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Nintendo Switch non disponibile? Colpa del Covid-19 e del Canale di Suez

Alcuni paesi europei lamentano scarse riserve di Nintendo Switch, e il problema sembra essere legato al Covid-19 e al Canale di Suez.

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Non è un bel momento per il mondo dei videogiochi: se infatti stiamo vedendo l’uscita di titoli uno dopo l’altro di altissimo livello, purtroppo quello che manca è la materia prima. Risulta difficile infatti giocare ad un videogioco se la piattaforma per farlo non è disponibile. Stavolta parliamo di Nintendo Switch, console che da mesi non è più disponibile come una volta nei negozi e che, probabilmente, lo sarà ancora per un po’.

Una dichiarazione fatta durante una conference call con gli investitori sembra aver portato alla luce un problema di reperimento di console fuori dal Giappone. La cosa interessante però sembra essere legata all’Europa: alcuni distributori sembrano essere con una carenza di console, e i motivi sono due secondo Furukawa, il Covid-19 e l’incidente che ha causato il blocco al Canale di Suez. Ecco le sue dichiarazioni.

Riguardo alla situazione legata all’hardware di Nintendo Switch, non ci sono cambiamenti di qualche tipo e la richiesta rimane alta ovunque. Il Covid-19 ha causato problemi nel mercato fuori dal Giappone, e i venditori di alcune regioni stanno vivendo problemi di reperibilità di console. In particolare, l’incidente che ha bloccato il Canale di Suez ha causato ritardi nel trasporto di prodotto verso l’Europa, e alcuni distributori di alcune regioni ora hanno pochi pezzi.

In realtà la problematica esce fuori mentre si parla della forte richiesta di console e delle vendite eccellenti, quindi dal punto di vista di Nintendo non c’è un vero e proprio danno, più un ritardo nell’incasso che riceveranno per la vendita di tali console.

Resta comunque ingente il danno che il problema dell’Ever Given ha causato: parliamo infatti di una serie di cause che molte aziende hanno improntato, che sommate portano ad avere una richiesta di risarcimento pari a 9,6 miliardi di dollari, una cifra astronomica ma che sembra essere anche giusta se pensiamo alla mole di prodotti – magari alcuni addirittura danneggiati dall’incidente o dal tempo perso – che si trovavano sul mezzo di trasporto.

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