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Necrobarista – Recensione, un caffè buono da morire

Necrobarista è una visual novel indie che narra di un misterioso bar in cui vivi e morti possono coesistere, ma con delle condizioni ben precise.

Ogni essere umano si trova ad affrontare necessariamente due riti di passaggio dai quali non può scappare: la nascita e la morte. Quest’ultima è socialmente ammantata da un’aura di tabù e di paura per il momento in cui si dovrà dire addio ai propri cari, rendendo ancora più difficile la sua accettazione. Potrà sembrare un modo molto triste per aprire una recensione di un videogioco, ma Necrobarista, parte proprio da queste premesse per poi sviluppare delle riflessioni molto delicate sul tema della morte. Sviluppata dal team indipendente australiano Route 59 con la partecipazione di Film Victoria e disponibile su Steam (come la versione che abbiamo recensito), GOG e Apple Arcade (e in futuro anche Nintendo Switch e PlayStation 4), Necrobarista è una visual novel dal taglio cinematografico ambientata al Capolinea, una caffetteria dove i defunti possono passare le loro ultime 24 ore sulla Terra, non una in più e non una in meno. Questo perché l’equilibrio tra vita e morte va rispettato. Ma Maddy, la giovane proprietaria del Capolinea, non sembra rispettare particolarmente questa regola…

maddy necrobaristaNecrobarista: un bar in equilibrio tra la vita e la morte

Sin dai primi momenti di gioco, ci troviamo a familiarizzare con un cast di personaggi decisamente ben assortito: la piccola Ashley, una tredicenne con una passione smodata per il caffè espresso, il lancio dei coltelli e la robotica; Chay, un uomo dall’età sconosciuta saggio e posato; Kishan, un ragazzo queer da poco deceduto; e ovviamente Maddy, ventisettenne occhialuta nonché neoproprietaria del Capolinea e appassionata di necromanzia, l’arte oscura di riportare in vita i morti.

Tra caffè troppo zuccherati, proprio come piacciono agli hipster australiani, e cocktail dai misteriosi e occulti ingredienti, scopriamo che dietro quella che sembrerebbe una tranquilla (seppur bizzarra) occupazione si cela un enorme debito di tempo misurato in ore, di cui Maddy è responsabile. Ned, un misterioso uomo con la testa metallica, si presenterà al Capolinea col preciso obiettivo di riscuotere quanto dovuto. Per cercare di saldare quanto prima i suoi obblighi, Maddy ricorre a metodi illegali che il Consiglio della Morte non approva. Ma perché Maddy si è fatta carico di un enorme debito, conscia dei rischi che sta correndo? E perché Maddy insiste così tanto sul portare avanti dei rituali di necromanzia proibiti?

necrobaristaNecrobarista tratta il tema della morte in modo delicato e mai banale, quasi filosofico. Non è facile fare i conti con l’idea di essere morti, o di avere ancora poche ore di non-vita a disposizione, ma l’ambiente familiare del Capolinea e il suo staff riescono ad accompagnare con serenità i suoi clienti deceduti verso l’Aldilà. Al tema della morte, si unisce quello della difficoltà di accettare la scomparsa di un caro: se per la vittima non è facile accettare la propria morte, non lo è neanche per i suoi parenti e amici. In questa equazione, la necromanzia è valutata in modo molto critico: esiste davvero una scorciatoia per evitare la morte e il dolore della perdita, o si tratta solo di una vana illusione?

Lo storytelling di Necrobarista è senz’altro efficace: dopo un’apertura al cardiopalma con un flashforward, veniamo catapultati in una narrazione fatta di cliffhanger, personaggi intriganti e ben caratterizzati e un flow che non fatica a catturare l’attenzione dei giocatori. Sebbene la storia sia un po’ sottotono in alcuni punti, in generale lo storytelling di Necrobarista è promosso a pieni voti. Una chicca che, oltre ad aumentare di poco la longevità del gioco, arricchisce la lore del Capolinea è rappresentata dai racconti extra sbloccabili raccogliendo dei simboli, ottenibili selezionando alcune parole chiave reperibili nei capitoli.

