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Nintendo Switch Mini: le nostre speculazioni su specifiche e prezzo di lancio

Alcuni rumor piuttosto insistenti, diffusisi a macchia d’olio ormai diversi giorni fa, menzionavano l’imminente approdo sui mercati...

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Alcuni rumor piuttosto insistenti, diffusisi a macchia d’olio ormai diversi giorni fa, menzionavano l’imminente approdo sui mercati internazionali di due nuovi modelli di Nintendo Switch, probabilmente in via di presentazione durante l’E3 2019. Dal canto suo, Nintendo si è prontamente impegnata a smentire la possibilità di un simile annuncio programmato durante la conferenza di Los Angeles, e ha altresì dichiarato che al momento la compagnia non ha intenzione di lanciare eventuali nuove versioni del sistema di intrattenimento ibrido.

I rumor sembravano piuttosto convincenti, tuttavia, soprattutto se si tiene in considerazione sia che la compagnia di Kyoto non ha comunque smentito il suo coinvolgimento attuale alla progettazione di nuovi hardware, sia che la loro diffusione online è stata anche favorita da alcuni noti siti giornalistici ed esperti del settore generalmente attendibili. D’altra parte, è anche abbastanza lapalissiano arrivare a pensare a un futuro aggiornamento hardware della console dalle uova d’oro, che necessita di upgrade, migliorie e cambiamenti se vuole rimanere ancora (tramite futuri “discendenti”) in vetta alle classifiche di vendita.

Nintendo Switch al momento si presenta come un ottimo prodotto, una console che, nel bene e nel male di alcune sue limitazioni, sa farsi indubbiamente amare dai suoi possessori. Potrebbe perciò diventare, come dichiarato dai rumor, la base di partenza per due nuove varianti: la prima, consistente in una presunta versione Pro, volta ad offrire al pubblico più esigente prestazioni all’avanguardia incrementando la qualità dell’esperienza di gioco basata sulla modalità dock, salendo però (e ovviamente) di prezzo; la seconda, un’edizione pensata per chi preferisce affidarsi soprattutto alla mobilità, per chi non si interessa così tanto al gaming casalingo e punta piuttosto a una versione più pratica e Mini da potersi portare in giro con comodità.

Di quest’ultima versione riteniamo possa essere interessante soffermarsi a speculare su quelle che, in vista del pensionamento annunciato della famiglia Nintendo 3DS, potrebbero essere le specifiche in grado di rendere Nintendo Switch Mini (o Lite, come preferite) una console portatile di tutto rispetto. Una console che, nella sua più concreta compattezza, si affiderebbe comunque allo stesso parco titoli (o almeno per la maggior parte dei giochi) di quello della madre. Quindi, cosa potrebbe davvero offrirci di nuovo e di diverso Nintendo Switch Mini rispetto alla console “classica”?

I credits per l’immagine fan made vanno a u/FSAE_Hans

Scocca, design e materiali

Il design dovrebbe garantire alla console una dimensione ridotta e una forma più compatta, rispetto alla versione standard attuale. Per come è costruito ora, il Nintendo Switch risulta essere un po’ troppo grande per essere considerato un sistema veramente “portatile”; riducendolo perciò alle dimensioni di una PS Vita, ad esempio, si consentirebbe a Nintendo Switch Mini di adattarsi comodamente alle tasche più larghe dei jeans, di poter essere infilato senza problemi nei comparti interni degli zaini, o di entrare persino nelle borsette.

Inoltre, il design dovrebbe non distanziarsi troppo da quello scelto per la versione standard della console ibrida. Diminuendo le dimensioni del dispositivo in larghezza, per permetterne una presa migliore tra le mani, e spostando di conseguenza leggermente la posizione dei tasti, per rendere più comodo e meno faticoso il continuo e prolungato muoversi delle dita, la console acquisterebbe un punto a favore sulla sua comodità “on the road”.

Sebbene il fattore nostalgia si possa far sentire, la struttura dovrebbe rimanere ovviamente simile a quella dello Switch standard. Alcuni fan hanno ipotizzato una possibile struttura a conchiglia in omaggio al vecchio 3DS – o meglio, al Game Boy Advance SP, vista la presenza di un unico schermo – ma indubbiamente si tratterebbe di un design superato e fuori luogo per una console della famiglia Switch.

Apprezzatissima, infine, sarebbe la scelta di materiali più resistenti, anche se non necessariamente premium – basterebbe una plastica più dura e un montaggio più solido, che riduca tra l’altro anche alcuni fastidiosi scricchiolii che capitano nella versione attuale della console. Gradita, inoltre, la possibilità di riprendere il fattore di personalizzazione introdotto con i 3DS, avendo perciò la possibilità (dal momento che, come vedremo, i Joy-Con subiranno un sostanziale cambiamento) di puntare su cover colorate e protettive facilmente installabili volendo anche al di sopra della scocca.

