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Nine Perfect Strangers – Recensione, benvenuti a Tranquillum House

Ecco la nostra recensione in anteprima dei primi sei episodi di Nine Perfect Strangers, la nuova serie in arrivo su Amazon Prime Video.

Nel corso di questi mesi, Amazon Prime Video ha continuato a dimostrare un discreto interesse nel trasportare sul piccolo schermo alcuni avvincenti romanzi acclamati dal pubblico. Questo è anche il caso della protagonista di questa recensione, ossia Nine Perfect Strangers (Nove Perfetti Sconosciuti) la nuova serie basata sull’omonimo libro della scrittrice australiana Liane Moriarty (celebre soprattutto per aver realizzato l’opera Big Little Lies – Piccole grandi bugie, da cui è stato tratto un altro show televisivo di successo). 

Creata da David E. Kelley (Big Little Lies – Piccole grandi bugie, The Undoing, Big Sky) e da John Henry Butterworth (Fair Game, Despite The Night, Ford V Ferrari), e diretta da Jonathan Levine (Warm Bodies; Non succede, ma se succede…) Nine Perfect Strangers ci porta nel suggestivo Tranquillum House, un misterioso centro benessere nascosto dalla verde e rigogliosa vegetazione del nord della California. Un luogo apparentemente tranquillo e sicuro, in cui un variegato gruppo di personaggi cercherà di esorcizzare i proprio demoni interiori. Come vi abbiamo già anticipato in precedenza, lo show dai toni thriller arriverà in esclusiva sulla piattaforma streaming Amazon Prime Video. La serie sarà formata da otto episodi, ognuno dei quali verrà rilasciato con cadenza settimanale a partire dal prossimo 20 agosto 2021. Abbiamo avuto la possibilità di vedere in anteprima le prime sei puntate di Nine Perfect Strangers, ed ecco la nostra recensione.


Nine Perfect Strangers, il bisogno di stare bene

Come vi abbiamo già anticipato in precedenza, Nine Perfect Strangers ci porta a Tranquillum House, un resort di lusso immerso nella natura, in cui un variegato gruppo di personaggi si troverà ad affrontare i propri demoni interiori, con lo scopo di esorcizzarli e di raggiungere la serenità. Tutti i nostri protagonisti hanno a che fare con problematiche estremamente realistiche e concrete, tra le complicate sfumature dell’accettazione di un lutto e della depressione, fino ad arrivare alle dipendenze più comuni, tra droga, alcool e social media.

Ed è proprio per questo che si trovano nel resort di lusso, gestito dalla misteriosa ed eterea Masha Dimitrichenko (Nicole Kidman), una figura immersa nel mistero che genera non poca curiosità e fiducia nei nostri protagonisti. Tranquillum House è famosa, ma non ospita mai più di nove pazienti per volta. Secondo quanto raccomandato, dieci giorni nel centro benessere sarebbero sufficienti per raggiungere la serenità. Ma sarà davvero così?

Nine Perfect Strangers

Tra frullati proteici, yoga e svariate attività “tipiche” dei centri benessere di questo tipo, le storie e le personalità dei nostri protagonisti iniziano ad intrecciarsi tra di loro. E, con il tempo, è proprio in questo modo che ognuno di loro inizia ad abbassare le proprie personali difese, aprendo il suo cuore e raccontando agli altri il motivo per cui si trova in quel luogo. Nonostante la serie non abbia particolari problemi dal punto di vista tecnico, è proprio la scrittura dei personaggi a convincere, e risulta essere uno degli elementi più interessanti della narrazione.

Tra questi possiamo trovare  la scrittrice di romanzi attualmente in declino e ossessionata dal lavoro Frances Welty (Melissa McCarthy), e l’ex-atleta professionista Tony Hogburn (Bobby Cannavale), che sta affrontando con non poche difficoltà la sua dipendenza per l’ossicodone. Oltre a loro c’è anche una coppia mal assortita formata da Ben (Melvin Gregg) e Jessica (Samara Weaving) Chandler, incastrati in un rapporto “tossico” basato sull’insicurezza personale e il materialismo. Carmel Schneider (Regina Hall) è ancora costretta a fare i conti con le profonde ferite causate dell’infedeltà del suo ex marito, mentre Lars Lee (Luke Evans) non riesce a lasciarsi alle spalle la fine della sua relazione. A chiudere il gruppo la famiglia Marconi, formata da Napoleon (Michael Shannon), Heather (Asher Keddie) e Zoe (Grace Van Patten), alle prese con un lutto difficile da superare.

