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Il Delitto Mattarella – Recensione dell’ultimo film di Aurelio Grimaldi

Il Delitto Mattarella esce in sala il 2 luglio e racconta l'omicidio di Piersanti Mattarella, nel pesante clima politico dell'epoca. Ecco la

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È passato da poco il lungo periodo di quarantena, il mondo si è fermato per molte settimane e siamo stati abituati a fare a meno di molte cose per un bel po’. Tra i tanti piaceri che ci sono mancati, quello di andare al cinema è sicuramente uno dei più grandi. L’industria cinematografica si è interrotta, le grande uscite sono state rimandate, gran parte di questo mondo si è spostato sullo streaming e perfino la cerimonia degli Oscar 2021 è stata riprogrammata. Finalmente, almeno in parte, questo incubo è passato e le nostre giornate stanno ricominciando ad assomigliare a quelle della vita “tradizionale” che avevamo abbandonato a marzo. Il 2 luglio 2020 uscirà al cinema Il Delitto Mattarella, uno dei primissimi film italiani che, con coraggio, provano a far tornare la gente nelle sale, nonostante tutte le restrizioni e le regole da rispettare. Nell’affascinante cornice de La casa del Cinema a Villa Borghese, venerdì 19 giugno ha avuto luogo l’anteprima e la conferenza stampa del film, con la presenza del regista, della produzione e di quasi tutto il cast artistico. La proiezione inizia alle 10.30 circa, giornalisti e critici in sala; due ore dopo inizia la conferenza stampa che ha dato occasione di approfondimenti sul buio contesto storico italiano in cui il film è ambientato e, naturalmente, sul film stesso. Il 6 gennaio del 1980 veniva ucciso l’allora Presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. All’età di 45 anni l’Italia perdeva una delle figure politiche più apertamente in contrasto alla deriva mafiosa di quell’epoca. Negli uffici di ogni istituzione pubblica il malaffare regnava quasi incontrastato e le figure che lo combattevano venivano minacciate e spesso uccise senza esitazioni. Piersanti Mattarella era l’uomo che in una parola sola definiremmo giusto. Una grande morale, un senso delle istituzioni e del dovere e soprattutto una grande avversità per l’omertà che allora dilagava tra la popolazione, che Il Delitto Mattarella racconta con grande rispetto.

La traccia di Aurelio Grimaldi

Il regista Aurelio Grimaldi dirige il film con finezza, garbo e capacità tecniche, ma principalmente con un evidente segno di rispetto ed una ricerca di immersione nell’epoca. Tutte le sue intenzioni convergono verso il rendere comprensibile, anche cinicamente, il malessere politico del tempo con una sceneggiatura fedele e rigorosa, ma con un paio di problemi. I 97 minuti di film scorrono, ma non sempre con una chiara idea della sua identità. Esso ci viene presentato in parte come un documentario, vista la necessità di informazioni storiche perché lo spettatore abbia una chiara visione del contesto. Purtroppo, in alcuni frangenti, la parte documentaristica ci distrae troppo dal film. È vero, trovare un’alternativa sarebbe stato difficile, se non impossibile, ma a volte si potrebbe perdere il flusso del discorso del film e rimanere un po’ persi in una narrazione che diventa quasi ad episodi. Stessa sensazione che si potrebbe avere nelle prime battute, quando una scelta un po’ particolare di gestione della linea temporale ci porta a vivere da subito il momento clou della storia, l’omicidio, per poi passare a dei flashback e riviverlo in seguito, continuando la narrazione linearmente. Probabilmente, una narrazione lineare dall’inizio alla fine non avrebbe tolto niente alla storia. Ciò che importa maggiormente, però, è la scelta intelligente di Grimaldi, nel raccontare comunque ogni dettaglio del prima, ma soprattutto del dopo l’omicidio. Appare addirittura un giovanissimo Pietro Grasso ed un ottimo, perfetto, caricaturale Giulio Andreotti. Il contesto non ha più segreti, ogni personaggio è importante, ogni scena aggiunge informazioni preziose che poi portano al vero senso storico del film e, in un certo senso, alla morale, che possiamo anticipare con una domanda: cosa è cambiato dopo la morte di Piersanti Mattarella?


