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Immortals Fenyx Rising – Anteprima, un’avventura tra mitologia e dungeon

Ecco come si presenta il nuovo titolo di Ubisoft Quebec

In un mondo che va avanti con Remake e Remastered (non che ci sia del male dietro), il coraggio di proporre nuove IP – seppur alcune volte con meccaniche di gioco decisamente ispirate e importate – sembra essere ormai un lusso di pochi. Eppure, con l’arrivo della nuova generazione e la continua crescita del “videogiocatore”, la voglia di raccontare nuove storie sta tornando in auge, lo dimostrano le dozzine di IP mostrate negli ultimi eventi, e Ubisoft non è da meno. Durante l’E3 dell’anno scorso, l’azienda francese ha mostrato Gods & Monsters, un gioco dai creatori di Assassin’s Creed Odyssey che ci poneva in un’avventura tra mitologia greca, combattimenti con fantastiche belve e scontri tra dei: il titolo, che ora è stato rinominato in Immortals Fenyx Rising, è una delle IP che più ci aveva incuriosito e abbiamo avuto modo di provarlo, per un paio d’ore, qualche giorno fa.

La premessa

Immortals Fenyx Rising ci farà vivere un’avventura nei panni di Fenyx, appunto, una ragazza mortale che dovrà viaggiare in un mondo pieno di pericoli per raggiungere Tifone, una spaventosa creatura della mitologia greca che vuole distruggere tutto, compresi gli dei. Nella prova che abbiamo fatto siamo stati catapultati nelle Forgelands, una parte della mappa ormai completamente invasa da mostri di ogni tipo: utilizzando le abilità donate dalle varie divinità del Pantheon greco, dovremo quindi farci strada in questo gigantesco mondo aperto tra sfide di ogni genere, dungeon e imprese eroiche. La prima cosa interessante che subito salta all’occhio, almeno in termini di stile, è che nel corso dell’avventura ci accompagneranno due narratori fuori campo, Prometeo e Zeus, che saranno le vere spalle comiche di questo titolo che già pensiamo occuperà per molto tempo i giocatori. Come due amiconi sulla panchina, i due utilizzeranno molte battute, inside jokes legati al mondo del videogioco e di internet, e uno strano accento capace di strappare più di una volta, persino in una demo, dei sorrisi.

Per il resto, il primo colpo d’occhio ammalia subito con i suoi colori accesi, i suoi effetti cartooneschi e un mondo che fin da subito si dimostra grande, seppur non poco abitato: se infatti a prima vista potremmo trovare qualche parallelismo tra il gioco di Ubisoft Quebec e l’ultima avventura di Link, molte rifiniture, tante meccaniche diverse e una voglia di proporre un prodotto fresco e divertente fa subito notare le differenze (in positivo). Il gioco è un’avventura Open World dove ogni parte della mappa sarà esplorabile. Grazie a delle ali potremo infatti planare, effettuare doppi salti e raggiungere qualunque location (spesso sfruttando il level design): dove loro non ci permettono di arrivare, viene in nostro soccorso la scalata, effettuabile più o meno ovunque. Ognuna di queste azioni andrà a gravare però sulla stamina, energia che consumeremo per correre, planare e scalare, e che una volta terminata ci farà cadere rovinosamente.

Viaggiare per quest’isola risulta semplice, soprattutto grazie al magnifico sistema di mappa del gioco e al fatto che potremo sfruttare anche una mount per muoverci più velocemente. Tutto il resto, ovviamente, rientra invece nell’ambito delle due altre macro componenti del gioco: i dungeon, posizionati sparsi nella mappa come ingressi per il Tartaro e vere e proprie sfide di combattimento e intelletto, e la parte RPG, che ci porterà a personalizzare sempre di più la nostra Fenyx con potenziamenti, abilità e equipaggiamenti.

Il combat system

Difficile da assimilare ma molto appagante una volta capito come funziona, il combat system di Immortals Fenyx Rising ripone tutto su attacchi leggeri, pesanti, schivate e speciali: se infatti i dorsali ci permetteranno di attaccare con una spada veloce o con un’ascia più lenta ma letale, schivare diventerà il fulcro del gioco (anche perché ad ogni schivata ben fatta, il tempo rallenterà quanto basta per preparare il contrattacco). Ad accompagnare il tutto, un sistema di pozioni (che potete creare in alcune zone precise con determinati ingredienti e formule) e una serie di skill (attivabili con il tasto dorsale sinistro e il relativo bottone dell’abilità) aggiungeranno tanta varietà quanto basta per trasformare il campo da battaglia nel vostro rodeo personale. I nemici infatti, che punteranno ad uccidervi nel modo più veloce e doloroso, avranno svariati pattern d’attacco e richiederanno un’ottima velocità di esecuzione da parte vostra per portarli subito alla sconfitta. A prescindere quindi da se amate buttarvi nella mischia o se studiarvi il combattimento dalla distanza (grazie all’arco che possiede Fenyx), troverete inevitabilmente il vostro stile (e i classici sistemi di puntamento e lock on target vi aiuteranno in questo).

