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La Prima Notte del Giudizio – Recensione del prequel diretto da Gerard McMurray

La nascita di una tradizione americana
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  • La Prima Notte del Giudizio – Recensione del prequel diretto da Gerard McMurray

La prolifica serie iniziata cinque anni fa con La notte del giudizio di James De Monaco, ha portato diversi milioni di incasso alla Blumhouse di Jason Blum nel corso degli ultimi anni, motivando gli investitori a produrre un quarto capitolo della saga che spieghi gli inizi della famosa trilogia horror. Nonostante questa volta la direzione del nuovo film sia stata affidata a Gerard McMurray, notiamo che la sceneggiatura è rimasta ancora nelle mani del suo ideatore originale e vede al suo interno un cast di attori completamente inedito. Fatte queste premesse, siamo ora pronti a scoprire le origini dietro il distopico franchise che ha fatto tanto scalpore oltreoceano.

L’universo alternativo nella quale viene ambientato questo film si è sempre contraddistinto per un unica e fondamentale differenza dal nostro. In un paese malato e in continua crisi come gli Stati Uniti d’America di un futuro non troppo lontano, l’unico modo per ridurre il malcontento del paese è quello di permettere ai cittadini di sfogare la loro rabbia una singola notte l’anno, rendendo ogni crimine completamente legale per dodici ore. Diventata ormai un abitudine nelle scorse pellicole, non ci siamo mai chiesti veramente come in una società civile sia stato possibile arrivare a tutto questo.

Il prequel ci mostrerà come in un clima di incertezze politiche il partito dei Nuovi Padri Fondatori si sia fatto largo fino alla Casa Bianca instaurando un nuovo presidente grazie all’appoggio economico della lobby americana delle armi da fuoco. Con lo scopo di abbassare il tasso di criminalità sotto l’1%  per il resto dell’anno i nuovi funzionari di stato decidono di sperimentare la teoria sociologica dello sfogo all’interno di una piccola comunità isolata come quella di Staten Island. Per incentivare gli abitanti a non andarsene e a prendere parte alla purificazione in maniera attiva, il governo mette a disposizione una sostanziosa ricompensa per tutti i partecipanti all’esperimento, tenendo di fatto in ostaggio la maggior parte della popolazione locale oppressa da una povertà dilagante che difficilmente declinerà l’invito al prenderne parte. 

La prima notte del giudizio intrattiene il giusto senza però sfruttare pienamente il suo retaggio. Questo ci mostra lo svolgimento del primissimo sfogo tramite gli occhi dei giovani fratelli Nya (Lex Scott Davis) e Isahia (Joivan Wade) che grazie all’aiuto del boss di quartiere Dmitri (Y’lan Noel) tentano di sopravvivere all’orrore della notte a modo loro.

Quando il losco sistema mirato a eliminare le classi povere non ingranerà come prospettato, il partito manderà dei mercenari mascherati da bande criminali per aiutare le operazioni di pulizia sociale. In questa situazione, la malavita del posto interverrà per difendere il proprio quartiere, creando una situazione paradossale dove gangster e uomini del governo si ritroveranno a combattere in parti inverse. Il messaggio politico è sicuramente forte e chiaro, ma non abbastanza da rendere la trama interessante. Il lungometraggio poteva sicuramente essere sfruttato meglio e collegato maggiormente al filone narrativo al quale appartiene, senza diventare un ennesimo prodotto fine a sé stesso. 

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Recensione
  • La Prima Notte del Giudizio
    6Voto Finale

    La prima notte del giudizio porta sul grande schermo un messaggio tremendamente attuale nel panorama politico dei giorni nostri. Nonostante le intenzioni siano buone, la trama singolarmente non entusiasma per la sua intraprendenza, ma lo rende comunque un prodotto godibile per le grandi masse.

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