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PlayStation chiude i vecchi store: c’è ancora il digitale nel futuro di Sony?

La chiusura degli store di PlayStation 3, PSP, e PSvita rende il futuro digitale di Sony incerto: cosa succederà alle console all-digital?

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La memoria storica è un fattore determinante, qualsiasi sia il campo preso in esame. Conoscere il passato di chi è venuto prima di noi, come ha agito, quali scelte ha compiuto, è importantissimo per permetterci di andare verso il futuro; anche, e soprattutto, nel settore videoludico. É notizia di qualche giorno fa che Sony ha deciso di chiudere definitivamente lo store digitale di PlayStation 3, PlayStation Vita e PSP. Dalla prossima estate, infatti, scompariranno dagli scaffali digitali moltissimi titoli, e con essi, pian piano, il ricordo di chi li ha prodotti.

L’impossibilità di poter continuare ad acquistare titoli old gen sarà penalizzante in primis per i giocatori, ma anche e soprattutto per gli sviluppatori; sia per chi ha realizzato il gioco, che non potrà più né venderlo né continuare ad essere presente nell’industria, sia per chi vorrà in futuro lavorare ad eventuali remake o a remastered, non potendo più “studiare” i concept originali. Cosa ne sarà dei titoli rimossi dal mercato digitale? Conviene ancora investire su console all-digital, pur sapendo che prima o poi non potremo più ampliare la nostra libreria? I remake saranno l’unica speranza per rivivere le esperienze del passato? La chiusura degli store apre tutta una serie di interrogativi che rendono il futuro un po’ più incerto, a prescindere dalla retrocompatibilità: cerchiamo di fare qualche ipotesi.

Prima di comprare una console all-digital, controllate la data di scadenza

Il mercato digitale divide da sempre vecchi e nuovi giocatori. I più grandicelli, quelli che hanno iniziato a giocare con il Nes o con il Sega Mega Drive, ancora oggi fanno fatica a rinunciare al fisico, al bisogno di stringere tra le mani la copia del loro titolo preferito. Tuttavia, il mercato digitale è in fortissima espansione e la nascita di console all-digital, con Series S in prima fila, ma anche di console in cloud gaming come Google Stadia, ne sono la prova lampante. Eppure, la decisione (prevedibile) di Sony d’iniziare a chiudere gli store delle sue vecchie console, getta una nuova luce su questo mercato, che potrebbe perdere molti utenti, soprattutto i meno informati.

Inutile girarci attorno, la decisione presa da Sony è giusta e condivisibile. Mantenere aperti dei server costa, e se negli ultimi anni i dati delle vendite sono diminuiti in maniera esponenziale, la loro chiusura è sicuramente una conseguenza inevitabile: in fin dei conti, da quanto tempo non accendiamo le nostre PlayStation Vita? Tuttavia, è una decisione non priva di conseguenze. I videogiocatori potranno sì continuare a fruire dei contenuti già acquistati, ma non potranno comprarne di nuovi. Quest’ultimo aspetto apre tutta una serie di considerazioni. La prima è che per giocare i titoli della nostra infanzia videoludica, l’unica soluzione sarà il mercato del retrogaming. Un mercato che, ad oggi, è proibitivo per le tasche di molti consumatori, soprattutto i più giovani, e che considerata la situazione potrebbe veder lievitare sensibilmente i propri prezzi.

Attualmente, il servizio PlayStation Now permette di recuperare alcuni vecchi titoli di Sony: tuttavia, è un parco titoli old gen decisamente incompleto, neanche lontanamente paragonabile al Game Pass di Microsoft, che sta puntando invece ad una fluidità di contenuti tra presente e passato. Per recuperare le vecchie glorie di PlayStation bisogna rivolgersi al formato fisico. Proiettando questa situazione nel futuro, senza un disco rigido saremo esclusi dai giochi. Conseguenza diretta di questo ultimo punto è la trasformazione delle console all-digital in dispositivi con una data di scadenza. Arriverà il momento, lontano ma inevitabile, in cui serviranno solamente a riprodurre ciò che abbiamo acquistato. Un problema che potrebbe essere risolto dalla retrocompatibilità, al netto di costringere i giocatori rimasti un po’ indietro a passare (alla buon ora, aggiungerei) su next-gen.