Parlando di nemici, abbiamo trovato molto interessanti le scelte artistiche fatte, che ci pongono davanti dei terribili esseri ispirati alla mitologia greca ma con una connotazione decisamente cartoonesca (come il resto del gioco): vedere soldati, minotauri e creature di ogni genere dà quel plus molto gradito alle sfide. Avanzando nel gioco e completando queste ultime, Fenyx potrà sbloccare svariate tipologie di spade, asce e archi per potenziare il suo attacco, ma anche armature (qui posizionate come singolo pezzo e non come svariati equipaggiamenti da assemblare) ed elmi. Anche l’occhio vuole la sua parte, e per questo potremo nel corso del gioco cambiare cavalcatura, ali e probabilmente anche companion (quella piccola fenice che potete vedere in questa foto in basso).

Tornando a parlare proprio della barra della stamina, la meccanica utilizzata è risultata una delle più interessanti da scoprire: se infatti utilizzando attacchi, correndo, schivando e facendo qualunque altra azione andremo a togliere energia a quella riserva, una volta terminata avremo comunque una sorta di riserva negativa (in rosso), che andrà ad aumentare il tempo di recupero ma che ci permetterà di non essere inermi davanti al nemico: se molti titoli infatti ad ogni errore di calcolo fanno subito perire il giocatore, Immortals Fenyx Rising invece è più “morbido” sotto questo punto di vista.

I dungeon del Tartaro

Una delle dinamiche che abbiamo trovato più interessante riguarda il Tartaro, o meglio le sfide al suo interno: raggiungibili seguendo dei crateri rossi che troverete sparsi nel mondo di gioco, porranno Fenyx davanti a delle sfide d’ingegno e di combattimento che, una volta superate, sbloccheranno un fulmine di Zeus, che ci permetterà di potenziare la protagonista. Le sfide saranno presenti anche in delle quest secondarie, che molte volte richiederanno l’utilizzo delle varie meccaniche di gioco (dal planare al doppio salto, passando per la scalata, o l’utilizzo di una sorta di magnete per sollevare massi di diverso peso), spesso incastrandole tra di loro con il giusto tempismo. Tra le varie sfide che più ci hanno colpito, due fanno davvero capolino in termini di genialità: nel Tartaro, infatti, ci è stato richiesto un notevole utilizzo delle varie abilità di Fenyx per portare svariati massi verso un punto della mappa, sfruttando anche la diversa distruttibilità a seconda del materiale (che per esempio porta il legno a rompersi, o la pietra si ridursi in due massi più piccoli). L’altra sfida invece era legata ad una costellazione da riprodurre tramite sfere blu su una piattaforma: queste, sparse in sottosfide limitrofe alla zona della costellazione, hanno richiesto abilità tecniche non legate al semplice “premi il bottone in quel posto”, ma proprio di tempismo, coordinamento testa-mano e velocità, una cosa che nei giochi d’oggi risulta ben più ridotta e poco presente.

Immortals Fenyx Rising è un gioco che, come abbiamo detto, utilizza un sistema grafico colorato e fresco per raccontare un open world vasto, ricco di sfide e di combattimenti. Ciò che però rende questo titolo da tenere d’occhio nei prossimi mesi è la sapienza utilizzata da Ubisoft Quebec nell’inserire ironia, sfide di vario genere, una diversità di gameplay eccezionale– almeno presunta, vista la prova di sole due ore – e un brio che nei giochi d’oggi viene spesso a mancare. Di sicuro siamo rimasti stregati dall’ambientazione, dai colori, dalla direzione artistica dietro ogni singolo luogo o creatura, e dalla sceneggiatura, che non mostra una trama troppo originale ma che riesce a dargli quelle limature giuste, per di più dovute ai dialoghi che speriamo mantengano questo stile, da renderla deliziosa da scoprire.

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