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Hellpoint – Recensione del Soulslike fantascientifico di Cradle Games

Sarà riuscito il titolo di Cradle Games a distinguersi dalla massa?
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Il genere dei Soulslike si è di certo contraddistinto negli ultimi anni. Nato come un qualcosa di nicchia grazie ai giochi appartenenti alla saga dei Souls per via della loro difficoltà, con il tempo questa tipologia videoludica ha fatto breccia nel cuore dei videogiocatori, inducendo di conseguenza vari sviluppatori e produttori a produrre dei titoli sulla falsariga di quelli ideati da Hidetaka Miyazaki. I risultati, spesso, sono stati alquanto mediocri, e tali titoli sembravano più delle copie carbone privi di personalità, creati unicamente per attirare i fan del genere, che dei giochi creati con effettivo amore e passione. Il compito che il team di sviluppo Cradle Games che si è prefissato con Hellpoint non è per nulla semplice, dunque. Lo studio canadese, con questo titolo di esordio, sarà riuscito a creare un Soulslike con una propria personalità capace di splendere di luce propria? Siamo qui per scoprirlo.

2560: A Souls Odyssey

Ambientato nel 2560, in Hellpoint saremo chiamati a vestire i panni di una Progenie, un essere privo di anima creato tramite avanzatissime tecnologie dall’Autore, misteriosa entità che ci parlerà senza mai mostrarsi. Il nostro compito, affidatoci dall’Autore, sarà quello di scoprire cosa è successo sulla stazione spaziale Irid Novo, nata con lo scopo di far interagire la nostra specie con creature superiori denominate i Sommi. Come da tradizione per il genere dei Soulslike, tutto è andato in malora e la stazione spaziale è ormai divenuta un covo di creature di ogni tipo. Toccherà a noi raccogliere informazioni al fine di comprendere cosa sia accaduto su Irid Novo.

Hellpoint Hellpoint, come avrete di certo intuito da queste premessa, miscela il genere dei Soulslike con quello dell’horror fantascientifico. I ragazzi di Cradle Games si sono ispirati alla cultura del genere, declinando il tutto in questa opera dalle forti tinte Sci-Fi/Horror. Il risultato finale, che ricorda film come Punto di non ritorno di Paul W. S. Anderson, Pandorum di Christian Alvart e Infini di Shane Abbess, è un’ambientazione dal forte impatto, seducente, intrigante e ovviamente inquietante. Il genere dei Soulslike si adatta incredibilmente bene, contro ogni pronostico, al contesto fantascientifico, e la cosa è senza alcun dubbio un’importante freccia all’arco di Hellpoint. Inoltre l’incipit narrativo che vede la Progenie alla ricerca di dati sulla stazione spaziale da dover riportare all’Autore sarà anche parte attiva del gameplay.  Ogni nostra scoperta, tra nuove creature e messaggi, aumenterà infatti una percentuale legata ai dati da noi raccolti. L’esplorazione quindi non sarà fine a sé stessa ma parte integrante dell’esperienza ludica.

So(u)laris

Come avrete quindi intuito, Hellpoint è ambientato interamente sulla stazione spaziale Irid Novo. Come ogni buon Soulslike che si rispetto, le varie aree di gioco saranno labirintiche e ricche di segreti. Preparatevi quindi a ripercorrere più volte la stessa zona e abbattere gli stessi nemici alla disperata ricerca di una via di uscita che vi porti alla sessione successiva. Una significativa peculiarità che distingue Hellpoint dai titoli targati FromSoftware e dagli altri Soulslike è la meccanica del Black Hole Hour. La stazione spaziale Irid Novo orbita attorno ad un buco nero, e ad intervalli di tempo regolari questa cosa porterà a delle modifiche nelle aree di gioco, come nuove aree esplorabili ricche di oggetti e potenziamenti o nemici più letali. I momenti in cui il buco nero attiverà la propria influenza sulla stazione spaziale sono segnalati dai due anelli visibili nell’indicatore in alto a sinistra nell’HUD di gioco.

HellpointInoltre, altra particolarità che permette ad Hellpoint di splendere di luce propria è la meccanica dell’Underworld. In pratica, entrando in contatto con alcuni monoliti avremo accesso a nuove zone più pericolose, che sono il corrispettivo “in negativo” di quelle base presenti su Irid Novo. Queste aree sono molto importanti non solo per l’ottenimento di determinati materiali utili per potenziare le nostre armi o crearne di nuove, ma anche a livello narrativo. La nostra permanenza nell’Underworld, però, ha un limite, e una volta raggiunta tale soglia perderemo tutti gli oggetti raccolti insieme alla nostra vita.

I punti di salvataggio, in Hellpoint, saranno le Brecce, dalle quali potremo aumentare di livello grazie ai punti esperienza raccolti (qui prendono il nome di Assioni) sconfiggendo nemici e raccogliendo oggetti. Attivare una Breccia non ripristinerà i nostri oggetti curativi (che si ripristinano solo colpendo gli avversari) e per teletrasportarci da un punto di salvataggio ad un altro dovremmo sincronizzare le varie Brecce con degli oggetti specifici. Non potremo quindi teletrasportarci a piacimento, ma dovremo decidere con intelligenza quale Breccia sia più utile rispetto ad un’altra; le Brecce, inoltre, non riporteranno in vita i nemici dell’area.

