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Outriders – Anteprima di un dinamico shooter cooperativo

Vediamo insieme tutto quello che sappiamo attorno ad Outriders, intrigante shooter cooperativo dei ragazzi di People Can Fly.

Spesso e volentieri si glorificano i nostri titoli preferiti, ignorando chi ci sia dietro la realizzazione di essi. Parlare dunque dei ragazzi polacchi di People Can Fly può risultare povero per alcuni, meno per altri. Sono loro infatti le menti dietro l’immortale Painkiller o il sottovalutato Bulletstorm. Sì, poi c’è stata la parentesi di esclusività con Epic che sembra aver donato esperienza buona quanto cattiva, ma adesso lo studio polacco sembra essere tornato in forza e in gran spolvero con un titolo tutto nuovo che abbraccerà il periodo di transito tra vecchia e nuova generazione, ovvero Outriders. Il titolo si presenta subito nella sua natura: uno sparatutto cooperativo in terza persona, con un massimo di tre giocatori.

Per chi lo ha già provato, la formula non sembra differente da titoli quali Remnant – From the Ashes; infatti sarà prepotentemente marcata la componente GDR. Carburante primario per far partire questo titolo è la narrazione, con il genere umano in cerca di una nuova casa tra tante, mille stelle e pianeti nell’universo. Trovato un luogo apparentemente ospitale, si verificherà un dato evento catastrofico che minerà quella pace. Il nostro personaggio dunque si risveglierà da un sonno criogenico decenni dopo tale disastro. Il nuovo mondo ora è diventato ostile e assieme a misteriosi poteri soprannaturali, dovremmo sopravvivere tramite il classico loot ottenuto da nemici o missioni principali, fatto d’armature di fortuna e armi micidiali.

Outriders

Stessa formula, grandi speranze

Tolto un classico sistema da shooter in terza persona assieme ad un già comprovato sistema di coperture (People Can Fly ha lavorato direttamente e in supporto a brand quali Gears of War), in Outriders avremo ben quattro classi distinte attraverso le quali dar forma alla nostra build ottimale. Non tutte sono state ancora svelate, motivo per cui è lecito aspettarsi corposi cambiamenti in fase di programmazione, ma basti pensare che saranno classi che rispetteranno i parametri standard dei GDR, tra quelle tendenti al supporto grazie a poteri elementali affiancate da altre pensati per avere grossi e potenti tank di difesa e/o attacco.

Giocato in cooperativa, dunque, sarà necessario tenere in considerazione le abilità in possesso così da ottimizzare la propria squadra in vista di missioni, assalti particolari o raid, proposte di gioco che sembrano in linea con il pacchetto completo che arriverà a fine anno. Insomma, oltre al già citato Remnant, Outriders sembra indirizzato fortemente a quella fetta di giocatori che già popolano i server di Destiny o The Division, un’esperienza che in parte si discosta però totalmente da questa formula, per creare un prodotto assai diverso e con un proprio cuore; certo è che dopo il fallimento di Anthem, qualche timore c’è. I ragazzi di People Can Fly però assicurano cura al dettaglio, anche per quanto riguarda ricompense e loot, le quali non presenteranno una gestione in stile Diablo: dunque sì presente, ma non in maniera eccessiva.

Lo stesso mondo di gioco avrà un grado di difficoltà, esattamente come la fascia mondo di The Division; maggiore sarà il punteggio del nostro eroe o della nostra squadra, maggiore sarà la difficoltà del mondo di gioco. Ultime, ma non meno importanti, le diverse skill tree per ogni personaggio che appaiono piuttosto ricche, restituendo la possibilità di creare prototipi di build ottimali, ma non necessariamente vaste tanto da creare forti personalizzazioni. Insomma, alcuni rami saranno gli stessi, indipendentemente dalla classe del giocatore, fattore che ci permetterà quindi di avere piccole differenziazioni dagli altri utenti, ma nulla di sconvolgente. Distribuito da Square Enix – che sembra credere molto nel progetto -, Outriders ha tutte le carte in regole per farsi piacere da un nutrito gruppo di appassionati. In questo caso la scommessa è alta, il rischio di fallire anche, ma una formula di gioco ottimizzata al meglio e un sostegno presente in sede di endgame possono tenere in vita una notevole alternativa al genere.

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