Oltre ai personaggi menzionati in precedenza, ve ne sono di altri, minori, presentati sia nella splendida canzone di apertura (Nothing dei Soft Science) con cui il titolo è stato annunciato nel 2018, sia durante gli 11 capitoli che compongono il gioco. Purtroppo non tutti i personaggi sono stati approfonditi allo stesso modo: alcuni sono poco più di una comparsa, seppur con un character design e degli spunti di caratterizzazione molto interessanti. A tal proposito, l’impressione è che Necrobarista sia stato originariamente concepito come una visual novel più lunga e che sia stato ridimensionato per motivi di budget.

necrobaristaUna regia e una colonna sonora da Oscar

Un grande plauso va alla direzione artistica di Necrobarista, che si presenta come un gioco indubbiamente bello da vedere e da ascoltare. La colonna sonora, composta dal compositore nominato al BAFTA Kevin Penkin (Tower of God, Made in Abyss e Florence), Jeremy Lim e dalla band Soft Science, è un piacere per le orecchie, sempre calzante e incalzante al momento giusto, e che si lascia ascoltare e riascoltare anche dopo aver terminato il titolo.

Anche il comparto grafico non è da meno: a una grafica in 3D si uniscono dei character design accattivanti e appropriati ai personaggi e, soprattutto, una regia mozzafiato. Il team di Route 59 ha, non a caso, definito Necrobarista una visual novel dal taglio cinematografico, il che si traduce in una vastissima gamma di inquadrature sempre appropriate al momento. Ora una stretta sulle mani di Maddy che preparano il caffè, poi un primo piano su un Kishan sorridente, un campo lungo sull’esterno del Capolinea o una panoramica del bar: lo stile di regia, dal gusto occidentale ma con una strizzata d’occhio all’Oriente, delinea una narrazione volta a coinvolgerci da vicino nelle vicende dei personaggi.

necrobaristaTuttavia, lo stesso non può essere detto per il gameplay, in cui il coinvolgimento diretto del giocatore è pressoché nullo. Non è possibile interagire con i personaggi tramite i dialoghi né selezionare le risposte; al contrario, il giocatore è costretto a osservare dall’esterno quanto accade senza indossare i panni di nessun personaggio, il che inficia la possibilità di stabilire un legame emotivo con i personaggi di Necrobarista. Le uniche azioni richieste al giocatore sono la memorizzazione e selezione delle parole evidenziate nei capitoli di cui abbiamo parlato in precedenza, e camminare da un punto all’altro del bar (con una visuale in prima persona) in cerca di testi sbloccare. Insomma, il livello di sfida, molto semplicemente, non esiste.

A differenza di molti altri titoli dello stesso genere, Necrobarista, che dura solo dalle 3 alle 5 ore, ha il pregio di essere interamente localizzato in italiano, ma la traduzione della visual novel non riesce proprio a essere convincente. Tra imprecisioni lessicali, errori di battitura e di ortografia, si ha l’impressione di giocare a un titolo localizzato in fretta e sommariamente, il che stride fortemente con tutto il resto del videogioco, ben curato tanto nella storia quanto nella direzione artistica.

Tirando le somme su Necrobarista, siamo davanti a un indie di qualità a cui dare una possibilità, tra una regia spettacolare, una colonna sonora memorabile e una grafica ispirata ai canoni orientali; il tutto in una ambientazione tipica australiana, con il grande merito di narrare e sdoganare il tema della morte e della perdita. Tuttavia, il gioco è penalizzato da una longevità limitata, un’interattività inesistente e una localizzazione in italiano decisamente migliorabile e in netto contrasto con la qualità della narrazione della visual novel. Consigliata ai fan del fantasy dai tocchi sovrannaturali, di titoli come Ghost Trick e 999: Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors, ma anche degli anime e degli slice of life introspettivi.

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Recensione
  • Necrobarista
    7Voto Finale

    Necrobarista è una visual novel indipendente di qualità dalla direzione artistica encomiabile, ma penalizzata da un'interattività e una longevità molto limitate e una localizzazione in italiano inaccurata. Consigliata ai fan del fantasy dai tocchi sovrannaturali, di titoli come Ghost Trick e 999: Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors, ma anche degli anime giapponesi e degli slice of life introspettivi.

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