Quando la forza è nei personaggi

Il gruppo funziona benissimo sul piccolo schermo, regalandoci alcune interpretazioni veramente eccezionali. Questo vale soprattutto per il disperato “chiacchierone” interpretato da Michael Shannon e il bizzarro duo formato dai personaggi di Melissa McCarthy e da Bobby Cannavale. Anche se, ovviamente, alcuni caratteri riescono a colpire maggiormente il pubblico, ognuno dei nostri protagonisti ha a disposizione tantissimo spazio per mostrare le sue debolezze e la sua storia, e questo ci permette di empatizzare con tutti loro, in un modo o nell’altro.

Ma è proprio quando tutto sembra andare per il meglio che ogni certezza crolla, e Tranquillum House non sembra più l’ospitale paradiso del benessere che era una volta. Masha continua ad essere tormentata da misteriosi messaggi minatori, e nel frattempo la sua metodologia per l’auto-miglioramento si sta trasformando in qualcosa di più contorto, pericoloso ed emotivamente faticoso. Il personaggio di Nicole Kidman rimane una delle più grandi incognite della serie. È quasi impossibile prevedere le sue mosse e capire cose la passi per la mente, e l’interpretazione della meravigliosa attrice contribuisce notevolmente, rendendola estremamente fuori dalle righe (anche troppo, in alcuni momenti).

Nine Perfect Strangers

Ma, dopo avervi parlato dei suoi pregi, in questa recensione è necessario andare ad analizzare anche i difetti di Nine Perfect Strangers. Come vi abbiamo già detto, la scrittura e l’evoluzione dei personaggi risulta essere perfettamente convincente, forse anche grazie al cast stellare che dimostra di avere una meravigliosa sincronia sullo schermo. Gli altri elementi della narrativa, tuttavia, non riescono a stare al passo di tutto questo e, a tratti, ci si dimentica quasi dei numerosi misteri che avvolgono Tranquillum House. Tutto potrebbe succedere da un momento all’altro, ma la serie non riesce comunque a catturare l’attenzione come dovrebbe.

La narrativa altalenante non riesce a tenere incollati allo schermo, mentre l’idea di mostrare le debolezze dei personaggi anche attraverso l’ironia e la comicità non sempre si rivela vincente. Questo distrugge il ritmo della serie, presentandoci dei momenti decisamente strani e fuori luogo rispetto al contesto. A tratti (quasi sempre, in realtà) sembra essere molto più interessante una normale conversazione tra due personaggi in una piscina piuttosto che scoprire cosa realmente sta succedendo all’interno del resort di lusso. E questo non è il massimo, soprattutto se stiamo parlando di una storia che getta la sue basi principalmente sui racconti thriller.

Uno strano frullato di idee

Nonostante i suoi difetti, anche piuttosto evidenti, Nine Perfect Strangers risulta comunque essere un prodotto davvero interessante ed insolito, che sa di poter contare su un cast magistrale e non ha paura di utilizzarlo a suo favore. Tuttavia, anche se le idee sono interessanti e hanno un grandissimo potenziale, la realizzazione finale non convince del tutto, e sembra quasi di trovarsi di fronte uno strano “frullato” di concetti e stili differenti, che mescola thriller, drama, commedia ed alcuni elementi più horror ma che, in fin dei conti, ha un sapore piuttosto banale. Vi consigliamo comunque di regalarle un minimo della vostra attenzione, in quanto gli ultimi due episodi potrebbero mescolare completamente le carte in tavola.

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Recensione
  • Nine Perfect Strangers
    7.5Voto Finale

    Nine Perfect Strangers, la nuova serie thriller di Amazon Prime Video basata sull'omonimo romanzo di successo della scrittrice australiana Liane Moriarty ci porta a Tranquillum House, un centro benessere paradisiaco che, tra un frullato di frutta e una lezione di yoga, nasconde al suo interno un numero spropositato di segreti. Il punto forte dello show televisivo è il variegato gruppo di personaggi principali, ognuno dei quali viene mostrato nelle sue numerose sfaccettature. La narrativa, tuttavia, è altalenante e non riesce a stare al passo, oltre a mostrarsi come una miscela di idee e concetti differenti che, seppur interessanti, non funzionano nel migliore dei modi se affrontate insieme.

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