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Jupiter’s Legacy – Recensione della prima stagione della serie Netflix

Eccovi la nostra recensione di Jupiter's Legacy, opera che parte dal fumetto di Mark Millar e arriva su Netflix con la sua prima stagione in otto

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Da grandi poteri derivano grandi responsabilità: la frase che Zio Ben dice ad un giovane Peter Parker è divenuta una sorta d’iconica idea all’interno della Casa delle Idee Marvel, sempre più concentrata su supereroi con superproblemi a differenza della Distinta Concorrenza (DC), che ha sempre invece puntato su un’epica maggiore. Mark Millar, che qualche anno fa ha militato nella casa di Stan Lee producendo opere come Civil War, sembra aver preso a riferimento proprio questa frase per caratterizzare al meglio la prima generazione di eroi all’interno di questo strano e folle mondo, molto più vicino alla Golden Age di quanto lo sono i moderni supereroi dei fumetti. Ma senza indugio, andiamo a scoprire la nostra recensione di Jupiter’s Legacy, serie tv ispirata da un’opera di Mark Millar (presente nel suo MillarWorld) e ideata da Steven S. DeKnight, arrivata oggi su Netflix nella sua prima stagione.

Jupiter's Legacy recensione

L’opera originale

Partiamo dalle basi: il fumetto, serie che al momento non prevede ulteriori uscite, è edita da Panini Comics in Italia sotto forma di 3 volumi. I primi due, Jupiter’s Legacy 1 e 2, contengono la storia principale, ovvero il rapporto tra gli eroi di prima generazione e i successivi problemi che confluiscono dal conflitto tra etica e codice morale. Il terzo volume, Jupiter’s Circle (che cambierà a breve il nome in Italia, chiamandosi Jupiter’s Legacy Prologo), racconta invece una vicenda nel passato dei nostri protagonisti. La storia, sia nel fumetto che nella serie, racconta le vicende di questi sei personaggi, divenuti supereroi seguendo degli strani avvenimenti, che hanno deciso di sfruttare le proprie capacità per risollevare l’America del periodo buio. Sheldon Samson, suo fratello Walter, Grace Kennedy, Richard Conrad, Fitz Small e George Hutchence diventano quindi persone dotati de straordinari poteri, e creano l’Unione, una lega pronta a combattere ogni male della terra.

Se il tempo ha rafforzato (o spezzato) i legami tra questi eroi, al contrario di loro le generazioni successive fin da subito mostrano intenti diversi: questi ragazzi, infatti, oltre a dover subire il peso del loro lignaggio, soffrono anche per le difficoltà legate al ritrovarsi dei poteri senza però averli chiesti. Tutto il fumetto, senza rovinarvi la trama, si basa quindi su questo avanzamento generazionale e sul cambiamento dei principi che reggeva all’epoca l’Unione. La prima stagione di Jupiter’s Legacy prende il concept e lo rielabora: da un lato aggiunge nuove informazioni e dettagli, molto inerenti con il tema e con l’idea di Millar, mentre dall’altra sistema il tutto gestendo diversamente i tempi. Se il fumetto racconta quindi in modo frettoloso i dettagli della storia dei sei eroi, per poi spostare il peso dell’attenzione sul presente, la serie intervalla sapientemente il tutto, creando un climax crescente dalla prima all’ultima puntata.

Il peso della responsabilità

La serie sembra quindi fare il giro largo: la particolarità di questo giro è che passa, come se fossero delle boe, attorno a dei punti cardine presenti nell’opera originale, mettendoli in atto in modo magistrale. Il resto è un susseguirsi di dialoghi misti a scene action ben strutturate, soprattutto in termini di CGI. Forse, se proprio c’è da vedere qualche pecca, passando tra due periodi storici precisi, l’invecchiamento fatto ad alcuni personaggi della prima generazione sembra essere troppo finta; al contrario, gli effetti usati per le scene più gore e per i poteri sono davvero di livello elevato. Ogni tanto, vuoi appunto per il materiale originale, vuoi anche per la necessità di preparare lo spettatore ad essere stupito, la serie cade in dei cliché banali: questi sono evidenti nei rapporti tra padri e figli, oltre che nello sviluppo che ruota attorno alla dinamica di Codice, uno dei protagonisti non corporei di questa stagione, e crediamo di tutta la serie.

Jupiter's Legacy recensione

Un’altra cosa che si nota subito è la differenza qualitativa della messa in atto delle scene tra gli attori che rappresentano i personaggi della prima generazione e quelli della successiva: salvo Elena Kampouris (Chloe) e Ian Quinlan (Hutch), gli altri risultano un po’ troppo scialbi. Come detto prima, invece, Josh Duhamel (Sheldon/Utopian), Ben Daniels (Walter/Brainwave), Leslie Bibb (Grace/Lady Liberty), Mike Wade (Fitz/The Flare), Matt Lanter (George/Skyfox) e David Julian Hirsh (Richard/Blue-Bolt) rendono molto bene a schermo, costituendosi come una particolarmente riuscita dell’opera, soprattutto quando questi dialogano tra di loro. La trama della serie scorre piacevolmente, catturando lo spettatore episodio dopo episodio, conquistando grazie alla sua storia moderna e mantenendo con il fiato sospeso attraverso la storia degli anni ’30. Jupiter’s Legacy non manca infine di presentare dei riusciti colpi di scena che si mantengono celati fino alla fine della stagione, lasciando lo spettatore con il massimo interesse per la successiva.

Recensione
  • Jupiter's Legacy 1
    8Voto Finale

    Presentandosi come un misto tra supereroi moderni e qualcosa di più "Golden Age", Jupiter's Legacy nei suoi primi 8 episodi riesce a raccontare un intreccio particolarmente interessante, capace di tenere incollati fino all'ultimo secondo. Qualche pecca tra i giovani eroi, mista a qualche trucco invecchiante non proprio ben fatto, sono le uniche cose poco riuscite, a fronte di tutto il resto che invece ha una resa davvero eccellente (seppur con una partenza un po' lenta).

     

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