Joy-Con fissi

I Joy-Con sono forse la vera e propria croce e delizia della console. Geniali, innovativi, divertenti anche, ma diciamocelo, terribilmente poco sfruttati. La loro delicata (in tutti i sensi) struttura li ha inoltre resi molto costosi, e se una presunta versione più portatile volesse essere anche più economica (e questo ce lo auspichiamo), sarebbe soprattutto dai Joy-Con che deve cominciare a ritrasformarsi.

Passando perciò da Joy-Con staccabili a fissi, Nintendo Switch Mini dovrebbe quindi dire addio alla funzionalità Rumble. Questo modello non supporterà l’innovativa vibrazione dei controller introdotta con Switch, l’HD Rumble, perché poco supportata dai videogiochi stessi e particolarmente costosa sul fronte hardware.

E ancora una volta, si ritornerebbe al discorso dei materiali: resistenti, pur non esigendo la qualità premium, e soprattutto realizzati in modo tale da evitare il temuto e antipatico fenomeno del drift e della formazione di polverina bianca a causa dell’usura (usura…) dello stick analogico, in grado di compromettere seriamente le sessioni di gioco. Anche perché si deve tenere a mente che non si avrà il Pro Controller a correre in aiuto, quando si giocherà in treno, in metro o in aereo.

Nintendo Switch Mini

Credits u/FSAE_Hans

Schermo

La necessità di comodità e compattezza richiederebbe uno schermo leggermente più piccolo, rispetto all’attuale, garantendo tuttavia la solita risoluzione a 720p. Scelta sensata, e sempre in virtù dell’accessibilità del prezzo, sarebbe ridurre lo schermo IPS LCD da 6,2 pollici originale per montare invece uno schermo di dimensioni più “smartphone”, intorno ai 5 pollici. Inoltre, sarebbe ottimo se Nintendo riuscisse a ridurre la cornice dello schermo, al momento piuttosto ampia sulla versione standard della console.

Il multi-point touch screen rimarrebbe ovviamente incluso, ma sul 3D si leverebbe ad alta voce un grosso “no”. Già poco sfruttato nelle console portatili di ultima e pensionabile generazione – dove era più fastidioso alla vista che altro – implicherebbe un aumento di prezzo e un’aggiunta che, se si considera l’attuale commercio dei VR, risulterebbe inutile e obsoleta. Piuttosto, uno schermo aggiornato intelligentemente dovrebbe avere un display più luminoso (per giocare all’aperto è fondamentale, e al momento la console attuale richiede l’applicazione di una pellicola opaca se esposta alla luce diretta del sole) ed efficiente, che potrebbe perciò aiutare a prolungare sensibilmente la durata della batteria.

Durata della batteria

 Ed eccoci, per l’appunto, al tasto dolente. La durata della batteria di Nintendo Switch è sempre stata considerata come una sorta di tallone di Achille da molti degli appassionati. Effettivamente, sebbene si presenti al pubblico come ibrida tra portatile e fissa, la console offre approssimativamente un’autonomia di sole tre ore in modalità handled. È pur vero, comunque, che le polemiche sulla durata della carica si sono in qualche modo calmate con il passare dei mesi post-lancio, dal momento che i giocatori si sono resi conto, alla fine, di non necessitare concretamente una durata pari a quella dei loro smartphone, che durano in media una giornata intera. Senza contare la possibilità di affidarsi a molte soluzioni alternative, quali i classici power bank, per aggirare facilmente questo cruccio.

Tuttavia, se Nintendo Switch Mini fosse veramente in via di sviluppo e mirasse a un pubblico in cerca quasi esclusivamente di mobilità, allungare la batteria a una carica di circa sei ore potrebbe essere ciò che consacrerebbe la console ad effettivo dispositivo portatile. Data la mancata sganciabilità e la minore complessità dei Joy-Con, si guadagnerebbe un po’ più di spazio all’interno dello chassis per un’eventuale batteria più grande, in grado di regalare perciò qualche ora di gioco in più rispetto a una 4310 mAh.

Nintendo Switch Mini

Credits u/FSAE_Hans

Sistema, processore e memoria

Idealmente, Nintendo Switch Mini, al pari della standard, nasconderebbe sotto la scocca una stessa composizione hardware. Quindi, in buona sostanza ritroveremmo la triade processore (NVIDIA Tegra ODNX02-A2, con i costi di produzione al ribasso, dati i suoi quattro anni di età), CPU (ARM Cortex-A57 quad core 2GHz 64-bit) e GPU (NVIDIA 256 CUDA core da 1 GHz) totalmente invariata, così come invariata rimarrebbe anche la RAM da 4 GB.