Anche qui sarà possibile evocare altri giocatori, ma questa volta oltre alla classica funziona online sarà presente anche una modalità cooperativa locale, funzione che è quasi un miraggio per questo genere videoludico. Certo, il risultato finale è alquanto caotico, ma la sua esistenza è senza alcun dubbio gradevole. Inoltre, se in altri Soulslike il compagno evocato sparirà dopo la sconfitta di un boss, in Hellpoint questo non accade, e potremmo persino terminare l’avventura con il medesimo giocatore evocato.

Mission to Souls

Il sistema di combattimento è pressoché identico a qualsiasi altro Soulslike presente sul mercato, e questo è sicuramente un limite sia per Hellpoint che per il genere stesso, il quale sembra non riuscire ad evolversi; le novità, comunque, non mancano. Se da un lato sono stati eliminati gli attacchi critici e il parry, dall’altro sono stati aggiunti altri elementi che danno al sistema di combattimento un minimo di personalità in più. Per esempio, utilizzando la medesima arma per un corposo arco di tempo essa diventerà più potente, sbloccando di conseguenza abilità uniche della stessa. Sono presenti anche bocche da fuoco e alcune armi o scudi potranno essere creati ottenendo progetti specifici, oltre che determinati materiali. Presso le stazioni tecnologiche potremo quindi dedicarci alla fabbricazione di armi, upgrade ed equipaggiamenti vari. Ovviamente ci saranno vari armamentari utilizzabili e toccherà a noi scegliere quale build portare avanti per dare forma alla nostra progenie. Altra particolare molto utile è la presenza di un tasto specifico per il salto, cosa che semplificherà decisamente il platforming rispetto ad altri Soulslike.

HellpointUn fedele compagno durante la nostra avventura sarà l’Omnicubo, un cubo fluttuante che potrà essere utilizzato in vari modi in base al software equipaggiato (con un massimo di tre). Potrà essere utilizzato, per esempio, per fare luce attorno a noi o per teletrasportarci all’ultima Breccia visitata. Come ogni Soulslike, la morte risiede dietro ogni angolo, e quando sopraggiungerà la conseguenza sarà la perdita di tutti gli Assioni accumulati fin lì. Ovviamente potremo recuperarli tornando nel punto dove siamo stati sconfitti, ma in alcuni casi potrebbe metterci i bastoni tra le ruote il nostro Fantasma, un’entità identica a noi parecchio ostica da sconfiggere.

Se fin qui le cose sembrano suggerire che Hellpoint sia un titolo che, per quanto non brilli per originalità, riesce ad avere un suo perché, il vero tallone d’Achille dell’operazione risulta essere il comparto tecnico. Qui, allo stato attuale delle cose, siamo a livelli a dir poco mediocri. Il titolo dovrebbe andare a 60 fps, ma a stento si raggiungo i 20. Vari bug aumenteranno la difficoltà del titolo, alle volte impedendoci persino di recuperare i nostri Assioni. L’IA dei nemici e dei boss è in alcuni momenti parecchio imbarazzante, e alle volte basterà nascondersi dietro ad una parete per far sì che la creatura di turno impazzisca cominciando a girare su sé stessa. Parlando proprio degli avversari, la loro varietà è appena sufficiente e fin troppo spesso i boss vengono riciclati come nemici base nelle varie aree di gioco. Il titolo è stato insomma pubblicato in uno stato palesemente non completo e si spera che il team di sviluppo si rimbocchi le maniche al fine di dare una sistemata al comparto tecnico della propria opera prima.

L’Anima Oscura dei Soulslike

Hellpoint, quindi, che cos’è? È un titolo con tanta personalità e con tante belle idee, sia a livello di meccaniche sia per quanto concerne l’Art Design. Il tutto, però, non è coadiuvato da una realizzazione tecnica all’altezza, che per certi versi vanifica gli sforzi fatti dai Cradle Games. In generale, il genere dei Soulslike mostra sempre gli stessi problemi, sia nei titoli FromSoftware che in tutti i successivi giochi sviluppati da altri team. Il genere si trova quindi ad un bivio, allo stato attuale delle cose. Possono cambiare le ambientazioni, possono cambiare alcuni elementi di gameplay di secondo piano, ma fin quando i Soulslike continueranno ad essere uguali a loro stessi senza essere supportati da un comparto tecnico degno di questo nome, il genere rischierà di scomparire precocemente. Se siete fan sfegatati del genere, Hellpoint è comunque senza alcun dubbio un’esperienza da vivere nonostante i suoi insindacabili difetti di natura tecnica, e il fatto che venga venduto al lancio ad un prezzo parecchio contenuto (30 euro) rappresenta un ottimo biglietto da visita per il titolo.

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Recensione
  • Hellpoint
    6.5Voto Finale

    A ben vedere, è indubbio che Hellpoint sia un titolo con tante buone idee, con un art design ottimo e una narrativa affascinante e intrigante, il tutto accompagnato a un'ambientazione sci-fi dalle tinte horror davvero evocativa. Peccato però che il tutto non sia supportato da un motore grafico all'altezza che, per certi versi, vanifica quanto fatto dai ragazzi di Cradle Games, soprattutto quando si va a vedere agli enormi problemi in termini di frame-rate e ai numerosi bug che ci faranno compagnia dall'introduzione fino ai titoli di coda

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