidenza che i titoli “commerciali” contino davvero di più, e che quindi non valga la pena investire più di un tot di risorse in nuovi progetti. Ripeto, spero di sbagliarmi, ma l’impressione è davvero quella.

La “sua” mente come panacea

E allora perché in molti, compreso il sottoscritto, sono comunque felici e come si suol dire “in hype” per Final Fantasy XVI, se le premesse sono così negative? Semplice: il producer è Naoki “YoshiP” Yoshida. Ma chi è questa figura, e perché il suo solo nome come producer ci tranquillizza su tutti i nostri timori più che giustificati a riguardo? Potremmo riempire pagine su pagine solo parlando di lui, e cercherò quindi di riassumere in pochi punti perché quest’uomo sia considerato da molti una semi divinità giunta in soccorso non solo di Square Enix, ma di tutti noi.

Naoki Yoshida o come lo conoscono i fan, YoshiP, è colui che è riuscito a trasformare uno dei più grandi fallimenti di Square Enix dai tempi di “The Spirits Within”, in uno dei più grandi successi, se non IL più grande successo degli ultimi 10 anni della software house di Tokyo. Infatti Final Fantasy XIV uscito originariamente nel 2010, pur ereditando il grande successo del primo MMORPG di casa Square Enix FFXI, fu un vero e proprio fallimento su tutta la linea: engine grafico scarsamente ottimizzato, connessioni disastrose e la quantità non esigua di bug contribuirono a spezzare vendite e sottoscrizioni già dal secondo mese di vita del titolo.

Venne quindi deciso di sostituire l’allora responsabile del progetto Hiromichi Tanaka con Naoki Yoshida, che aveva precedentemente lavorato a FF XI e ad alcuni titoli della serie Dragon Quest. Il curriculum di Yoshida però non era sbalorditivo sul piano strettamente professionale, quanto più su quello da videogiocatore. È infatti difficile trovare un gioco online degli ultimi 20 anni che non sia stato giocato dal nostro YoshiP.

Forse l’aumento di budget e risorse su FF XIV contribuirono a migliorare il disastro, ma a YoshiP fu affidata una decisione drastica e davvero difficile da gestire: FFXIV doveva morire per poi rinascere dalle proprie ceneri. E così fu. La cosiddetta 1.0 cessò di esistere nel 2012, con un incredibile filmato in CG, lo stesso che qualche mese più tardi faceva da intro al capolavoro che ancora oggi viene giocato ogni giorno da milioni di persone: Final Fantasy XIV a realm reborn. Non un’espansione né un aggiornamento, bensì un gioco nuovo, che dichiara al mondo di essere pronto a rivaleggiare con gli MMORPG più giocati dal grande pubblico.

Giunto ormai alla sua terza espansione intitolata Shadobringers, che ne ha decretato mondialmente il successo ancora una volta e allargando ancora di più il proprio bacino d’utenza, possiamo dire che l’incredibile e impossibile missione di Naoki Yoshida è riuscita alla perfezione: Final Fantasy XIV è rinato dalle sue ceneri più forte, migliore sotto ogni punti di vista, tanto da diventare per milioni di persone il miglior Final Fantasy di tutti i tempi.

Yoshi P è questo: l’eroe che ha salvato Final Fantasy. Un director stimato e seguito dal suo pubblico e dai suoi collaboratori, tra cui Hiroshi Takai che come ho detto ha già collaborato con lui alla direzione di FF XIV, e ora tiene le redini del sedicesimo capitolo della saga in arrivo su PlayStation 5. YoshiP è producer stavolta, non director. Ma la storia dell’azienda e non solo, ci insegna che producer e director si scambiano spessissimo opinioni, pareri e suggerimenti sul gioco che stanno sviluppando, specie quando il rapporto di stima reciproca crea una chimica lavorativa eccellente. YoshiP è amato dal pubblico perché è un cavaliere senza macchia e senza paura, il guerriero della luce che ha riportato la speranza e l’orgoglio nei fan della saga, e lo ha fatto presentandosi in Cosplay ai Fan Festival che ogni anno si svolgono in giro per il mondo. Lo ha fatto cantando sul palco le canzoni del suo gioco. Lo fa periodicamente quando gioca assieme ai suoi fan, agli eventi come la Gamescom o Il Tokyo Game Show. Lo fa con la serietà e l’allegria con cui risponde ai fan durante le sue Live Letter, gli appuntamenti fissi che presentano le novità delle varie patch, sempre in costante aggiornamento. Lo fa nel suo modo timido ma estroverso di apparire al pubblico, sempre sorridente, coi suoi anelli griffati di Vivienne Westwood. Lo fa nelle interviste che rilascia, e questo posso confermarlo io stesso in quanto lo scorso anno ho avuto il piacere, l’onore e la fortuna di intervistarlo.

Insomma Yoshi P è la persona che qualsiasi fan vorrebbe alla guida del proprio gioco preferito. Ecco perché, nonostante tutti i difetti o gli allarmi preoccupanti che possiamo trovare nel trailer di 4 minuti di Final Fantasy XVI che ci è stato mostrato, la fiducia nei confronti di questo titolo, con un uomo del genere alla guida del progetto, non vacilla neanche per un istante.

E proprio come Final Fantasy XIV risorse dalle proprie ceneri, Fenice si innalza da quello stesso fuoco assieme all’ardente Ifrit, e il loro scontro innesca non solo il logo di Final Fantasy XVI ma anche e sopratutto le fiamme delle aspettative di tutti noi.

Final Fantasy XVI è un fuoco che arde di passione, e sono bastati 4 minuti e un nome per capirlo.

 

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