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Kingdom Hearts III ReMind – Recensione, un viaggio nel cuore dei Guardiani della luce

Il contenuto aggiuntivo era carico di aspettative, Square Enix avrà accontentato i fan?
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Partiamo dal presupposto che a scrivere questa recensione è una persona rimasta, in termini puramente soggettivi, piacevolmente colpita da Kingdom Hearts III, nonostante la mia controparte di critico sia ben consapevole che l’opera, nella sua totalità, ha delle lacune particolarmente gravi, sia per la stesura della trama sia per meccaniche ludiche. Detto questo, l’analisi del terzo capitolo ve l’abbiamo già proposta a suo tempo, ed è disponibile a questo link, ma oggi andiamo a recensire Kingdom Hearts III ReMind, atteso DLC che nella mente del team di sviluppo doveva chiarire alcune questioni lasciate in sospeso. Questo in parte è vero, ma dall’altra c’è da dire che per come le vicende vanno a svilupparsi, la storia si incasina in modo fin troppo evidente. Sebbene ai fan piaccia molto teorizzare sulla serie, il rischio è quello di mettere troppa carne al fuoco senza poi dare una degna conclusione al tutto. Il contenuto aggiuntivo aveva la missione principale di accontentare gli appassionati che erano rimasti orfani di quegli elementi riproposti solo nelle versioni Final Mix. Da questo punto di vista gli utenti potranno finalmente trovare pane per i loro denti, dato che tutte le boss fight inserite, con particolare risalto ai Data, sono davvero impegnative.

Dove eravamo rimasti

ReMind riprende esattamente dal momento in cui Sora decide di partire in solitaria alla ricerca di Kairi, sfruttando il Potere del Risveglio. Bene, senza farvi troppi spoiler, il nostro protagonista si troverà a rivivere tutta la battaglia del Cimitero dei Keyblade ma da un’altra prospettiva, ovvero quella dei Guardiani della Luce. Inoltre, sono state aggiunte alcune scene molto significative che possono dare spunti enormi per quello che sarà il futuro della serie. Evitiamo di aggiungere altro, ma questo non ci impedisce di tirare le somme. La capacità di creare una trama tentacolare è sempre stata la qualità più riconosciuta di Nomura, questa volta però… si sta davvero esagerando. Continuare a centellinare informazioni così importanti in contenuti non proprio “alla portata di tutti”, rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio, visto che già allo stato attuale c’è molta confusione anche all’interno della community stessa. Sebbene abbia apprezzato alcune scelte e dialoghi ben precisi, sento che le spiegazioni fornite siano più come meri pretesti per rafforzare concetti già noti o assimilati, mentre una narrazione quasi nascosta si fa strada sottotraccia, diramandosi verso lidi ancora nascosti.

Se il compito di ReMind era chiudere alcuni cerchi, sappiate che questo focus non viene pienamente centrato, visto che arrivati ad un certo punto si vede chiaramente come il ciclo della saga di Xehanort sia arrivato alla sua conclusione, senza che abbia da dire qualcosa di, ormai, troppo significativo. Sappiamo, infatti, che per informazioni davvero importanti bisognerà aspettare il prossimo aggiornamento di Union Cross – titolo free to play per dispositivi mobile – e la release del tanto misterioso Projekt Xehanort, anch’esso per cellulari. Gli aspetti non ancora sviscerati con tutta probabilità saranno analizzati all’interno di altre produzioni, cosa che, in parte, delude profondamente. Il risultato finale del contenuto aggiuntivo è totalmente confusionario, ma non per questo privo di potenziale. Sebbene Kingdom Hearts III sia stata una delusione per quasi tutti gli appassionati, se le premesse narrative del nuovo corso denominato Master of Master Saga sono queste ci sono davvero tanti motivi per continuare a seguire la serie.

Nuovo DLC, vecchi comandi

Le funzioni e i comandi sono rimasti praticamente gli stessi, anche se quando aprirete il DLC troverete un aggiornamento gratuito che dona nuove abilità a Sora, permettendogli di eseguire nuove mosse ancora più rapide e potenti. Come detto in precedenza ripercorrerete le tappe della fase finale del gioco, fino a ricomporre il cuore di Kairi. Sebbene tutta l’esperienza sia un corridoio narrativo, arrivati a un certo punto il titolo si aprirà leggermente, proponendo una formula molto simile a quella vista in Fragmentary Passage. Se avrete finito il gioco in modalità standard e critica otterrete i relativi simboli, che vi garantiranno due vecchie conoscenze: i keyblade Lontano Ricordo e Portafortuna. Questi sono essenzialmente lo specchio l’uno dell’altro, e siamo certi che molti fan si divertiranno parecchio. La difficoltà del DLC, come quella del gioco principale, è irrisoria, soprattutto se avrete potenziato Sora durante l’endgame. Discorso diverso viene fatto per i Data, ma ci arriveremo con calma.

