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Morbid: The Seven Acolytes – Recensione di un intrigante soulslike

Ecco la recensione di Morbid: The Seven Acolytes, un tenebroso soulsilike che narra la storia dell'ultima Striver sopravvissuta di Dibrom.

Gli sviluppatori di Still Running, in collaborazione con il Publisher Merge Games, piombano su PlayStation 4, Xbox One, PC e Nintendo Switch con Morbid: The Seven Acolytes, un action RPG horror punk bidimensionale che immerge i propri pixel nei fiumi di sangue e violenza tipici dei soulslike. Quale momento migliore per sfruttare l’onda di entusiasmo che, in queste ultime settimane, ha travolto i fan del genere, grazie all’esordio dello splendido Remake di Demon’s Souls su PlayStation 5 e Xbox Series X/S? Immergiamoci dunque nelle cupe atmosfere d’ispirazione lovercraftiana di questo intrigante videogame.

Morbid: The Seven Acolytes

In Morbid: The Seven Acolytes voi siete l’ultima Striver sopravvissuta di Dibrom, chiamata a salvare il Regno dai Sette Accoliti, esseri maledetti e incredibilmente potenti che sono stati posseduti da malvagie divinità conosciute con il nome di Gahar. Questi demoni hanno corrotto le menti degli Accoliti che ora non desiderano altro che morte e distruzione (abbiamo a che fare con un soulslike, cosa vi aspettavate?!). Siete voi l’ultimo baluardo posto a difesa del Regno: fallite e queste malefiche creature saranno libere di strappare via ogni vita rimasta. I primi passi andranno compiuti raccogliendo le proprie forze e scrollandosi di dosso la sabbia della spiaggia sulla quale sembrate essere appena naufragati (“Le più belle storie iniziano sempre con un naufragio“, ci insegnava Jack London). Avvicinandosi a dei libri abbandonati tra le rovine potrete prendere confidenza con i comandi di gioco (a proposito, il titolo non è purtroppo tradotto in italiano); apprenderete così che in Morbid: The Seven Acolytes è possibile alternare la camminata alla corsa e, all’occorrenza, eseguire un rapido scatto. Tecniche base utili per sopravvivere in questo pericoloso mondo di gioco dove creature nemiche di ogni genere non vedono l’ora di strapparvi via la vita. Da piccoli insetti che fuoriescono da nidi che, come funghi, spuntano in ogni dove, a tutta una serie di terrificanti boss e mini-boss che si aggirano tra le splendide ambientazioni ricreate a schermo.

Da un naufragio alla salvezza del Regno

Caverne, spiagge, villaggi abbandonati (o quasi…), grotte, antiche rovine: sono solo alcuni degli scenari (degli oltre 10 presenti) che faranno da sfondo alle vostre imprese. Sono forti le influenze tipiche dei giochi di ruolo, quindi la vostra Striver potrà impugnare oltre 25 diverse armi da mischia che potranno essere alternate ad un discreto numero di modelli di armi da fuoco. Su ogni arma sarà possibile inserire delle gemme, ognuna delle quali garantirà diversi bonus, come un maggior numero di danni fisici inflitti o l’aggiunta di danni extra provocati, ad esempio, dall’utilizzo di un veleno applicato sulla lama. Gli attacchi si dividono sostanzialmente in tre differenti tipologie: vi è quello rapido (ma meno efficace) che permette di sferrare velocemente dei colpi verso il nemico e risulta essere utile soprattutto quando sarete accerchiati. L’attacco lento è quello che invece permette di scaricare sulle creature avversarie la più alta quantità di danni inflitti, a patto di prendere confidenza con il sistema di controllo e i suoi ritmi.

Per gli attacchi a distanza ci si dovrà basare sulle armi da fuoco (pistole, fucili a pompa, ecc…). Anche su questa tipologia di armi sarà possibile applicare delle rune per potenziarne gli effetti. La gestione del mirino avviene tramite la pressione di un dorsale, rilasciato il quale il proiettile sarà libero di scagliarsi nella direzione indicata (e sarà meglio che nella linea di tiro vi sia la creatura che sta minacciando di strapparvi via la vita). A proposito delle rune, teniamo a sottolineare che l’applicazione di queste su un’arma si traduce in un’operazione definitiva. Le rune potranno essere rimosse – tramite un apposito oggetto da trovare durante le vostre avventure – ma, una volta fatto, queste saranno distrutte irrimediabilmente. Ciò vi costringerà a prestare particolare attenzione nel prendere la giusta decisione su quale arma potenziare. Abbiamo inoltre trovato assai interessante il sistema di parata proposto: non servirà a nulla tenere premuto il pulsante indicato, perché ogni parata avrà una durata prestabilita (circa un secondo), dopodiché la nostra eroina dalla chioma bianca ritornerà alla posizione di partenza, restando scoperta. Ciò vi costringerà a divenire perfetti nel leggere i tempi degli attacchi nemici. Che siano attacchi ravvicinati o a distanza, sarà sempre possibile seguire la parata nel giusto istante per ottenere un contrattacco (che per le creature più deboli si traduce nella loro morte immediata).