Ad essere mantenuti saranno anche il sensore di luminosità, l’accelerometro e il giroscopio. In particolare quest’ultimo, nel caso in cui i tasti dei Joy-Con (in primis gli stick analogici) non dovessero ricevere un adeguato restyling, potrebbe risultare addirittura necessario, per godere appieno di videogiochi più frenetici senza l’ausilio del Pro Controller – facendo stavolta attenzione al fatto che risulti adeguatamente supportato dai titoli di terze parti.

Tuttavia, interessante sarebbe anche valutare l’inserimento di due importanti migliorie, quali il supporto Bluetooth e uno spazio di archiviazione interna decisamente maggiore. La comodità di poter usare un paio di cuffie senza dover districarsi continuamente tra i fili imbrigliati, sarebbe decisamente apprezzabile, soprattutto se si punta all’estrema portabilità della nuova console; e, ovviamente, l’aggiunta di un microfono non guasterebbe di certo, a maggior ragione se permettesse di evitare di affidarsi continuamente alla app Nintendo Switch Online quando si è in giro – e magari si preferisce riporre il telefono al sicuro, per evitare di perderlo o di dimenticarlo.

Infine, la memoria di archiviazione di 32 GB è relativamente limitante: sebbene Nintendo Switch abbia attualmente uno slot per poter inserire una memoria espandibile, aggiungere più memoria interna, portandola magari al doppio di quella attuale, tornerebbe maggiormente comodo all’utenza, soprattutto perché una console esclusivamente portatile è generalmente volta a limitare ingombro e impicci, tra i quali anche il gruzzoletto di cartucce. La libreria digitale è senza dubbio più comoda e conveniente, senza considerare che molti giochi che compongono il parco titoli di Switch sono indie disponibili solo in tale formato.

La dock station e il supporto a Nintendo Labo

In virtù della sua caratteristica portabilità, Nintendo Switch Mini eliminerebbe nel suo bundle di accessori inclusi la dock station – il che abbasserebbe anche il prezzo di lancio del dispositivo. Ciò non significa che non sarà possibile collegarla al TV, ovviamente: la compatibilità con il suddetto accessorio rimarrebbe invariata, così come rimarrebbe invariata la posizione del cavo di ingresso per la carica/connessione alla dock. A rimanere invariata, ovviamente, sarebbe anche l’ulteriore compatibilità con tutti gli accessori dedicati alla famiglia Switch, quali ad esempio il Pro Controller o i Joy-Con staccabili.

Rimarrebbe un’incognita la compatibilità nativa con Nintendo Labo e la sua recente uscita VR, date le diverse dimensioni della console e, soprattutto, data la mancanza di Joy-Con sganciabili, i cui sensori sono però essenziali per il funzionamento di questi accessori.

Nintendo dovrebbe perciò escogitare un sistema per adattare i kit già disponibili in commercio alla forma dello Switch Mini; ma starebbe poi all’utente scegliere se, oltre al prezzo del kit, varrà realmente la pena spendere anche gli 80 euro previsti per l’acquisto di un paio di Joy-Con, per usufruire di accessori la cui funzionalità, alla fine dei conti, rimane sostanzialmente gimmick.

Nintendo Switch Mini

Credits u/FSAE_Hans

Il punto di forza: il prezzo

Nintendo lancerebbe sul mercato lo Switch Mini in sostituzione dell’ormai vecchio 3DS, proponendo di conseguenza un prezzo inferiore rispetto all’attuale console ibrida. Dato che ad oggi i bundle di Nintendo Switch sono facilmente reperibili un po’ dappertutto ad un costo di 300 euro circa, e dato anche che il 3DS ha subito un boom di vendite solo dopo un calo di prezzo finito sotto la soglia dei 200 euro – e con il quale ha poi trascorso la maggior parte della sua vita – Nintendo Switch Mini, per essere veramente appetibile, dovrebbe finire sugli scaffali con un prezzo di listino non superiore ai 200 euro.

Dal punto di vista del marketing, Nintendo dovrebbe proporre il suo nuovo dispositivo Mini come prettamente indirizzato agli utenti interessati solo alla portabilità della console e che non cercano le funzionalità gimmick incluse con la console standard, tentando di conseguenza tale clientela con un prezzo decisamente aggressivo.

In conclusione, l’idea di lanciare sul mercato una variante Mini, tutto sommato, potrebbe non essere poi così male. Anche se Nintendo Switch Mini perderebbe la capacità di adattarsi a ben tre stili di gioco differenti – ciò che rende Switch unico nel suo genere – l’utenza che punta solo ad alcune delle tante IP di Nintendo in particolare, potrebbe trovare in un simile dispositivo la soluzione più adatta alle proprie esigenze. Economico e compatto, risulterebbe un buon compromesso sia per i provenienti dalla famiglia 3DS (affezionati magari a Pokémon o ad Animal Crossing), sia per i neo-arrivati nella famiglia Nintendo in generale, che con la scusa avrebbero modo di mettere le mani su  capolavori quali Zelda: Breath of the Wild – anche se giocarlo solo in portatile sarebbe forse quasi eresia.

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