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La saga di Devil May Cry: dagli albori fino ai giorni nostri

Ci sono giochi che segnano un’epoca pur non portando grande innovazione, e altri che riscrivono da zero un genere videoludico. Poi ci sono...


Ci sono giochi che segnano un’epoca pur non portando grande innovazione, e altri che riscrivono da zero un genere videoludico. Poi ci sono i giochi come Devil May Cry che fanno entrambe le cose. La serie ha preso il genere action e lo ha completamente rinnovato, creando di fatto un sotto-genere, lo stylish action, dove a contare davvero è l’abilità del giocatore. L’opera nasce dalla geniale mente di Hideki Kamiya (celebre per aver ideato anche il superbo Bayonetta), durante l’avvento della settima generazione di console. La serie ha fatto vivere ai suoi fan gioie e dolori, finendo per scomparire dopo un reboot non certo all’altezza delle aspettative, quantomeno dal punto di vista commerciale. Dopo anni di speculazioni, rumors e leak di anticipazione, sul palco dell’E3 2018 è stato finalmente annunciato Devil May Cry 5 che sembra voler prendere le distanze dalla deviazione compiuta da Ninja Theory. In attesa del quinto capitolo, che rappresenta il definitivo ritorno della serie, riscopriamo insieme la storia e l’evoluzione della saga di Devil May Cry, dagli albori fino ai giorni nostri.

Devil May CryIl primo Devil May Cry è un titolo che è stato in grado di rivoluzionare il genere degli action, imponendosi come paradigma degli hack and slash, ma forse non tutti sanno che in origine sarebbe dovuto essere il quarto capitolo della saga di Resident Evil. Verso la fine degli anni ’90 c’era parecchio fermento tra quelli della Capcom, desiderosi di portare la celebre serie horror sulla nuova PlayStation 2 di Sony. Si decise di affidare lo sviluppo e la direzione del progetto a un giovane game designer di nome Hideki Kamiya, che aveva in mente un concept molto veloce e dinamico, in netto contrasto con i ritmi compassati che avevano caratterizzato Resident Evil fino al terzo capitolo. Kamiya iniziò a lavorare con un team rinominato Little Devil, implementando una telecamera dinamica e diversi altri accorgimenti che pian piano lo fecero allontanare dai classici canoni della serie. La situazione allarmò il produttore Shinji Mikami, che convinse i vertici della Capcom a rendere quel progetto un gioco completamente nuovo: stava per nascere Devil May Cry. Liberi dai vincoli di Resident EvilKamiya e il suo team si sbizzarrirono, creando un action super frenetico che implementava elementi esplorativi. Un design gotico, accompagnato da una colonna sonora heavy metal che enfatizza i continui combattimenti, rappresenta la cornice per mettere in scena le vicende del suo mitico protagonista: Dante. figlio del demone Sparda e di una donna di nome Eva, dalle fattezze umane ma con straordinari poteri da demone. La storia inizia con Trish, una misteriosa ragazza venuta a cercarlo per sincerarsi delle sue capacità e per chiedergli di aiutarla a fermare il malvagio Mundus, imperatore dei demoni e nemico di Sparda, che è risorto dopo tanti anni di oblio ed è intenzionato a conquistare il mondo degli umani.

