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Leak: il piacere perverso di sbirciare oltre la serratura

I leak continuano a infestare il web: ma cosa c'è dietro? Sono un bene o un male per l'industria videoludica e per l'utenza?


Si conclude un altro anno colmo di annunci, videogiochi e sviluppi vecchi e nuovi, ma alcuni lupi che si insinuano nell’industria videoludica, rintanati al sicuro nell’ombra, perdono il pelo, ma non il vizio; sarà interesse economico a muoverli? Rancore nei confronti di un datore di lavoro? O semplicemente voglia dei quindici minuti di popolarità tra le pagine del web? Stiamo ovviamente parlando dei leaker, ovvero coloro che – più o meno sistematicamente – rivelano informazioni riservate riguardanti i titoli videoludici del momento. Dagli annunci trapelati prima dei The Game Awards 2020 a The Last of Us 2 finendo addirittura con le offerte natalizie di Epic Games, è ben chiaro come sia passato un altro anno, ma che la tiritera è sempre la stessa. Ma cos’è un leak? E cosa provoca nell’industria videoludica e nelle community di videogiocatori? Cerchiamo di fare chiarezza sul tema, analizzando alcuni esempi che sicuramente ricorderete.

The Last of Us Parte 2Genealogia della fuga di notizie

Come accennato nel paragrafo precedente, per leak (letteralmente “perdita” in inglese) si intende una fuga di informazioni riservate e non confermate prima della loro divulgazione ufficiale da parte della casa di produzione videoludica, rivelandosi vere e coerenti col gioco dopo la sua uscita. Ovviamente, quest’ultima non ha alcun interesse a diffondere tali notizie, che sul web viaggiano in fretta e che potrebbero ledere i profitti del videogioco in questione. A rilasciare leak online, quindi, sono dipendenti delle case videoludiche, giornalisti, oppure gruppi di hacker che cercano di estrearre le informazioni direttamente dalla fonte.

I leaker, una volta ottenute le notizie, hanno successivamente due alternative per divulgare i contenuti in loro possesso: rivolgersi a qualche persona importante e seguita dell’industria videoludica (come i giornalisti delle più importanti testate di settore del mondo, spesso seguitissimi su Twitter) oppure dare direttamente in pasto all’utenza le informazioni tramite Reddit e 4chan, grazie alla “protezione” garantita dall’anonimato, in un post quanto più accattivante e strutturato per superare il primo passaggio della reazione a catenza sulla quale si fondano i leak: fare in modo che non passi inosservato e che se ne parli.

L’utenza, d’altro canto, è ormai abituata a sentire parlare di leak rivelatisi infine solo rumor particolarmente fantasiosi e ai limiti del credibile, per cui una volta individuato il post incriminato lo step successivo è verificare la presunta fonte e l’attendibilità del materiale, magari confrontandolo con altri contenuti trapelati qualche tempo prima. A volte il tempismo non aiuta per niente: si pensi allo screenshot di Pokémon Let’s Go! caricato in rete il 1° aprile, data in cui fioccano i falsi leak! Che si voglia o no, in questa fase della diffusione dei leak, queste notizie non confermate sono un vero e proprio collante per le community: ecco che si inizia a discutere attivamente del titolo in questione, le ricerche sui motori di ricerca si moltiplicano, impazzano teorie e congetture sui contenuti di queste rivelazioni premature. L’hype scorre potente tra le pagine web. Ma cosa c’è allora che non va?

Se è vero che da una parte il buzz attorno a un gioco in uscita aumenta esponenzialmente, dall’altra si aumenta la possibilità di critiche e commenti negativi nei confronti di un titolo che non ha ancora visto la luce del sole. In più, in seguito alla divulgazione di feature o addirittura gameplay, molti utenti hanno addirittura deciso di cancellare il proprio preordine perché non soddisfatti di un videogioco che non hanno, a conti fatti, ancora giocato.

