PlayStation 5: 365 giorni di gioie e dolori

PlayStation 5: 365 giorni di gioie e dolori

A un anno dall'uscita, facciamo il punto della situazione su ciò che questi 365 giorni in compagnia di PlayStation 5 sono effettivamente stati.

Fin dalla sua primissima presentazione, PlayStation 5 ha saputo catturare l’interesse di un’enorme fetta di videogiocatori grazie a un susseguirsi di promesse (e titoli) che sembrava stessero delineando un anno semplicemente incredibile per la nuova home console di Sony. Da allora sono però passati ben 365 giorni, un intero anno all’insegna della Next-Gen, e molti stanno cominciando a fare i conti sulla situazione in cui la macchina versa. Quale occasione migliore di questa per esporvi quello che è stato il mio primo anno in compagnia della console? Eccomi qui, quindi, a raccontarvi la mia personale esperienza, iniziata proprio al Day One della console, quando insieme a pochi mistici eletti ho avuto l’opportunità di scartare una PlayStation 5 tra le quattro mura di casa mia.

Un tesoro introvabile

Purtroppo lo sappiamo tutti molto bene, a un susseguirsi di mirabolanti dichiarazioni e sogni tra i più incredibili a cui videogiocatore potrebbe mai ambire, ha fatto infine seguito un lancio – e un proseguo del ciclo vitale – di PS5 tutt’altro che esente da difetti. Nei piani di Sony è chiaro che PlayStation 5 avrebbe dovuto rappresentare un netto stacco con il passato, quel fantomatico salto generazionale tanto decantato che, sfruttando tutto il successo riscosso da PlayStation 4, rivelandosi come la console Next-Gen definitiva. Eppure, i numerosi “incidenti di percorso” a cui tutti quanti abbiamo assistito – in parte dovuti ai lockdown causati dal Covid, in parte legati a una richiesta di console addirittura più elevata rispetto ai pronostici – hanno portato Sony a dover prendere decisioni difficili, agli occhi di alcuni addirittura disastrose, che indubbiamente hanno rallentato l’imporsi della Nuova Generazione Videoludica sul mercato nel modo in cui ci saremmo aspettati.

Certo, i ritardi sulla tabella di marcia si sono fatti sentire e hanno dato non poco fastidio al pubblico, me compreso, ma ancor più denigrante è stato il repentino cambio di strategia adottato dalla compagnia, che dopo mirabolanti dichiarazioni sul “credere nei cambi generazionali”, ha infine puntato sulla strada del cross-gen, ed ecco che titoli la cui realizzazione su PS4 era stata definita impossibile proprio per limiti tecnici a cui solo una fiammante PlayStation 5 poteva porre rimedio… beh, su Old-Gen ci sono arrivati eccome, e altri seguiranno in futuro.

Inutile girarci tanto attorno, l’improvviso cambio di regia ai piani alti della società è stato un duro colpo e il fiacco tentativo di nascondere il tutto sotto il tappeto, come se non fosse mai successo, ha rappresentato l’ennesimo smacco per i fan più accaniti. Insomma, le criticità ci sono state e a onor del vero basterebbe ripercorrere i tweet e i trailer promozionali di fine 2020 per ritrovarsele tutte innanzi agli occhi, eppure questo primo anno targato PlayStation l’ho comunque vissuto con estremo piacere, ironicamente gustandomelo addirittura più di quanto avrei potuto inizialmente pronosticare.

Una luce nell’oscurità

I primi giorni furono abbastanza snervanti, colpa di un software che faceva acqua da tutte le parti e di una stabilità della macchina stessa solida quanto un castello di carte, problematiche seguite poi da diversi State of Play (anche di recente memoria) che mi seppero lasciare con un forte retrogusto amaro in bocca. Di contro, però, non posso nascondervi che questo primo anno in compagnia di PlayStation 5 ha saputo conquistarmi proprio nei confronti di ciò che dovrebbe rappresentare il cuore pulsante di una console, ma che in questi mesi molti sembra stiano sottovalutando, i giochi. Lo sappiamo tutti, approcciarsi a una nuova generazione videoludica non è certo un lavoro semplice e ad ogni nuova macchina da gaming immessa sul mercato bisogna sempre fare i conti con un periodo di pausa, in un certo qual modo stagnante.

Mesi di generale piattezza, opere che non riescono a centrare il bersaglio, giochi che a conti fatti venivano pensati quasi più come delle tech demo per mostrare i muscoli… tutto questo fu il primo anno di PlayStation 4, che pur essendo giustamente ricordata con grande affetto da tutti noi, ingranò realmente la marcia solo dopo un buon primo anno e mezzo di rodaggio, più nello specifico quando vedemmo il sopraggiungere di Bloodborne. PlayStation 5, di contro, ha fin da subito saputo regalare una line-up di lancio che ha immediatamente catturato il mio interesse. Marvel’s Spider-Man Miles Morales, il remake di Demon’s Souls, Sackboy: A Big Adventure, una tripletta che per il lancio di una console non mi ha affatto deluso, il tutto tra l’altro accompagnato da quel piccolo splendore di Astro’s Playroom che nella sua gratuità ha dato ancor più sapore al tutto.

