Netflix è pronta alla scalata verso l'Olimpo dei videogiochi?

Netflix è pronta alla scalata verso l’Olimpo dei videogiochi?

Il colosso dello streaming Netflix è ormai entrato nel mondo dei videogiochi, ma cosa farà adesso? Proviamo a ipotizzarlo nel nostro speciale.

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Con il rilascio simultaneo di 5 videogiochi gratis in circa 150 paesi diversi, Netflix si presenta ufficialmente come nuova variabile nell’equazione di un mercato in enorme crescita negli ultimi anni, vale a dire quello dei videogiochi. Il colosso dello streaming statunitense ha certamente moltissima strada da fare per ritagliarsi il proprio spazio, rispetto a chi in questo universo ci sta da decenni come Nintendo, Sony e Microsoft. Eppure, l’entrata in campo di un gigante così abnorme ci fa certamente ben sperare per il futuro dell’industria, visto che almeno da un punto di vista concettuale, più forti e numerosi sono gli attori in campo, migliori dovrebbero essere le condizioni per i player e gli utenti finali che si troverebbero con maggiore libertà di scelta e qualità aumentata. Ma come già detto, la salita sarà molto ardua, riuscirà il titano dello streaming a scalare questo monte fino all’Olimpo?

Cinque giochi gratis?

Circa un mese fa Netflix aveva già rilasciato gratuitamente un pacchetto di 5 videogiochi, Stranger Things: 1984, Stranger Things 3: Il gioco, Card Blast, Teeter Up e Shooting Hoops, come primo test sul mercato in una manciata di paesi europei, compresa anche l’Italia. Tutti i titoli citati sono da allora fruibili su piattaforme mobile Android e tablet e possono essere scaricati senza costi aggiuntivi al normale abbonamento Netflix di qualsiasi fascia. Il gruppo di prodotti è quindi poi stato rilasciato in praticamente quasi tutto il mondo il 3 novembre per gioia di tutti i fan che avranno questa funzione aggiuntiva senza sborsare un solo euro in più. La già menzionata cinquina è attualmente disponibile anche su iOS con l’arrivo dei titoli sulla piattaforma della Mela Morsicata dal 4 novembre. I prodotti sono quindi scaricabili dagli store Android e iOS collegandosi automaticamente con il proprio account Netflix o in app, e non sono previste microtransazioni e nemmeno pubblicità, “problema” molto percepito dagli utenti su disposativi mobile.

Questo fattore apre alcune questioni sulla sostenibilità del progetto ma che approfondiremo in seguito. Parlando invece più in particolare dei giochi, Stranger Things: 1984 e Stranger Things 3: Il gioco, sono riproposizioni in grafica retrò dell’omonima serie televisiva proprietaria di Netflix che hanno visto la luce su PC e console (PS4 per Stranger Thinghs 3) per un determinato quantitativo di tempo, salvo poi essere rimossi dall’ecosistema PC per arrivare per l’appunto su cellulare. Gli altri titoli sono Card Blast, un indie-game di carte, Shooting Hoops, un gioco touch a tema basket e Teeter (Up), un prodotto incentrato sulla fisica. Per quanto riguarda l’approccio dell’azienda a questo nuovo mercato, non possiamo ovviamente tralasciare l’immenso valore dell’acquisizione della squadra di Night School Studio come team interno, con il compito di creare nuovi titoli first party targati Netflix. Questo importante acquisto da parte della grande N americana, ci spinge a pensare molto più che questa manciata di prodotti gratuiti sia solo un primissimo approccio nell’entrata al mercato in via ufficiale, seguendo un percorso che potremmo definire parafrasando come “dell’asso piglia tutto”, che fa del singolo biglietto d’entrata, l’accesso a molteplici servizi.

Netflix nel gaming

Aziende factotum, metaversi e competizione

Con le dovute differenze, ciò che sta accadendo è similare a quanto avvenuto con moltissime altre aziende, come con il caso di Facebook e del cambiamento del metaverso del colosso dei social network capace di espandere ancora di più la propria “sfera d’influenza”. Anche Netflix, quindi, con la sua puntata sui videogiochi, sta provando sempre più ad adeguarsi a un nuovo modello di business, un sistema che come accennato precedentemente si basa sulla capacità per un determinato brand di approdare in campi sempre nuovi, anche se distanti dallo scopo con il quale era stato originariamente costruito il marchio. Come non citare ad esempio il caso di Amazon Prime che con un solo e unico abbonamento permette di usufruire di molteplici servizi, anche estremamente diversi fra loro, come le spedizioni veloci, musica, film serie tv e infine anche videogiochi. Ne consegue quindi che la scelta di Netflix di lanciarsi in questo mercato non sia stata presa alla cieca, ma rappresenti piuttosto l’ultimo tassello di un piano volto verso una sorta di espansione naturale del proprio vero potenziale.

