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God Of War: di padre in figlio – Le origini della saga

La lunga epopea di Kratos dalla PlayStation 2 fino all'ultimo capitolo di Santa Monica Studio
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Kratos è indubbiamente uno dei protagonisti più amati tra quelli delle serie apparse in esclusiva su console PlayStation. Il carisma, la furia e la gloria del Dio della Guerra lo hanno posto (è proprio il caso di dirlo) nell’Olimpo dei personaggi che contano davvero, ora e per sempre.

In attesa del ritorno di Kratos con il nuovo capitolo della serie di God of War, il quale rappresenta un coraggioso riavvio della saga d’azione sviluppata dallo studio Santa Monica, è importante fare un po’ di revisionismo storico, svelando a tutti i nostri lettori le origini di un eroe che non è solo uno dei simboli del videogioco moderno, bensì un’icona il cui carisma ha conquistato la vera immortalità, nei secoli di secoli.

God of War

God of War – 2005

Al servizio degli dei dell’olimpo, a Kratos viene affidata una missione piuttosto delicata: uccidere Ares, dio della guerra. Per farlo, sarà necessario mettere le mani su uno straordinario potere in grado di uccidere una divinità, racchiuso nel vaso di Pandora, e custodito in un immenso tempio situato sulle spalle di Crono, enorme Titano e padre di Zeus. Iniziava così uno degli action game più importanti dell’era a 128-bit di PlayStation 2, complice la frenesia, la violenza e soprattutto l’adrenalina che il gioco era in grado di offrire, tra boss fight contro giganteschi colossi a momenti scanditi da QTE al cardiopalma. Un gioco che, volente o nolente, ha segnato un’epoca.

God of War II – 2007

Due anni dopo l’uscita del gioco originale, Kratos era pronto a tornare sulla scena con il sequel ufficile del primo capitolo, atto a correggere – ed ampliare – quanto di buono messo in piedi al debutto. Kratos inizia ritenere inaccettabile il comportamento degli dei e una volta a Rodi, assediata dagli spartani, decide di sprigionare tutta la sua ira. Zeus, infastidito dal comportamento del semi-dio, decide che è giunta l’ora di prendere in mano la situazione. God of War II è il classico esempio di more of the same, dove tutto è ingigantito alla massima potenza: boss sempre più frequenti (e colossali), una regia frenetica e ben pochi momenti di stanca per tutta la durata dell’avventura. Forse, un gradino sotto il capostipite ma altrettanto meritevole di attenzione, specie ai tempi.

God of War: Chains of Olympus – 2008

Erano gli anni della PlayStation Portabile (o PSP) e Sony non dimenticò di dare ai possessori della console tascabile un capitolo inedito ed esclusivo delle avventure di Kratos. Chains of Olympus narra eventi antecedenti al primo capitolo su PS2, nel quale Kratos si mette al servizio dei potenti dei partendo alla volta di Attica per combattere l’esercito persiano, deciso a conquistare la Grecia. Sviluppato dai Ready at Dawn, il gioco è ricordato forse come il capitolo più lento e meno interessante dell’intera saga di GOW, nonostante dal punto di vista tecnico sia un piccolo miracolo (specie considerando l’hardware su cui girava originariamente).

God of War III – 2010

Con l’avvento di PlayStation 3, era giunta l’ora per Kratos di dimostrare tutta la potenza dell’allora travolgente piattaforma Sony, per un terzo capitolo. L’avventura di Kratos inizia dal monte Olimpo, una montagna da scalare mentre i Titani cercano in tutti modi di bloccarlo. Il respiro della vicenda prende da subito una piega inaspettata ed è da quell’istante che il giocatore capisce che si trova dinanzi al God of War più maestoso di sempre, forse il migliore anche per quanto concerne le boss fight, ancora più epiche che in precedenza grazie alla potenza di PS3. La chiusa della trilogia, del mortale divenuto dio sacrificatosi per il bene dell’umanità intera, non avrebbe in ogni caso rappresentato la fine di un eroe il cui mito va ben oltre quello di semplice dilaniatore di arpie.

God of War: Ghost of Sparta – 2010

Un ultimo epitaffio per la serie classica si ebbe nel novembre 2010, mese in cui vide la luce Ghost of Sparta, sviluppato nuovamente dai Ready at Dawn Studios per PlayStation Portable. Il secondo episodio tascabile è un prequel, attraverso le vicende intercorse tra il primo e il secondo God of War, appena dopo la sconfitta di Ares. Molto più solido e ben confezionato rispetto a Chain of Olympus, questo secondo capitolo per PSP lo surclassava in quanto a grafica, sistema di controllo e narrazione, imponendosi come punto massimo degli action game sulla piccola – si fa per dire – piattaforma portatile Sony.

God of War: Ascension – 2013

Non finisce qui: il 2013 è l’anno in cui Kratos torna sulla scena di PS3 con Ascension, prequel assoluto della serie (la vicenda prende infatti luogo prima di Chains of Olympus). Nonostante avesse tutti gli ingranaggi al posto giusto, il meccanismo messo in piedi dai Santa Monica mancava di un certo appeal generale. Sarà stata quella profonda sensazione di déjà vu per quanto riguarda eventi, situazioni e boss da sconfiggere, fatto sta che l’ultima apparizione di Kratos prima della tanto agognata rinascita è un gioco a cui manca il coraggio di osare e, soprattutto, di sorprendere. Dopo di allora, passeranno diversi anni (cinque, per l’esattezza) prima di rivedere Kratos nuovamente sul campo, questa volta accompagnato da suo figlio Atreus e non più assettato di vendetta, bensì desideroso di guadagnare la pace che gli è stata a lungo negata. Il resto, è storia.

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