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Chi non muore si rimasterizza

Il primo periodo di vita delle attuali console fu ricordato, almeno dalla maggior parte degli addetti ai lavori, come l’anno delle remastered...

Il primo periodo di vita delle attuali console fu ricordato, almeno dalla maggior parte degli addetti ai lavori, come l’anno delle remastered. Gli sviluppatori ancora facevano fatica a lavorare con i nuovi hardware e, proprio per questo motivo, lo sviluppo di un gioco era più arduo del previsto. Le cose ovviamente non sono cambiate, anche se possiamo dire che i tempi si sono in un certo senso standardizzati. Le software house hanno preso le misure come si deve e, adesso, prima di annunciare un titolo in via di sviluppo ci si pensa sempre molto bene. C’è una costante però che in tutti questi anni non è mai cambiata, ovvero la presenza delle remastered. Gli utenti hanno inizialmente reagito male a questa “neonata” tipologia di prodotto, salvo poi ricredersi dopo la pubblicazione di alcuni giochi che, per la maggior parte dei fan, hanno segnato gli anni più belli della loro infanzia. Dopo questa affermazione quasi sicuramente avrete pensato a Crash Bandicoot N. Sane Trilogy: sappiamo perfettamente che quest’opera si tratta di un remake, dunque un prodotto sviluppato da zero e non un semplice porting adattato a PlayStation 4. In ogni caso, che si tratti di Ramake o Remastered, la fan base ha risposto presente, quasi dimenticando all’improvviso i tempi in cui si malediceva il ritorno su “next gen” di un titolo già disponibile in precedenza su PlayStation 3 o Xbox 360. Allora perché tutto questo scalpore se si tratta di un titolo più vecchio?

La risposta sembra essere più scontata del previsto: le nuove vesti grafiche sicuramente aiutano, ma l’effetto più potente è sicuramente quello nostalgico. Quando uscirono le prime remastered, si trattava di adattamenti legati a prodotti ancora freschi ma adesso che le case di sviluppo hanno cambiato il target di riferimento, ovvero puntano ai giocatori divenuti adulti, la reazione è totalmente cambiata. Vi proverò a spiegare con una semplice frase che cos’è l’effetto nostalgia: vi ricordate quel giocattolo con cui dormivate da bambini? Adesso, solo per un attimo, immaginate di poterlo stringere tra le braccia ancora una volta, questo sentimento, ovvero un turbinio irrefrenabile di turbamenti, è nostalgia al 100%. Questa sensazione è radicata all’interno di ciascun individuo e viene stimolata da campagne marketing che coinvolgono emotivamente l’utente al 100%. Quanto sareste disposti a pagare per riprovare la stessa intensa emozione provata già in passato? Parecchio, ve lo garantisco!

Questa speciale tecnica viene chiamata Nostalgia Marketing: questo modus operandi è particolarmente efficace sui social, anche se non per tutti funziona allo stesso modo dal momento che, essendo persone diverse, abbiamo sensazioni diverse gli uni dagli altri. Nei videogiochi però il discorso viene globalizzato, poiché ci sono intere generazioni che sono state segnate da eventi memorabili, magari le storiche pellicole degli anni ‘80 come Tron, oppure canzoni che hanno segnato gli anni ‘90 come quella del film Titanic o concerti che hanno unito milioni di ragazzi provenienti da tutti i paesi come l’ultimo di Freddie Mercury insieme ai Queen nell’86. Proprio per questo motivo coinvolgere un numero impressionante di persone tramite la stessa esperienza risulta più facile e rapido rispetto piuttosto che rivolgersi al singolo, dunque la nostalgia è l’esempio più pratico per le varie campagne pubblicitarie.

Applicare l’effetto nostalgia dunque risulta pratico semplice ed efficace, si può persino applicare alla narrazione di un brand per rafforzare il senso di appartenenza di una fetta di consumatori. Usare la nostalgia sia per narrare lo storytelling di un determinato item (magari ripercorrendo il glorioso passato PlayStation), oppure semplicemente per ricordare che un prodotto è ancora vivo, ha l’obiettivo di risvegliare sensazioni sopite nel cuore di tutti i bambini ormai diventati troppo grandi per ricordare. Sony già nel 2013 aveva lanciato l’hashtag #PlayStationMemories su Twitter, così da rendere partecipi gli utenti a condividere le varie esperienze vissute con le “antiche” versioni della home console giapponese.

Ecco la dichiarazione che rilasciò Sony alcuni mesi dopo:

Le decine di milioni di visualizzazioni che abbiamo ottenuto hanno mostrato l’amore per il marchio che fino ad oggi era rimasto dormiente”.

Con poche e semplici parole ecco come risvegliare le emozioni positive di un passato ormai andato, convincendo così nuovamente gli utenti ad acquistare un prodotto targato PlayStation.

Ecco spiegato in pochi termini perché le vendite di Crash Bandicot N. Sane Trilogiy, o per rimanere nel periodo attuale Shadow of the Colossus, hanno tenuto bene. Rispettivamente sono due titoli completamente opposti tra loro, in comune hanno solo una campagna marketing che ha saputo come coinvolgere gli utenti in quel sapore di “tempo ormai andato” che non potremo più recuperare a causa dell’età e delle responsabilità che avanzano. Anche Medievil farà parte tra qualche mese di queste Remastered/Remake che faranno letteralmente impazzire gli appassionati, probabilmente a seguire arriverà anche Spyro e a cadenza ne arriveranno altri. Alla fine siamo essere umani e, per quanto prima odiavamo il concetto di remastered come ci era stato presentato, adesso che va a colpire non solo i gusti personali ma anche i nostri sentimenti, ci lasciamo tutti quanti cullare da questa nuova ondata di seconda fanciullezza, seppur fittizia.

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