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Old – Recensione del nuovo thriller di M. Night Shyamalan

Ecco la recensione di Old, il nuovo allucinante viaggio partorito dalla mente del regista indiano M. Night Shyamalan, tra thriller e fantastico.

Ogniqualvolta ci si approccia ad un film del controverso regista M. Night Shyamalan, ci si ritrova in un tripudio di aspettative e sogni delusi. Il regista, dopo un incredibile lancio nel panorama Hollywoodiano, ha visto un tracollo qualitativo e, solo negli ultimi sette anni, una ripresa artistica notevole. A discapito del risultato finale, è innegabile che l’attenzione dietro ad ogni suo film sia sempre alle stelle con gli spettatori pronti a lasciarsi rapire da un nuovo viaggio allucinante o da un racconto zoppicante. Old, che analizziamo in recensione, è liberamente tratto dalla graphic novel Castello di Sabbia di Pierre Oscar Lévy e Frederik Peeters, da cui Shyamalan attinge a piene mani almeno per la parte centrale del film, ma dove successivamente modella la storia in base alle sue esigenze autoriali. L’incipit dunque è subito irto di persone sinistre e falsi sorrisi.

Una vacanza infernale

La macchina narrativa costruita dal regista funziona sin da subito e il viaggio dei protagonista ha tutte le carte in regola per essere la classica discesa all’inferno. Lo snodo centrale è subito palese: una famiglia assieme ad altre coppie viene ospitata da un resort estivo, e tutti vengono invitati a passare una giornata in una spiaggia dalla cornice naturale idilliaca. Inutile dire che quella spiaggia custodirà un temibile segreto: il tempo scorre dieci volte più veloce del normale, e le persone nel giro di un’ora invecchieranno di diversi anni. Scappare è impossibile a causa di forze naturali che si annidano tra le rocce, e mentre il panico serpeggia tra i malcapitati, si cerca un modo per fuggire da quell’incubo, in una vera e propria corsa contro il tempo.


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In un minutaggio sicuramente consistente e alcune volte non proprio giustificato, Shyamalan tesse la sua tela come un ragno paziente. Si prende tutto il tempo necessario per introdurre i personaggi e dare attenzione a quei piccoli dettagli che costruiranno alla fine – come prassi nel suo cinema – una spiegazione a tutto tondo sia per lo strano evento temporale, sia per le motivazioni che ci sono dietro alla loro presenza su quella spiaggia. Al netto dei piccoli dettagli che rientrano tutti negli incassi prefissati, a fare da padrone è l’elemento ansiogeno, almeno nella constatazione del tempo che scorre, i corpi che cambiano, le rughe che spuntano sul viso e le voci dei bambini che progressivamente si fanno sempre più roche, a simboleggiare il progressivo invecchiamento dei piccoli sulla spiaggia, tra sabbia, palette e secchiello.

Old, un “classico” film di Shyamalan

Proprio sulla presenza dei bambini il regista gioca le sue carte migliori come i messaggi che vuole veicolare: i piccoli non crescono, bensì invecchiano direttamente. Nessuno di essi avrà ricordi di una vita vissuta perché nel giro di appena un giorno arriveranno alla vecchiaia, maledicendo il giorno che sono approdati lì con sogni e speranze. Se i bambini che sognano a colori, cominciano a vedere tutto bianco e nero, anche i genitori di questi non riescono a spiegarsi questo fatto.

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Le crisi isteriche dei personaggi sono volutamente puntellate, facendo rientrare il ritmo narrativo come la costruzione delle scene in una confort zone piacevole per chi apprezza il cinema di Shyamalan. Come avete potuto leggere in recensione, Old è a tutti gli effetti una diretta estensione della vena autoriale del regista: ne ritroviamo alcuni stilemi fondamentali, quali il messaggio ecologista, l’importanza della famiglia o l’elemento dell’acqua onnipresente a cui si affidano molteplici significati. Con il classico Shyamalan twist atto a spiegare tutto il film e a farlo ulteriormente suo, Old è la mutazione stilistica di un regista che sta ritrovando la voglia di narrare storie, facendolo in un modo inusuale, originale, diverso dai canoni classici a cui il cinema hollywoodiano ci ha abituati, e per chi cerca un brivido e un’emozione in più, è sempre qualcosa di imprescindibile.

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Recensione
  • Old
    7Voto Finale

    Old è il "classico" film di Shyamalan, devoto a una narrazione estremamente personale, con una forza delle immagini dirompente e una richiesta di entrare in quel modo per lasciarsi trascinare dalla forza del racconto. Un trip estivo tanto affascinante quanto macabro.

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