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Jessika – Recensione del titolo investigativo di Tritrie Games

Dall'assenza di un padre a segreti nascosti
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C’è stato un periodo, neanche troppo lontano, in cui un titolo investigativo molto particolare e fino a quel momento unico nel suo genere, fu incredibilmente apprezzato dalla community, non solo per la modalità di gioco proposta, ma anche per l’intima storia raccontata. Si trattava di Her Story, sviluppato ed edito da Sam Barlow, che tramite un computer e i video registrati degli interrogatori della polizia, ci faceva indagare a fondo e scoprire le varie vicissitudini della protagonista, che l’hanno portata alla morte. Sono diversi i titoli che si sono poi affacciati nel panorama videludico che sfruttano meccaniche simili, tra cui anche Telling Lies dello stesso Barlow. Ad unirsi al valzer questa estate è invece Tritrie Games, studio indipendente tedesco con sede a Colonia, che con Assemble Entertainment come editore propone al pubblico mondiale Jessika, un titolo che sposa esattamente le stesse meccaniche, ma con una nuova storia ed un paio di chicche al seguito.

Il rimpianto di un padre

Convinto che ci sia qualcosa sotto, qualcosa di sbagliato, e dei dettagli che non tornano, il padre di Jessika vuole indagare a fondo e scoprire cosa c’è dietro alla morte di sua figlia. Tuttavia noi non interpreteremo quest’ultimo, ma un/a ragazzo/a che è stato/a assunto/a per scavare a fondo nei dati appartenenti alla ragazza, sfruttando le abilità di hacking. Come da copione, il nostro compito sarà proprio quello di rivelare la verità nascosta, armati di laptop e partendo da quello che sulle prime sembra un video diario registrato prima del suicidio. Ipotizzando e indagando, pezzo dopo pezzo andremo quindi a ricomporre la storia della ragazza, dalla prima infanzia fino all’adolescenza, con tutti i momenti belli e brutti che le hanno contraddistinte.

Dalla nostra ci saranno anche i nostri amici e colleghi, che tramite la chat di “Wizzap” (che chiaramente richiama il noto Whatsapp) si terranno in contatto con noi, aiutandoci, scambiando opinioni su cosa scopriremo, ma anche per parlare del più e del meno. Chiaramente saremo in contatto diretto anche con il padre della ragazza, che informeremo su tutto ciò che man mano tireremo fuori. Alterneremo quindi ricerca e risposte con un ritmo serrato, e dove ogni video visto può aprire un piccolo scambio di battute dove potremo anche scegliere (in modo non influente) che risposta dare.

Jess in Kam

Il gameplay nudo e crudo non si discosta molto da quello che abbiamo già saggiato con i titoli citati poco fa: tramite un sistema di parole chiave (qui sotto forma di hashtag) effettueremo delle ricerche, e verranno scovati alcuni video che corrispondono a tale parola (ma che non necessariamente si trova all’interno del video stesso. Tutti i video, nessuno escluso, ritraggono Jessika in prima persona, che raccontandosi e raccontando delle sue esperienze, ci fornirà pian piano degli indizi per scavare nella sua personalità. La differenza più grande rispetto ai giochi dello stesso genere, è che la storia di per sé non sarà troppo complicata o intricata, in generale meno criptica. Per ovviare a questo problema, che avrebbe di rimando reso la nostra investigazione troppo facile, è stata inserita una feature riguardante il livello di protezione dei video: anche se con la parola chiave corrispondente, molti dei file non saranno riproducibili sa subito, e si sbloccheranno automaticamente solo una volta che ne avremo visti altri specifici (o un numero di essi). Per riconoscerli è stata utilizzata una semplice classificazione per colori, e per non perdere i file trovati ma non ancora riproducibili è possibile contrassegnarli con una stellina e inserirli in quella che di fatto è una “cartella” dei file importanti e/o preferiti. Va da sé che anche con questa piccola introduzione, il gioco risulti estremamente semplice, e può essere completato anche in tre ore scarse.

Una magra vittoria

Purtroppo Jessika, nonostante le ottime intenzioni e i temi profondamente delicati che vengono trattati all’interno del gioco, si perde molto in due o tre caratteristiche che in fin dei conti dovrebbero essere il punto forte di una produzione di questo tipo. Per prima cosa, un titolo che abbia un che di investigativo deve essere intrigante, incuriosire, non annoiare, e soprattutto spingere il giocatore a spremere le meningi per tirare fuori le proprie ipotesi. Tuttavia in questo, Jessika riesce solo in parte: buono il tentativo, soprattutto se parliamo di un team di sole 3 persone che si è occupato di tutto, ma che purtroppo non è stato in grado di spingere fino in fondo l’idea proposta. Ecco quindi che ci scontriamo contro ad uno schema troppo semplice per la ricerca dei file, una facilità disarmante per intuire le parole chiave, una prevedibilità di fondo degli eventi che rischia di far perdere l’interesse nella vicenda, e una durata generale del gioco veramente risicata.

Altri forti dubbi nel gioco riguardano la già citata possibilità di fare delle scelte: se sul piano narrativo la recitazione regge (quasi solo se si gioca in tedesco, a causa di un fastidioso anti-sincro tra video e audio inglese) e l’attrice che interpreta Jessika riesce ad essere particolarmente convincente in alcune clip, sul piano ludico ci troviamo davanti ad un titolo sciapo,dove anche le già citate scelte multiple si riducono ad un nulla di fatto, e con la ciliegina sulla torta di un finale alquanto banale che scarta l’idea di un finale multiplo (abbiamo giocato anche una seconda run cercando di cambiare le scelte, ma non servirà a nulla).

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Recensione
  • Jessika
    5Voto Finale

    Nonostante le nobili intenzioni, ci sentiamo purtroppo di bocciare il gioco, soprattutto se siete amanti di questo genere di avventure. Sul piano ludico, a parte una recitazione sufficiente e una piccola innovazione nello storytelling e nelle interazioni grazie alla chat Wizzap, purtroppo Jessika fa acqua da tutte le parti: una durata risicata, una facilità disarmante nell'intuire le parole chiave per trovare nuovi video, un'asincronia molto fastidiosa tra i video e la lingua inglese, e la finta influenza delle scelte multiple proposte (anche a fine gioco). Il piccolo studio tedesco ha fatto del suo meglio, e come primo tentativo potrebbe essere sfruttato per trarre novità dalle idee più interessanti proposte.

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