Devil May CryIl gioco è la perfetta fusione di un picchiaduro a scorrimento 3D e un action-adventure, caratterizzandosi per la forte enfasi dei combattimenti, armi incredibili e cut-scene spettacolari. Il primo Devil May Cry divenne in breve tempo un punto di riferimento per PlayStation 2 e una generazione intera di videogiocatori, soprattutto per il suo gameplay fatto di veloci e originali combattimenti acrobatici. Dante ha a disposizione la leggendaria spada Rebellion e le due pistole semi-automatiche Ebony ed Ivory (un riferimento alla famosa canzone del 1982 di Paul McCartney e Stevie Wonder), può trovare altre armi nel corso del gioco ed è in grado di trasformarsi in “modalità demone” con il Devil Trigger. Uno degli elementi più caratteristici del titolo è la possibilità di combinare gli attacchi con armi da fuoco e quelli con la spada anche a mezz’aria. Oltre al gameplay in sé, che in larga parte è suddiviso in sezioni di combattimento unite a elementi platform, il gioco si distingue per l’alto numero di combinazioni fra armi e abilità, coronando la fine di ogni livello con una serie di statistiche e una valutazione finale da D a SSS. Effettuare combo sempre più spettacolari ed efficaci è necessario per riuscire ad ottenere una valutazione migliore e un numero maggiore di Red Orbs da spendere per acquistare nuove abilità ed oggetti. Gli scontri con i boss rompevano la linearità del gioco, per offrire una sfida dalle caratteristiche uniche e che variano ad ogni scontro (servivano tre round in momenti diversi del gioco prima di sconfiggerli definitivamente). Pur essendo solo quattro, costituiscono un elemento impressionante nell’economia narrativa, dove emerge un taglio cinematografico estremamente spettacolare.

Un gioco sorprendente, ma tuttavia non privo di difetti. La storia non è molto solida e la narrazione esiste in funzione del gameplay: Dante non brilla per caratterizzazione, mentre Trish, che dovrebbe essere il motivo chiave del viaggio verso l’Inferno, è quasi del tutto inutile nelle poche sequenze che la vedono protagonista. Da un punto di vista tecnico, l’unico punto debole è l’uso di una telecamera non controllabile dal giocatore, tipica nei giochi di quegli anni, che rende molto difficile la gestione dei combattimenti. Devil May Cry non è certamente un titolo che non sia invecchiato nel corso degli anni, ma permangono elementi di maestosa grandezza che gli hanno permesso di essere uno dei videogiochi più importanti e influenti di sempre.

Devil May CryLo sviluppo del sequel venne affidato a Hideaki Itsuno, togliendolo dalle mani del creatore Hideki Kamiya. Questo non solo segnò una rottura, che avrebbe portato Kamiya ad allontanarsi da Capcom, ma rese Devil May Cry 2 qualcosa di diverso. Arrivato su PlayStation 2 nel 2003, il secondo capitolo riuscì a vendere benissimo, ma deluse gran parte della critica e dei fan, andando a ricoprire il ruolo di anello debole della serie. Capcom rende il gioco un brand facendo un accordo con Diesel, ma la campagna marketing sembra focalizzarsi più sui jeans indossati dai protagonisti che su tutto il resto. La cosa oggi non ci stupirebbe più di tanto, ma allora venne visto come il tentativo di voler solo commercializzare il prodotto e allargare il pubblico, a discapito dell’anima hardcore che contraddistingue il gioco precedente. Nel complesso la direzione artistica viene a mancare, il livello di sfida diminuisce e l’intelligenza artificiale dei nemici è piuttosto discutibile. In questo capitolo Dante si ritrova in compagnia di Lucia, un’avvenente fanciulla dai capelli rosso fuoco che potremo utilizzare in alternativa al figlio di Sparda. Al netto di alcuni miglioramenti nella gestione della telecamera, il titolo apparve molto semplificato sia nelle boss fight che negli enigmi. Stilisticamente molto più cupo del predecessore, presentava ambienti più grandi ma anche meno dettagliati, e lo stesso Dante risultò anonimo rispetto allo stravagante e beffardo mezzo demone di cui il mondo si era innamorato. Come detto, le lamentele non mancarono, ma Capcom ne fece tesoro in vista di un nuovo episodio.

