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Moss VR – Recensione

Vi racconto una fiaba

La realtà virtuale è una tecnologia ancora in fase di sperimentazione. Sony, con il suo PlayStation VR, sta provando ad imporsi in un mercato non ancora saturo di titoli ma, nonostante questo, riuscire a donare esperienze articolate con gli attuali visori sembra essere un’impresa davvero ardua. La casa giapponese ha sicuramente una line up importante, ma resta tutt’ora priva di una killer app per eccellenza. Moss non è assolutamente questo tipo di gioco, ma stiamo parlando comunque di un videogame che sa trasmettere e, soprattutto, raccontare una storia come mai prima d’ora. L’escamotage di narrare eventi che hanno del fantastico con toni molto fiabeschi, è stato adottato anche da software house come Ubisoft per opere come Eagle Fly. Usufruire di toni più soft si è rivelata la scelta giusta nel caso della società parigina, poiché gli utenti riescono a godersi un’avventura senza stress causato dalla troppa immersività. Il team Polyarc prova, grazie anche all’ausilio della topina Quill, di far innamorare l’utente senza utilizzare necessariamente la visuale in prima persona, raccontando una dolce fiaba in maniera più semplice e genuina possibile.

C’era una volta una topina di nome Quill

Indossate il visore e mettetevi comodi, quella che vi sto per raccontare è una storia davvero particolare. Appena avviato Moss vi ritroverete in una grande ed evocativa biblioteca, ricca di antichi tomi pieni di mistero. In particolar modo c’è un libro che attirerà la vostra attenzione: sulla copertina c’è scritto in ampi caratteri Moss. Inizierete a sfogliare le sue pagine, apprendendo un universo ricco di miti e leggende. La favola che racconta il gioco attinge la sua forza da basi tanto semplici quanto solide: il regno degli animali sta crollando a causa di una calamità chiamata La Notte delle Ceneri, creature di ogni sorta si annidano nel sottosuolo e, nel corso dei secoli, hanno conservato le loro forze per poter attaccare al momento giusto la superficie. Il mostro più temuto è il malvagio serpente Sarfogg che, forte della sua pericolosa armata, ha cercato di prendere con la violenza la Reliquia di Vetro, artefatto mistico che dona un grosso potere al Re dei Topi. Proprio qui entra in scena Quill, piccola topina costretta a partire alla ricerca di suo zio Argus, grande cavaliere scomparso in circostanze misteriose. Troppo lontana da casa Quill è in balia degli eventi, l’apporto di voi utenti sarà fondamentale per compiere il suo dovere. In Moss non avrete solo il ruolo del classico giocatore, ma sarete una vera e propria entità al quale la piccola protagonista si rivolgerà nei momenti di bisogno e di paura.

Nonostante questo voi non vestirete solo i panni di uno spirito senza corpo, se vi affaccerete a una parete d’acqua potrete vedere il vostro volto. L’interazione col gioco si svolge tramite una sfera di luce, tranquillamente controllabile grazie all’utilizzo del Pad. Grazie a questa funzione potrete interagire con qualsiasi cosa presente sullo schermo e, contemporaneamente, muovere la piccola Quill con lo stick analogico. Dovrete aiutare la topina a superare burroni, arrampicarsi su alte sporgenze e risolvere puzzle ambientali, oltre ovviamente a fronteggiare tutte le altre minacce che metteranno in pericolo la sua vita. Nonostante si tratti di un animale di dimensioni minute, Quill è una spadaccina senza eguali: il sistema di combattimento è ridotto volutamente al minimo, così da dare agli utenti il senso di essere dei formidabili guerrieri. Potrete chiudere combo e schivare colpi, nulla di troppo complesso. Nonostante il combat system non sia ostico da padroneggiare, il videogame oscilla troppo spesso dal fantastico alla banalità, causa un livello di sfida non proprio elevato. Il ragionamento opposto va fatto quando si tratta dei puzzle: in questo caso ci sarà sempre un crescendo man mano che avanzerete nei livelli. Per risolvere gli enigmi dovrete letteralmente interagire con l’ambiente, così da liberare la strada a Quill.

Affinare la tecnica

Nonostante sia un gioco in terza persona, Moss è risultato essere molto più profondo di tanti altri titoli che sfruttano una visuale soggettiva. Alcune scelte di design si sono rivelate più azzeccate del previsto, creando uno stile unico, difficile da trovare all’interno del mercato. Il videogame fa letteralmente sognare l’utente, inserendolo in un contesto fiabesco che fa viaggiare con la mente. La grafica pulita e ricca di dettagli, rende perfettamente l’idea di una favola. Il motion sickness è stato completamente evitato, ottima dunque la decisione della software house di inserire scenari fissi, evitando la possibilità del senso di nausea quando sposterete Quill o la vostra testa.

In conclusione possiamo dire che Moss è una favola da raccontare ai propri figli prima di andare a dormire. Non è la killer app per eccellenza, ma possiamo dire con certezza che l’avventura di Quill deve essere acquistata da tutti gli utenti in possesso del PlayStation VR. Nonostante la durata esigua ci circa 4 ore, il titolo garantisce sessioni di gioco prolungate, senza il bisogno di staccare per la troppa stanchezza. Polyarc ha creato qualcosa di unico all’interno del mercato, dimostrando che si può tranquillamente attingere alla realtà virtuale senza il bisogno di riproporre i soliti cliché ormai visti e stravisti. Moss è una piccola perla di rara bellezza, in questi casi c’è solo da togliersi il cappello e aspettare con impazienza il secondo capitolo, così come suggerisce il finale del tomo: “Fine del primo libro di Moss.

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Recensione
  • Moss VR
    8.5Voto Finale

    Quella di Moss è una fiaba unica, che dona alla line up del PlayStation VR una perla di rara bellezza. Trovare le parole esatte per descrivere le sensazioni che fa nascere il videogame è un compito arduo, vi basti sapere però che di giochi come questo non se ne vedono tutti i giorni.

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