Leak falloutI casi sono tanti, variegati e distribuiti nel corso del tempo: già nel 2003, un leak rivelava il source code di Half Life 2, a soli cinque mesi dal rilascio del gioco. Dieci anni dopo, invece, Kotaku rivelava al mondo di aver ricevuto uno script (rivelatosi poi autentico) che alludeva a Fallout 4. Sul versante Nintendo, ricordiamo l’eclatante leak del file CIA di Pokémon Luna, che ha permesso di giocare illegalmente al titolo prima del rilascio ufficiale; o ancora, basti pensare ai molteplici leak riguardanti il roster di Super Smash Bros. Ultimate, che hanno annullato l’hype per gli annunci successivi.

Prendendo in analisi qualche esempio più recente, un caso di leak di proporzioni mastodontiche ha riguardato The Last of Us 2: un dipendente ha caricato un gameplay di una dev build, rivelando tutte le cutscene del gioco. Le conseguenze, come magari ricorderete, sono state disastrose: l’utenza ha iniziato a criticare la direzione narrativa del gioco, lasciandosi andare a commenti poco rispettosi nei confronti degli sviluppatori e della comunità LGBTQIA+. Ciononostante, la casa di sviluppo Naughty Dogs ha risposto con diplomazia al leak, invitando i fan a non lasciarsi rovinare la sorpresa. Ma questo non è stato l’ultima grossa fuga di notizie del 2020: negli ultimi giorni, un leak ha colpito l’imminente Resident Evil 8: Village, rivelandone la build di gioco contenente mappe, nemici e trama. Insomma, buon Natale, specialmente a Capcom.

Resident Evil 8Tra curiosità e reato

Se i fan seguono con passione leak e rumor (basti dare un’occhiata al subreddit dedicato su Reddit, che vanta più di 100.000 iscritti), il caricamento di questi materiali è una vera e propria violazione della proprietà intellettuale, nonché un grave danno economico per l’azienda che sta producendo il titolo. Basti pensare a tutti i preordini cancellati e le copie piratate dei titoli. E meno ritorni per le case videoludiche significano meno risorse per i titoli futuri.

Un paio di elementi emergono con prepotenza in questo mare magnum di notizie poco credibili e contenuti trafugati illegalmente: l’utenza non ha più voglia di aspettare. Ormai tutto è a portata di click, sempre più veloce e interconnesso, per cui c’è chi preferisce rovinarsi la sorpresa e rischiare di essere deluso piuttosto che pazientare l’annuncio ufficiale. Sguazziamo nell’epoca dell’estrema curiosità e dello spoiler, sempre in bilico tra la voglia di sbirciare oltre la serratura e l’attesa, talvolta estenuante come nel caso di Cyberpunk 2077, per gli annunci e le uscite così come le case di produzione prevedono.

C’è chi potrebbe giustificare i leak in virtù di un futuro acquisto consapevole. In questo caso, correrò il rischio di suonare reazionaria: affidarsi a una serie sconnessa di elementi non ancora confermati per giudicare un titolo equivale a giudicare un libro dalla copertina, scavalcando inoltre il giudizio della stampa, volto proprio a guidare l’utenza nella scelta nel gioco. Specialmente negli Stati Uniti, è vero anche che dopo gli eventi del Gamergate del 2014, che hanno portato l’utenza a dubitare della stampa di settore, c’è un generale clima di sfiducia nei confronti dei giornalisti videoludici. Questo non fa altro che aggiungere polvere da sparo a quel calderone in ebollizione che è l’industria videoludica, depotenziata dalla logica dei leak che ormai è divenuta prassi.

Se siete arrivati fin qui con la speranza di trovare delle risposte ai grandi interrogativi della questione leak, mi spiace deludervi: ho solo altre domande. Mi chiedo e vi chiedo: perché accontentarsi delle opinioni di seconda mano, specialmente quando si tratta di notizie che non possono essere effettivamente confermate fino all’uscita del gioco? Perché fidarsi della prima opinione che capita, quando solo noi potremo stabilire se un gioco ci è piaciuto o no, complici i nostri gusti personali e il nostro vissuto videoludico? Se siete qui, amate i videogiochi tanto quanto li amiamo noi e siete consapevoli di quanto lavoro ci voglia per allietare il nostro tempo libero: e allora perché minare l’industria videoludica e i suoi lavoratori?

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