Devil May CryIl team si mise subito al lavoro per realizzare il degno erede che i fan si aspettavano. Quando Devil May Cry 3: Dante’s Awakening arrivò sugli scaffali dei negozi nel 2005, il gioco riuscì subito a riconquistare critica e pubblico, facendo dimenticare i difetti del secondo capitolo. Rappresenta un prequel dell’originale e ci mostra un giovane e spavaldo Dante sulle tracce del fratello Vergil. Una misteriosa torre appare dal nulla, uscendo dal sottosuolo e distruggendo parte della città. Dante è convinto che al suo interno potrebbe trovarsi suo fratello, ma l’attacco perpetratogli poco prima dal demone Arkham è l’inizio di una serie di rivelazioni davvero impressionanti. Il gioco ci porta a scoprire il passato della saga, per condurci dove tutto ha inizio. La storia approfondisce fortemente la mitologia dell’universo di gioco e i suoi eventi vengono narrati attraverso un approccio multimediale, tra cui due manga pubblicati in Italia da J-POP e una serie anime di dodici episodi creata nel 2007 da Studio Madhouse.

Devil May CryHideaki Itsuno dirige nuovamente il tutto, e la serie riacquista tutto quello che aveva perso nel precedente capitolo. La difficoltà viene alzata parecchio, risultando quasi frustrante in alcuni punti. La differenza maggiore sta nel fatto che Dante può adottare più stili di combattimento: Trickster, Sword Master, Gun Slinger e Royal Guard sono i principali, scelti ad inizio di ogni livello o cambiati durante la partita presso i famosi checkpoint, quelli a forma di leone che sostiene una clessidra. Ogni stile aumenta e cambia le combo che si possono realizzare, spingendo ogni giocatore a trovare il suo personale approccio al combattimento. Poi arrivò Devil May Cry 3: Special Edition, in cui era possibile vivere l’avventura anche nei panni di Vergil. La modalità è la medesima ma le varianti stanno nel gameplay, nel parco mosse particolare di Vergil e nella modalità aggiuntiva Bloody Palace. Dante fa la sua comparsa anche in altri videogiochi, come Marvel vs CapcomViewtiful Joe (altra grande perla partorita dalla mente geniale di Hideki Kamiya) e Shin Megami Tensei III: Lucifer’s Call (versione europea di Shin Megami Tensei III: Nocturne), dove vestiva i panni di uno dei villain.

Devil May Cry Passano gli anni e arriva il 2008. Xbox 360 ha preso fortemente piede mentre PlayStation 3 fatica ad imporsi a causa di un prezzo decisamente alto. Da qui la scelta di Capcom di pubblicare per la prima volta in multi piattaforma un titolo della serie. Devil May Cry 4, sviluppato sempre dallo stesso team guidato da Itsuno insieme al producer Hiroyuki Kobayashi, arriva sugli scaffali dei negozi per entrambe le console e anche per PC, rappresentando il coronamento tecnico, la massima summa, dello spirito dei tre capitoli usciti per PlayStation 2. Le dinamiche sono state rimodernate quanto basta, ma non stravolte. Per l’occasione sono stati composti oltre 50 brani e due ore di scene d’intermezzo. Ma la vera scelta audace sta nel porre i giocatori nei panni di un nuovo protagonista: Nero, membro dei Sacri Cavalieri dell’Ordine della Spada, cui si affianca il tanto amato Dante come co-protagonista. Un escamotage apprezzato grazie alla buona caratterizzazione del nuovo personaggio, ma non del tutto nuovo per la storia del medium (anni prima Hideo Kojima aveva effettuato un’operazione simile in Metal Gear Solid 2).