Infatti, al pari di come sta facendo Amazon, molte mega-aziende stanno tentando con sempre più risorse di fidelizzare i propri utenti e di creare per l’appunto un ecosistema quasi universale dove permettere al proprio pubblico di fare di “tutto” senza per questo doversi spostare in altri lidi. Il nuovo approccio di Netflix ha quindi del potenziale, anche se ancora è troppo presto per affermare o meno se avrà successo. Infatti, dobbiamo calmare gli animi e le aspettative facendo delle similitudini con altri big dell’industria, in particolare con il lancio sottotono di Google Stadia accompagnata dalla sua discutibile strategia commerciale. Stadia è stata una piattaforma creduta inizialmente come rivoluzionaria, a causa dall’enorme potenzialità dello streaming, ma che poi purtroppo non è riuscita a concretizzare tutte le aspettative che gli si erano create attorno, a causa probabilmente di tattiche economiche poco aggressive.

La stessa cosa si può pensare anche dello stesso servizio Prime Gaming di Amazon che ad oggi impallidisce se confrontato ad altri competitor, primo fra tutti il Game Pass di Xbox, seppur sia necessario precisare che le due piattaforme partono da premesse profondamente diverse, visto che il servizio della compagnia di Jeff Bezos ha un costo inferiore e un campo di applicazioni molto diversificato. Per quanto riguarda il mondo dello streaming delle serie TV, poi, si è di recente affacciato un nuovo colosso dell’intrattenimento, vale a dire Disney, che con il suo Plus ha cambiato in praticamente quasi due anni gli equilibri che si erano precedentemente formati, fra la stessa Netflix e Amazon.

Arcane

Questo grazie a servizi molto competitivi e aggressivi e a un aggiornamento continuo del catalogo disponibile, che è andato a rosicchiare possibili iscritti proprio alla grande N rossa, nell’ambito di contenuti per un pubblico più maturo. Infatti, con il programma Star Original la piattaforma è diventata più “eclettica” e capace di tenere il passo anche con un pubblico con età anagrafica maggiore, rispetto al solito mondo delle Principesse Disney e dei Super Eroi Marvel con i quali viene spesso etichettata. Citiamo per esempio Unbreakable – Il predestinato, la serie di film di Alien e Predators, Y l’ultimo uomo e molto altro. Ci pare quindi naturale per Netflix provare a ritagliarsi ulteriore spazio vitale in nuovi tipi di mercati come quello dei videogiochi, universo che conosce bene grazie alle numerose serie a tema come Arcane.

 

Cosa può fare Netflix per ritagliarsi il suo spazio nel mondo dei videogiochi?

Uno dei limiti principali della visione del mondo dei videogame come sistema a servizio è soprattutto la sostenibilità di tale mercato e come questo possa o meno reggersi sulle proprie gambe senza strategie aggressive o e eventuali cambiamenti nel prezzo del biglietto. Riuscire infatti a sostenere una piattaforma che ha molteplici componenti nello stesso momento è terribilmente dispendioso, anche per colossi come Microsoft che fanno del gaming uno dei suoi tanti settori in campo. Fra l’altro, il già citato caso di Google Stadia è un esempio di come senza rischiare anche di andare momentaneamente in perdita non si possano ottenere molti risultati in merito. Ci pare quindi possibile prevedere che il servizio di Netflix venga scalato in base alle fasce di prezzo come ad oggi accade con il normale abbonamento in base al numero di dispositivi da connettere e della qualità video, per quanto ci teniamo a sottolineare che tale teoria non sia stata confermata dagli sviluppatori.

In questa ipotetica visione del futuro, gli abbonati alle fasce di prezzo più alte potrebbero quindi avere magari giochi di prime parti più impegnativi in merito al semplice budget, magari creati proprio da Night School Studio. Quello che infatti mancava a Stadia, fra le altre cose, erano vere proprietà intellettuali di grande rilievo. Per Netflix immaginiamo invece titoli sulle più disparate serie TV, da Narcos: Mexico, a Black Mirror, passando anche da Cowboy Bebop, Squid Games, The Punisher e La Casa di Carta, per citarne alcuni, ovviamente con le relative e opportune licenze quando necessario. I titoli ipotizzati non dovrebbero poi essere necessariamente tutti da rilasciare subito, sulle attuali console e PC, ma anche in via provvisoria sul mercato mobile che attualmente continua a crescere sempre di più, e che promette a Netflix di inserirsi con raziocinio e moderazione nella competizione, in modo da scalare questo monte Olimpo un passo alla volta così da porsi come nuova variabile di successo in un mondo in continuo mutamento come quello dei videogiochi.

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