Vale la pena approfondire questo concetto, perché Il Delitto Mattarella ci suggerisce una risposta, almeno giudicando molte delle scene dopo l’omicidio: niente. Poi, si cerca di analizzare meglio. Sicuramente uno degli elementi che porterà alla decisione di uccidere Piersanti è stato il suo stacanovista impegno nell’impedire che un appalto palesemente truccato, che riguardava la costruzione di sei scuole, venisse eseguito. Dopo averlo bloccato, nonostante l’omertoso invito di molti a non perseverare a farlo, la mafia decide di eliminare il problema della radice organizzando l’omicidio. La stessa sorte toccherà a chiunque decida di mettersi contro lo stesso appalto in seguito, prendendo il posto di Piersanti. La storia si ripete più di una volta, colpendo anche Giovanni Falcone. Insomma, la mafia sembrerebbe più perseverante della giustizia, ma chi guarda il film sa, avendo vissuto o conoscendo la storia Italiana degli ultimi 40 anni, che almeno in parte questa battaglia è poi stata vinta. Man mano che gli eroi che conosciamo hanno iniziato ad opporsi, l’omertà è andata a scemare fino a trasformare quella bruttissima risposta alla domanda fatta in precedenza in: tutto. Questo è Il Delitto Mattarella: il racconto di una vicenda quasi dimenticata, ma che è essenziale per capire decenni di storia italiana.

il delitto mattarella

Gli attori fanno la differenza

Immersi in fotografia, montaggio e scenografia semplicemente giusti, si trovano i punti di forza di questo film: gli attori. Il protagonista David Coco nella parte di Piersanti Mattarella, ma anche tutti gli altri, Donatella Finocchiaro (la moglie Irma), Tony SperandeoNicasio CataneseAntonio AlvearioClaudio CastrogiovanniVincenzo CrivelloFrancesco Di LevaLollo FrancoSergio Friscia, danno un ottimo contributo di recitazione, aiutati anche dalla naturalezza del dialetto siciliano e da una scrittura chiara e semplice dei dialoghi. Ogni scena appare così giusta, realistica e non forzata. Una menzione speciale va a Leo Gullotta, artista sempre fine e completo, che interpreta un personaggio che può sembrare secondario, ma che in realtà incarna da solo tutte le sfaccettature della politica dell’epoca.

Altro punto di forza è il sonoro. Tutto ciò che si sente appare cristallino, dal suono in presa diretta, ai dialoghi, agli effetti sonori, alla colonna sonora. Il reparto audio è molto buono, decisamente superiore alla media delle produzioni italiane. Marco Werba compone e orchestra la colonna sonora, fatta da brani originali e brani dell’epoca. In uscita in versione CD prossimamente, è una più che buona colonna sonora, in parte spiazzante, perché ci viene presentata nelle prime battute del film come molto presente e prepotente, un po’ a ricordare la mafia, se vogliamo; ma che poi ben si adatta ad ogni scena, diventando anche gentile e pacata, quando serve. A volte, addirittura silenziosa, quando abbiamo bisogno di ascoltare l’ansia o la disperazione di un personaggio, piuttosto che la musica. Forse il missaggio penalizza un po’ la resa, poiché la musica si trova a volte a sparire dietro al suono di alcune scene, specialmente nella parte centrale del film, quando non dovrebbe.

Il 2 luglio si tornerà volentieri al cinema per questa nuova, significativa e particolare stagione, sperando che Il Delitto Mattarella, insieme ad altri film, possa contribuire alla ripresa del settore.

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Recensione
  • Il Delitto Mattarella
    7.5Voto Finale

    Il Delitto Mattarella è un film storico, che racconta una vicenda quasi dimenticata, ma che fu importante per l'Italia che conosciamo. Regia solida ed esperta, qualche problema sulla sceneggiatura, che non manca di accuratezza e ricerca dei dettagli. Buono il comparto audio, ma il punto forte del film è sicuramente il livello di recitazione, più che adeguato

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