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Jenny Finn – Recensione, quando Mignola incontra Lovecraft

Editoriale Cosmo ci porta alla riscoperta di Jenny Finn, l'horror cult di Mike Mignola in salsa lovecraftiana: ecco la nostra recensione.

Unire Mike Mignola, la Londra vittoriana e la storia di Jack lo Squartatore, il tutto inserito all’interno di un’atmosfera lovecraftiana, non può che generare una miscela misteriosa, intrigante ed esplosiva. Jenny Finn fa proprio questo. Inganna il lettore attraverso racconti ed atmosfere che pensa di conoscere, ma che riescono a sorprenderlo proprio quando pensa di avere il mistero a portata di mano. Editoriale Cosmo ci ripropone finalmente, a distanza di molti anni anni dalla sua prima uscita nel 1999, il racconto horror di Mignola in una veste tutta nuova, che ci permette di riapprezzare questa piccola perla del genere. La speranza di questa nostra recensione di Jenny Finn, poi, è anche quella di avvicinare a questo autore incredibile nuovi lettori.

Jenny Finn

Mike Mignola non ha infatti certamente bisogno di presentazioni: l’artista americano è noto al grande pubblico soprattutto per essere il papà di Hellboy, ma non si possono ignorare le sue altre produzioni, tra le quali spiccano BPRD, Abe Sapien, Lobster Johnson, Witchfinder. Mignola, non lo si può negare, è poi un amante del soprannaturale, e Jenny Finn nasce proprio da questa sua grande passione, miscelando sapientemente le sue influenze gotiche e paranormali nella creazione di un prodotto ancora fresco e attuale a distanza di anni. Non ci resta, dunque, che aiutarvi a conoscere Jenny Finn in questa nostra recensione: un mistero meravigliosamente terribile, oggi come allora.

 “É pericoloso girare da soli per Londra, Jenny Finn”

La Londra di fine Ottocento che ci racconta Mike Mignola, è stata terribilmente sconvolta. Da diverse settimane, infatti, il molo è flagellato da una duplice minaccia: un’orrenda piaga sta ricoprendo i corpi degli abitanti della città con terribili tentacoli, e se tutto questo non bastasse, durante la notte un maniaco omicida si aggira per le strade uccidendo tutte le donne indifese che incontra. Alla disperata ricerca di risposte, i londinesi decidono così di rivolgersi direttamente agli spiriti, nella speranza di scoprire chi si nasconde dietro il misterioso assassino. La risposta a questo intricato mistero arriverà da una ragazza nata dal mare, che reca con se una terribile maledizione.

Questo è l’incipit del racconto di Mignola, un racconto che ci trasporta nella capitale britannica a ridosso del 1900, tingendola di atmosfere cupe, lugubri, e angoscianti. Le strade di Londra sono più vive che mai, e ci regalano uno spaccato del lato più oscuro della società inglese: quello dei poveri, dei lavoratori che si spaccano la schiena per pochi spiccioli, delle prostitute che fin dalla tenera età vengono risucchiate in una triste spirale pur di mettere i denti su un tozzo di pane. Se tutte queste difficoltà non bastassero da sole a rendere la loro vita un inferno, la comparsa contemporanea di un morbo oscuro e di un misterioso assassino irrompono a sconvolgere i precari equilibri delle loro esistenze, gettando su di loro un’oscura presenza. Perché le persone si stanno tramutando in mostruosi pesci? Chi è questo astuto serial killer che colpisce solo le giovani donne? E Jenny Finn, la nuova prostituta del bordello, è comparsa solo per una mera casualità in città nello stesso periodo di queste due catastrofi? Il mistero si infittisce pagina dopo pagina, e la scrittura di Mignola riesce pagina dopo pagina a tenere incollato il lettore.

Un tratto distorto e caricaturale

La storia di Jenny Finn potrebbe essere in apparenza molto semplice, ma il lavoro di Mignola, unitamente a quello di Troy Nixey, Farel Dalrymple e Dave Steward, porta il fumetto su di un altro livello trasformandolo in un ottimo prodotto; sono, da questo punto di vista, fondamentali le illustrazioni. Le tavole ci trasportano all’interno della storia, facendoci percepire il malessere e il disgusto di una Londra dilaniata dalla malvagità e dalla malavita dei suoi abitanti. Gli stessi volti dei personaggi, distorti, stanchi e ammalati, ci arrivano sotto forma di inquietanti caricature, che non fanno che aumentare il nostro senso di disagio, anche grazie ai minuziosi dettagli nel realizzare i diversi stadi della trasformazione delle persone infettate dalla piaga. Un lavoro certosino, impreziosito dalla colorazione, tetra e viva, che potremo ammirare, in questa edizione, dalla prima all’ultima pagina.

Jenny Finn

Non c’è spazio per la bellezza nella Londra di Jenny Finn. Le strade, i personaggi, i mostri, seppur diversi condividono lo stesso triste contesto. Quello di un mondo senza speranza, appesantito dal malessere e della malattia. Ogni tavola fa emergere chiaramente questo status quo immutabile, che precipita repentinamente al comparire delle due calamità. Il tratto marcato rende oscuro e malvagio ogni vicolo di Londra, facendoci sussultare ad ogni pericolo che minaccia i nostri protagonisti. Le trasformazioni della piaga, poi, trasudano Lovecraft ad ogni pennellata. Il terrore sottomarino prende vita in superficie, e si attacca alla pelle dei poveri sventurati che la contraggono generando mostri fatti di pinne, plancton e scaglie.

Lovecraft in fondo al mare

Jenny Finn è un’opera matura, adulta, che dimostra come il comics americano non sia fatto solo di supereroi in calzamaglia. La storia che ci racconta Mike Mignola può tranquillamente inserirsi tra i cult dell’horror a fumetti. Un ritmo che parte in sordina ma che si fa via via più frenetico, un mistero che vi terrà col fiato sospeso fino all’ultima pagina, anche quando i protagonisti e i ruoli verranno scoperti e definiti. Il tutto condito da tavole eccezionali, perfettamente inserite nel contesto e colorate con quel giusto tocco di grigiore londinese.

Se proprio dobbiamo andare a cercare una pecca in questa nostra recensione, possiamo evidenziarla nella mancanza di un approfondimento sul personaggio di Jenny Finn. Infatti, la misteriosa ragazzina sembra quasi un personaggio secondario, e solo verso la fine inizia ad essere più presente nella storia. Ma, forse, questa scarsa caratterizzazione è stata una scelta più che azzeccata. Lascia di Jenny un ricordo veloce ma decisamente marcato, un mistero che non si risolve neanche quando ogni tassello si inserisce al proprio posto. Un mistero continuo, che ci accompagnerà ancora a lungo.

Recensione
  • Jenny Finn
    8.5Voto Finale

    Jenny Finn può essere considerato un classico senza tempo. Mike Mignola riesce ad unire il mito di Jack lo Squartatore con gli incubi di Lovecraft, tirando fuori dal cilindro una storia che potrebbe ad un primo impatto sembrare scontata e già vista, ma che vi racconterà invece un mistero imperscrutabile, che vi terrà col fiato sospeso fino all'ultima pagina. Le tavole, poi, riescono attraverso il tratto marcato e alla colorazione vivida a trasportarvi all'interno della Londra di fine ottocento, per rendervi protagonisti di un incubo ad occhi aperti. Pronti a scoprire la vera identità della bambina che viene dal mare?

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