La retrocompatibilità è veramente ciò di cui avete bisogno?

Anche la retrocompatibiltà porta con sé alcuni interrogativi. Se n’è parlato tanto, tutti la vogliono, ma non sappiamo ancora se sia davvero necessaria. Se gli store sono stati chiusi, è evidente che ai giocatori non interessa più quel determinato mercato. Al di là dei retrogamer e dei collezionisti incalliti, pochissimi videogiocatori moderni investono i loro risparmi in titoli di due generazioni fa, ma preferiscono puntare sulla next-gen (appena inizierà veramente), o al massimo sulla generazione PlayStation 4. Il successo di Game Pass ne è la cartina al tornasole.

Sony, a questo punto, farebbe bene ad interrogarsi su questo investimento. Spostare su PlayStation 5 l’intero catalogo di PlayStation 3 potrebbe essere l’unica soluzione della compagnia nipponica per permettere ai giochi di sopravvivere e agli utenti di continuare a comprare. Ma siamo davvero sicuri che comprerebbero? Forse la soluzione migliore non è quella di riportare l’enorme mole di giochi usciti ormai da 15 anni, ma fare una selezione dei titoli andati per la maggiore, magari i prequel delle saghe ancora sulla cresta dell’onda, ed inserirli in un servizio di abbonamento. Questo darebbe la possibilità agli utenti di continuare a vivere l’old gen e, perché no, provare anche quel titolo di cui avevano sentito parlare all’epoca della sua uscita, ma che non avrebbero mai comprato, e darebbe alle software house la possibilità di nuovi accordi commerciali con Sony. Una soluzione, quindi, che verrebbe incontro quasi a tutti. E i giochi esclusi, allora? Ecco, come dicevamo, la chiusura degli store è forse un problema più grave per gli sviluppatori che per i videogiocatori.

Studiare il passato per costruire il futuro

Il cinema è un mezzo di comunicazione eterno. Anche a distanza di decenni, continuiamo ad apprezzare vecchi film, a studiarne la regia e i dialoghi. É fruibile in molti modi, e viene continuamente studiato e amato dai registi moderni. E il videogioco? L’obsolescenza e la difficoltà di fruizione che, rispetto ad altri medium, si porta inevitabilmente dietro, sono fattori sufficienti per decretare che il passato venga dimenticato e che il futuro sia l’unica strada da percorrere? La retrocompatibiltà sembra essere la soluzione: nuovi servizi di abbonamento portano i titoli su nuovi hardware, così che i giocatori possano continuare a giocare e le software house a guadagnare; e per quei pochi amatori che vorranno completare la loro collezione fisica (finché esisterà ancora), ci saranno le fiere e i mercatini dell’usato. Tutti contenti quindi? Quasi.

I più colpiti dalla scomparsa di alcuni titoli potrebbero essere, paradossalmente, gli stessi sviluppatori. Esistono alcune perle videoludiche i cui team sono ormai sciolti, e che rischiano di sparire per sempre. Per tutti i futuri creator, andare a studiare il passato del loro lavoro, andare a comprendere le origini di game e level design, sarà sempre più difficile. La speranza di noi giocatori di riassaporare vecchie glorie potrebbe arrivare nei prossimi anni solo da remastered o remake. Purtroppo, però, la loro realizzazione potrebbe diventare più difficile del previsto.

Il passato è il passato. É sacrosanto il diritto di lasciarselo alle spalle, e di avere come unico obiettivo quello di puntare alle sfide del domani. Tuttavia, ritengo che conservare la memoria storica di ciò che ci ha preceduto sia fondamentale. La chiusura degli store colpisce tutti, giocatori e sviluppatori. La retrocompatibilità può essere una soluzione, è vero, ma non risolve ogni cosa. Sony, a differenza di Microsoft, potrebbe presto mostrare il fianco a questa sua strategia a compartimenti stagni. I videogiocatori Sony che investiranno nei prossimi anni sullo store della propria PlayStation 5 esclusivamente digitale andranno incontro ad un paradosso: il digitale, più del fisico, potrebbe non durare per sempre.

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