Devil May Cry Nero è armato di una pistola a doppia canna chiamata Blue Rose, accompagnata dalla spada Red Queen, capace di aumentare la propria potenza tramite l’Exceed system attivabile con L2. La novità è data tuttavia dal braccio destro del ragazzo, il Devil Bringer, in grado di utilizzare i poteri demoniaci per prendere, lanciare e dare poderosi pugni agli avversari. Oltre ai combattimenti, sono presenti enigmi da risolvere per l’attivazione di appositi interruttori o lo spostamento di oggetti. Talvolta bisogna superare alcune sezioni platform, in cui sarà necessario utilizzare l’abilità speciale del Devil Bringer per riuscire a passare burroni o elevarsi più in alto all’interno del livello. Da circa metà gioco, possiamo vestire nuovamente i panni di Dante, armato delle sue mitiche pistole Ebony e Ivory, la gigantesca spada Rebellion e il fucile a canne mozze Coyote. Ritroviamo inoltre i quattro stili disponibili in DMC 3, ma a differenza del terzo capitolo sarà possibile cambiarli in qualsiasi momento tramite una pressione del D-Pad. Davvero deludente il fatto che la parte di Dante si limiti ad un mero backtracking del viaggio fatto sino a quel momento da Nero, percorrendo le stesse ambientazioni e, soprattutto, riaffrontare i medesimi boss. I programmatori avrebbero potuto cercare strade alternative per il nostro eroe, anche utilizzando gli stessi scenari, invece ci si ritrova a riattraversare le stesse identiche aree con cambiamenti davvero minimi. Questo fa comprendere quanto il ruolo di Dante sia marginale rispetto a Nero.

Devil May Cry Durante il Tokyo Game Show del 2010 Capcom annuncia a sorpresa di aver affidato un reboot della serie al team occidentale Ninja Theory (noto per Heavenly SwordEnslaved e successivamente negli ultimi anni per l’acclamato Hellblade: Senua’s Sacrifice). Quando il titolo arrivò sugli scaffali, nel corso del 2013, si scatenò un putiferio per il drastico cambio artistico che proprio Capcom aveva richiesto. Ambientato in un universo parallelo, DmC: Devil May Cry metteva i giocatori nei panni di un Dante dai capelli corti e neri, in ambientazioni del tutto lontane dallo stile della serie originale. Se non si considera l’attaccamento dei fan allo stile artistico tradizionale, il titolo risulta essere di pregevole fattura, sia quanto a storia che in termini di gameplay. Graficamente il passaggio all’Unreal Engine si avverte subito e permette un livello di dettaglio enorme, a discapito di un frame rate ancorato a 30fps.

Devil May Cry Sono le “nuove” origini di Dante quelle messe in scena in DmC, un’operazione che ha molto in comune con analoghe produzioni fumettistiche, andando a scavare nella personalità del personaggio e svelandone aspetti inediti. Allo stesso modo, l’idea di calare il mondo metafisico dei demoni e degli angeli all’interno di una realtà contemporanea, in cui il diavolo si cela dietro al consumismo, ai media e alla finanza è un’idea estremamente affascinante e coraggiosa, elevando a nuovi orizzonti narrativi l’intera saga. La storia di Dante e Vergil, insieme alla new entry Kat e della loro guerra a Mundus assume una dimensione epica, inserita nella realtà del mondo umano. Il level design è notevole, ibridando la struttura classica con alcuni elementi in stile platform che riescono a variare l’azione di gioco e aggiungere spessore al gameplay, contribuendo a creare scenari in cui realtà umana e regno demoniaco si intersecano (non a caso la città in cui il titolo è ambientato si chiama “Limbo city”), distorcendo l’ambientazione realistica in un incubo di forme assurde e demoni in agguato. Essendo un gioco votato all’azione forsennata, non vi è molto spazio per l’introspezione psicologica, pertanto l’evoluzione di Dante viene compressa in maniera piuttosto frettolosa, così come la critica sociale al mondo post-moderno è di superficie, ma tanto basta, insieme ad una regia veramente entusiasmante, a costruire una solida base narrativa.