Demon's Souls

Questo è ciò che ho percepito fin dal primo momento in cui ho potuto toccar con mano PS5, il suo desiderio di farci subito entrare in contatto con una ricca collezione di produzioni (tutte tra l’altro ben diversificate tra loro) a cui hanno poi fatto seguito diversi altri giochi altrettanto di valore. Nel solo primo anno di vita della console abbiamo infatti potuto giocare a opere del calibro di Returnal, Ratchet & Clank Rift Apart, Kena: Bridge of Spirits e Deathloop, con anche qualche chicca aggiuntiva come l’ottimo Oddworld Soulstorm, offerto al lancio ai possessori del PlayStation Plus.

Certo, non è tutto oro quel che luccica, basti pensare al dimenticabilissimo Destruction AllStars o, come rimarcato giustamente da molti, alla natura cross-gen di diversi titoli menzionati poco sopra, ma ciò comunque non cambia quella che è stata la mia esperienza con PlayStation 5, un’esperienza ludica così ricca e variegata che a memoria nessun’altra console aveva mai saputo restituirmi in appena un anno di vita.

Inoltre, pur nelle sue criticità comunicative, Sony è comunque riuscita a delineare quello che sembrerebbe essere un futuro particolarmente splendente per la sua console, con titoli particolarmente attesi che – ritardi permettendo – dovrebbero vedere la luce nei primi mesi del 2022 (sì, parlo di Horizon II: Forbidden West e Gran Turismo 7) a cui faranno poi seguito tutta una serie di altre produzioni dal grandissimo impatto, basti pensare a God of War Ragnarok, Ghostwire: Tokyo, Marvel’s Spider-Man 2 e molti altri ancora.

Verso un roseo futuro

In aggiunta a quanto detto finora, ci tengo poi a menzionare un altro elemento particolarmente rilevante per quello che è stato il mio primo anno in compagnia di PlayStation 5, rilevante e in un certo senso addirittura rivoluzionario nell’ecosistema PlayStation; la retrocompatibilità. Invero, già in passato la compagnia nipponica provò a esplorare timidamente questo mondo carico di possibilità, in particolare ai tempi di PlayStation 3 che, al lancio, permetteva di leggere sia i giochi PS2 che PS1, ma purtroppo tale feature venne presto rimossa e, nella sua lunga storia, il marchio PlayStation ha sempre assunto una posizione “relativamente negativa” rispetto al concetto di retrocompatibilità. Quando però Microsoft ha cominciato a spingere con forza su tale caratteristica – che proprio a livello di marketing fece molto bene al marchio Xbox – Sony si è vista quasi costretta ad abbracciare questa strada, pienamente percorsa con PlayStation 5.

PlayStation 5

Anche in questo caso i problemi comunicativi non sono mancati (in molti ricorderanno le famose liste di giochi non compatibili o le dichiarazioni che sembravano indicare appena 100 giochi PS4 disponibili in retrocompatibilità al lancio della console), ma alla fine dei conti l’ultima home console di Sony si è rivelata perfettamente compatibile con praticamente l’intero parco titoli PlayStation 4.

Una rivoluzione per il gaming, una grande vittoria per me, che ho potuto continuare a godere dei miei giochi PS4 su PS5 senza alcun problema, peculiarità che ha sostanzialmente fatto venir meno il rischio di ritrovarmi con qualsivoglia buco durante l’anno. Inoltre, la possibilità di poter godere di aggiornamenti gratuiti per ottenere la versione Ps5 di prodotti che già possedevo in formato PlayStation 4 – non senza confusione, visto comunque il rincaro di alcuni titoli di ultima generazione e le diatribe sugli aggiornamenti a pagamento per le esclusive Sony – ha rappresentato un’ulteriore rivalsa della retrocompatibilità, il modo perfetto non solo per recuperare diversi giochi persi per strada, bensì per godersi anche una qualche esperienza ludica nella sua forma migliore pagando comunque un prezzo contenuto.

Come detto in apertura di questo articolo, nel corso di questi lunghi mesi ho sentito parlare parecchio dei problemi affrontati da Sony. Molti hanno puntato il dito contro i giochi rimandati, gli eventi che non hanno brillato, la difficile reperibilità di PS5 e le dichiarazioni poco chiare della compagnia, tutte critiche che hanno senso e a cui onestamente mi accodo. La società nipponica non si è mossa bene praticamente sotto nessun aspetto e anzi, a ben vedere ha sbagliato tutto ciò che si poteva sbagliare; tutto tranne un unico, importantissimo elemento, i giochi.

PlayStation 5 è una console con cui mi sto divertendo, una console che in questi 365 giorni mi ha fatto divertire molto più rispetto a quanto non abbiano fatto Ps4 o Ps3 nello stesso arco temporale. Avere un Horizon II: Forbidden West o un God of War Ragnarok entro fine 2021 avrebbe giovato alla console? Naturalmente sì, sarebbe stupido affermare il contrario, ma ripercorrendo con la memoria questi dodici mesi in compagnia di PlayStation 5, mi sono reso immediatamente conto di averci speso sopra innumerevoli ore di sano divertimento videoludico. Se questo per voi è un anno “di stanca”… beh, significa che per il futuro si prospetta una generazione videoludica semplicemente indimenticabile.

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