Morbid: The Seven Acolytes

L’interfaccia di gioco permette di tenere d’occhio facilmente la barra della vita e quella della stamina. Quest’ultima è utile per eseguire attacchi, per correre e per rotolare nella direzione desiderata per evitare all’ultimo istante un fendente nemico. Il livello attuale della Striver è indicato dalla quantità di liquido nel quale un cervello stilizzato è immerso. Premendo sul touchpad sarà possibile accedere all’inventario e tramite un sistema di assegnazione particolare (non molto comodo, in verità), sarete chiamati a personalizzare gli oggetti rapidi (ognuno assegnato ad una freccia della croce direzionale del pad). L’elemento più scomodo in questa operazione è da ricercare nel fatto che non è possibile leggere la descrizione di un oggetto già assegnato ad una delle direzioni, almeno non fino a quando quest’ultimo non sarà rimosso in cambio di un altro. Difficile da spiegare a parole, forse, ma anche non trattandosi di un problema grave, è un aspetto fastidioso che noterete abbastanza in fretta. Il sistema di combattimento di Morbid: The Seven Acolytes si presenta dunque discretamente profondo anche se non siamo pienamente convinti di come funzioni poi effettivamente durante l’avventura. Vi è infatti una legnosità nell’inserimento dei comandi abbastanza evidente, unita ad una generale imprecisione che lega la direzione impartita per un attacco e quello che effettivamente accade sullo schermo.

Nelle situazioni più concitate è capitato spesso di mirare in una direzione e ritrovarsi a colpire in un punto diverso (non distante da quello indicato, ma comunque diverso). Inoltre, a nostro avviso, andrebbero sistemate alcune animazioni: spesso la Striver scatena un fendente in una direzione per colpire però la creatura che si trova esattamente al suo opposto. Di base la nostra eroina può colpire creature e oggetti in tutte e 8 le direzioni che la circondano (le 4 di base oltre alle 4 diagonali), ma le animazioni relative agli attacchi mostrano la lama colpire solo a destra o a sinistra, generando una certa confusione. Posizionati all’inizio di ogni livello, dei santuari permettono di salvare i progressi raggiunti e di assegnare i punti esperienza; questi consentono di sbloccare (e potenziare) diverse abilità che in questo contesto vengono chiamate Benedizioni. Tali Benedizioni si suddividono in tre diverse tipologie: quelle dedicate all’attacco, quelle dedicate alla difesa e quelle che regolano la quantità di punti esperienza che si accumuleranno durante il corso dell’avventura.

L’amore di Still Running per Morbid: The Seven Acolytes

In ogni caso è sicuramente da apprezzare lo sforzo profuso dagli sviluppatori per la creazione di creature nemiche, boss e mini-boss vari che popolano il mondo di gioco. Queste non solo vantano animazioni nettamente differenti le une dalle altre, ma alcune si fanno notare per un’ottima inventiva e cura per i dettagli. Ad esempio, abbiamo trovato meravigliosi gli attacchi magici dei perfidi Sciamani che si aggirano nei villaggi semi-distrutti; questi vengono circondati da una serie di fiammelle (forse anime…?) che prima ruotano attorno al corpo dello Sciamano a mo’ di scudo, per poi puntare come proiettili la nostra povera eroina (e soprattutto in casi del genere si fa apprezzare particolarmente il sistema di parata a tempo). Tante altre creature risultano essere incredibilmente ispirate, tra le quali spiccano i Boss e i terrificanti Accoliti: ormai completamente posseduti dagli spiriti del male, questi scateneranno tutta la loro ira attraverso una serie di attacchi sempre diversi e ben realizzati, per distruggervi in pochi attimi. Quasi ogni nemico rilascia, inoltre, alla sua morte, il demone che lo possiede, generando di fatto un clone del mostro appena ucciso. I Gahar (il nome che viene dato a questi demoni, come detto in apertura) aumentano o diminuiscono di numero in base allo stato della salute mentale della nostra Striver.

Un po’ come accade in Darkest Dungeon, infatti, anche qui tutti gli orrori ai quali si è costretti ad assistere (e contro i quali siamo obbligati ad opporre resistenza) minano la salute mentale. Delle venature viola iniziano lentamente a ricoprire lo schermo, segno che è necessario ricostruire un soddisfacente equilibrio psicologico prima di poter procedere (e questo lo si potrà fare consumando delle pillole create ad arte). Ignorare il problema dopo ogni morte si traduce in aree di gioco il cui livello di difficoltà si impenna a causa del maggior numero di demoni da annientare. I ragazzi di Still Running hanno riposto molta cura anche nella scrittura della trama che muove gli eventi e ciò risulta evidente se si presta attenzione ai numerosi dialoghi presenti e alle decine di schede informative dedicate a creature, armi e oggetti. Meno convincente ci è sembrata la colonna sonora, nonostante anche qui lo sforzo del team di sviluppo sia evidente (18 tracce realizzate da un’orchestra appositamente ingaggiata). I brani che vi accompagneranno nelle vostre avventure risultano essere piuttosto piatti e quasi del tutto incapaci di seguire adeguatamente l’azione. Aiutano invece a ricreare l’atmosfera i vari effetti sonori e ambientali, come lo sciabordare delle onde, il rumore della pioggia che impatta sul suolo e ovviamente quello delle lame che, senza soluzione di continuità, decidono vita o morte di ogni creatura che rende questo soulslike un’avventura degna di essere vissuta.

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Recensione
  • Morbid: The Seven Acolytes
    7.5Voto Finale

    Morbid: The Seven Acolytes si è rivelato essere un ottimo soulslike bidimensionale con visuale isometrica. Gli sviluppatori hanno dedicato molta cura alla creazione della lore e della colonna sonora. Pad alla mano, il gioco è un po' legnoso nei combattimenti (ma considerando il genere di appartenenza, possiamo chiudere un occhio). Il sangue scorre a fiumi e le creature nemiche brillano per l'ottima realizzazione sia grafica che tecnica.

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