La direzione artistica di Ninja Theory lascia un’impronta notevole nell’immaginario di Devil May Cry, proponendone un’interpretazione personale, matura e di grande fascino estetico. La presenza delle dimensioni parallele ha consentito ai grafici di spaziare con la fantasia, sbizzarrendosi in livelli infernali, onirici o semplicemente assurdi. Le ambientazioni metropolitane si rifanno alle grandi città europee, ma quando si confondono all’interno del Limbo le strutture perdono ogni contatto con la realtà, piegandosi in un incubo di forme distorte di città sospese nel vuoto, nelle quali Dante si trova a volteggiare tra pezzi di strade, facciate ed edifici distrutti. Il passaggio dalla realtà al Limbo consente ambientazioni estremamente diversificate, scenografie davvero visionarie che arrivano a punte di bizzarria ed estro veramente particolari.

Devil May Cry Questo approccio misto si riflette anche nell’utilizzo delle armi di Dante, munite di applicazioni utili per muoversi all’interno dei livelli. Arbiter e Osiris, in presenza di particolari punti di aggancio, possono essere utilizzate come rampini in grado di far muovere il personaggio da un punto all’altro delle ambientazioni, spostare sezioni di scenario per creare nuovi punti d’appoggio, nonché agganciare e attrarre a sé i nemici durante i combattimenti. È una soluzione che apre la strada ad un level design più complesso, che richiede momenti di precisione sui salti e sul controllo degli spostamenti, ma anche una maggiore attenzione agli elementi dello scenario. Sono numerose le strade secondarie, le porte segrete e i bonus sparsi in giro per i livelli che possono passare inosservati, o impossibili da raggiungere perché attendono l’acquisizione di poteri particolari da parte del protagonista. Si registrano purtroppo delle imperfezioni nelle fasi platforming: il controllo aereo di Dante non è il massimo della precisione, sporadici problemi di contatto con le superfici e una telecamera che richiede spesso di essere richiamata manualmente. Nel marzo del 2015 il titolo è stato pubblicato in versione Definitive Edition per PlayStation 4 e Xbox One, che include tutti i DLC pubblicati e una grafica a 1080p, con una velocità di gioco a 60fps. Una piccola curiosità: l’opera si è piazzata al primo posto nella classifica dei migliori 50 videogiochi del 2013 stillata da Game Informer.

Devil May Cry Nel rispondere a una precisa domanda postagli su Twitter da un fan, il producer Matt Walker ha voluto fugare ogni dubbio circa il posizionamento di Devil May Cry 5 nella timeline della serie. Stando a quanto dichiarato, le vicende del gioco si svolgeranno dopo gli eventi narrati in Devil May Cry 2, confermando così le prime teorie spuntate in rete all’indomani dell’annuncio. È chiaro come il team abbia fatto di tutto per rendere più apprezzabile il personaggio di Nero. L’aumento di maturità del protagonista è evidente, e già basta la demo alla Gamescom di Colonia per notare una maggior sicurezza, avvicinandolo enormemente al Dante della trilogia classica. Detto questo, l’ordine cronologico della serie dovrebbe essere così composto:

  • Devil May Cry 3: Dante’s Awakening
  • Devil May Cry
  • Devil May Cry 4
  • Devil May Cry 2
  • Devil May Cry 5

In uscita il prossimo 2019, il quinto capitolo riprenderà la storica natura di hack and slash tecnico, in cui equipaggiamenti e attacchi frenetici devono essere concatenati in maniera puntuale e variegata per poter produrre delle combo veramente letali. Il protagonista sarà nuovamente Nero, affiancato dall’immortale Dante (anche se non è specificato se con una campagna tutta sua o semplicemente come variante in alcuni contesti specifici) e da un terzo personaggio di cui non si conosce al momento l’identità. La novità assoluta riguarda la presenza del Devil Breaker, vale a dire il braccio meccanico di Nero con cui sarà possibile scatenare diversi tipi di attacchi elementari, in base a dei potenziamenti e delle ricariche che si potranno trovare in giro per la mappa.

Devil May Cry Devil May Cry 5 uscirà l’8 marzo 2019 per Xbox One, PlayStation 4 e PC.

Potete trovare tutta la copertura E3 2021 sul canale Twitch ufficiale di Cyber Mill.

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