Data l’enorme differenza di forza tra Sora e gli altri, gli sviluppatori hanno pensato di dare la possibilità al giocatore di scegliere, solo ed esclusivamente in alcune boss fight, che personaggio controllare. Infatti, potrete prendere le redini di Roxas, Riku, Kairi e Aqua. Ognuno di loro è dotato di un move set unico e riconoscibile, peccato non particolarmente ricercato dal punto di vista coreografico. Questi eroi avranno le loro statistiche predefinite, che sostanzialmente “annullano” quelle di Sora, permettendo dunque un livello di sfida più equilibrato. Però c’è da evidenziare come la casa di sviluppo non abbia sprecato particolari energie nel proporre nuove situazioni di gioco o scontri finali più articolati: anche i combattimenti contro i Data dell’Organizzazione sono solo un passatempo del tutto secondario, nulla che aggiunga un divertimento troppo concreto. Una volta sconfitti tutti, infatti, resterete solo con un mucchio di domande, anche se c’è da dire che il finale del DLC è davvero esaltante per certi aspetti.

Abbiamo appena nominato i Data, c’è dunque da evidenziare questo aspetto che, in parte, vuole essere il punto centrale della produzione: il loro obiettivo è quello di proporre ai giocatori boss con un livello di sfida maggiore, mettendoli davanti a sfide ideologicamente complesse. Peccato che, in parte, non si siano rivelate tali, dove tranne in un paio di scontri riconosceremo solo classiche boss fight dove andremo alla lunga a buttare giù l’avversario senza troppa difficoltà. Più che una lotta, ogni scontro diventerà una gara a chi resiste di più, non proprio il massimo dell’esaltazione se vi sommiamo che, indipendentemente dal fatto che stiamo affrontando copie create grazie a dati digitali, i nemici si muovono ugualmente alla loro controparte “reale”, facendo diventare i loro pattern di facile lettura.

Conclusioni

Dal punto di vista puramente tecnico il gioco si difende bene, soprattutto per quanto concerne un design che resta accattivante e magnetico. Ci sono due aggiunte che tuttavia faranno piacere ai fan: la prima è una photo mode totalmente rivista, la seconda è il premium menù. Per quanto riguarda la modalità fotografica adesso vi sarà consentito di spostare tutti i personaggi disponibili in qualsiasi scenario di gioco, facendogli prendere la posa che più vi aggrada dando vita a scatti davvero creativi. Il premium menù invece, si attiverà poco dopo aver ricominciato il gioco. Avrete la possibilità di avvantaggiarvi o penalizzarvi, andando a selezionare impostazioni come il ripristino di HP nel tempo o feature così sadiche che spaventerebbero anche il gamer più preparato. La scelta di quanto rendere complessa la vostra esperienza spetta unicamente a voi. Un plauso doveroso va anche alle musiche, sempre di ottimo livello e capaci di trasformare completamente alcune scene che, senza di esse, sarebbe davvero insignificanti.

In conclusione ReMind è caos allo stato puro. Il DLC non fa altro che incasinare tutta la trama generale senza essere troppo chiarificatore e, anzi, mettendo ancora più dubbi nella testa del giocatore. A 30 euro l’offerta ludica proposta dal contenuto aggiuntivo è davvero misera, visto che nella maggior parte del tempo affronterete gli stessi nemici con filmati già visti e rivisti. Le aggiunte, poco significative e ispirate, non valgono assolutamente il prezzo del biglietto, facendo capire fin da subito che questo contenuto è destinato ad una fetta di pubblico più hardcore che seguirebbe la saga anche in capo al mondo. Ci rendiamo conto inoltre che questa continua divisione di trama principale sta facendo del male alla serie, visto che il team di sviluppo con Kingdom Hearts III ha dimostrato che quando c’è da fare chiarezza si fa fatica ad allestire un racconto brillante e coerente. Il contenuto aggiuntivo, tra le altre cose, dà quasi per scontato che in determinati momenti l’utente finale abbia seguito le vicende di Union Cross, mettendo ancora più confusione su una storia già libera a qualunque interpretazione. Kingdom Hearts III ReMind raggiunge a malapena la sufficienza, dato che si è dimostrato essere un mero riempitivo di un’esperienza, almeno sotto il profilo prettamente ludico, fin troppo povera per eccellere.

Alcune domande quasi esistenziali per i fan non hanno trovato risposta dopo quasi un anno dalla release del gioco principale, dunque la conclusione della saga di Xehanort più che mettere la parola fine sul passato sembra essere il classico capitolo di transizione e nulla di più. Tuttavia nutriamo ancora speranza per il futuro del brand, visto che la direzione che sta prendendo la trama potrebbe rivelarsi più interessante del previsto, e soprattutto ben più solida di questa prima parte. Allo stato attuale però abbiamo ancora troppe poche informazioni su questo preciso argomento per poter dare dei giudizi più precisi, e non ci resta che aspettare la prossima mossa del Maestro dei Maestri.

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Recensione
  • Kingdom Hearts III ReMind
    6Voto Finale

    Kingdom Hearts III ReMind doveva essere tante cose, belle promesse e speranze che il team alla fine ha deluso. Probabilmente ci aspettavamo tutti un altro tipo di contenuto, ma allo stato attuale è meglio smettere di pensarci e proiettarsi verso il futuro della saga.


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