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Ready Player One: il labile confine tra realtà e immaginazione

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Negli ultimi anni la cultura videoludica sta trovando sempre più spazio nelle pellicole cinematografiche, attirando un certo interesse da parte degli appassionati di entrambi i media. Proprio nella giornata di ieri ha finalmente debuttato in tutte le sale italiane Ready Player One, film diretto da Steven Spielberg, che non mancherà di farci riflettere su alcune questioni che vengono sollevate nel corso delle due appassionanti ore che trascorreremo in compagnia di Parzival e Art3mis.

Ma procediamo con ordine: l’ultima fatica del regista statunitense è tratta dal romanzo omonimo, scritto da Ernest Cline e pubblicato nell’ormai lontano 2010. L’autore originale ha preso parte anche alla sceneggiatura della trasposizione cinematografica, garantendo dunque la realizzazione di un’opera che si avvicinasse alla propria volontà, sebbene in seguito siano stati modificati vari elementi dell’intreccio narrativo.

Qual è la trama di Ready Player One? E che cosa vuole trasmettere ai propri spettatori? In breve, veniamo catapultati in un futuro distopico, più precisamente nel 2045, periodo storico in cui problematiche come inquinamento e sovrappopolazione hanno raggiunto livelli catastrofici, costringendo le persone a rinchiudersi in casa, e più precisamente nel mondo virtuale di Oasis, un videogioco online sviluppato dal leggendario James Halliday, il quale in seguito al decesso ha inserito all’interno della sua creatura tre easter egg, che se individuati permetteranno al giocatore di prendere il possesso della proprietà intellettuale. Ovviamente, è guerra aperta tra i giocatori, ma anche con la multinazionale IOI, la quale ha ingaggiato numerose squadre al fine di prendere il possesso di Oasis, considerata ormai la seconda casa dell’umanità e immensa fonte di ricchezza.

La gente viene su OASIS per tutto quello che si può fare, ma ci rimane per tutto quello che si può essere.

L’idea che abbiamo sin dalle prime battute del film dunque è che in questo mondo digitale sia possibile plasmare la realtà a proprio piacimento, e che ognuno possa mostrare al resto della community solo ciò che preferisce. È sufficiente avere una buona quantità di crediti per poter acquistare quel taglio di capelli che tanto vorremmo, o quell’outfit che ci rende così affascinanti. Del resto, i giocatori abituati agli MMO troveranno una certa familiarità con questi elementi, ma indubbiamente il punto focale del film non è rappresentare su schermo il suddetto genere videoludico.

Ciò che stupisce è l’impatto che Oasis ha avuto sul mondo reale, facendo sì che prendesse il sopravvento su esso: vediamo persone perdere la vita e indebitarsi fino al collo pur di tirare avanti all’interno di questo gioco, si rischia la pelle utilizzando il nome reale all’interno del mondo virtuale, e si preferisce nascondersi dietro un nickname che rivela poco o nulla dell’identità. Ci si rende conto di quanto i limiti tra il reale e l’immaginario possano diventare incredibilmente labili e pericolosi in determinate situazioni; vengono poste domande di grande rilievo su quanto il progresso tecnologico stia fortemente influenzando le nostre esistenze, e se occorra rivedere qualcosa degli stili di vita ai quali ci siamo abituati.

Del resto, bisogna analizzare il contesto in cui Oasis viene pubblicato, dove le difficoltà economiche si sommano a quelle ecologiche e demografiche, che messe insieme hanno reso il mondo sempre più invivibile, portando la gente a trovare un riparo sicuro nella creazione di Halliday, dove è ancora possibile essere ciò che nella vita reale non si può più sperare di ottenere. Wade, il protagonista della vicenda, sarà tra i partecipanti che intenderanno fare chiarezza sul lascito del padre di Oasis, e nel fare ciò incontrerà persone di ogni genere, senza mai conoscerne effettivamente le fattezze: dietro un uomo può nascondersi una donna, e dietro un avatar attraente una persona in sovrappeso. Emblematico in tal senso è il caso di Art3mis, di cui il nostro protagonista si invaghirà sin dai primi attimi, pur non potendo nemmeno affermare con assoluta certezza di avere di fronte a lui una donna e che – per citare l’amico – dietro quella skin così affascinante potrebbe celarsi chissà chi.

Ready Player One

Quello che si creerà tra gli High Five evidenzierà come un rapporto vero sia in grado di oltrepassare qualunque barriera, e di creare legami indipendente da genere, età o etnia: la vera forza di Oasis, così come nel gioco online, sta proprio in questa incredibile possibilità di entrare in contatto prima di tutto con il carattere dei nostri interlocutori. Dal canto mio, negli ultimi anni ho incontrato numerose persone attraverso il web che mi sono rimaste a fianco fino ad oggi, sebbene le abbia fisicamente incontrate solo molto tempo dopo, pur chiedendomi più volte cosa potesse cambiare interfacciandomi con loro guardandoli dritti negli occhi.

Il messaggio di Ready Player One è esattamente questo: amiamo ciò che abbiamo realizzato con gli immensi progressi tecnologici compiuti, ma non dimentichiamo mai cosa significhi vivere al di fuori del nostro visore di realtà aumentata. Traiamo il meglio da ciò che il web è ormai in grado di offrirci, come ad esempio una vera e propria famiglia virtuale pronta ad appoggiarci in situazioni tanto reali quanto fittizie. Proprio in occasione del primo incontro tra Wade e Samantha, quest’ultima dirà che abbiamo dimenticato cosa significhi stare all’aperto sentendo l’aria che ci accarezza il viso, e questa frase in particolare non può che rappresentare una summa dell’intero film.

L’opera di Cline ci invita dunque a rifiutare l’escapismo, sebbene al contempo essa stessa ci conduca alla suddetta condizione presentandoci un universo pieno di potenzialità; l’intera caccia ideata da Halliday è un suggerimento in tal senso. Del resto, lui in primis si dimostrerà fortemente nostalgico nei confronti della sua infanzia trascorsa in camera giocando con un vecchio Atari, e ricorderà al nostro protagonista che nonostante possa essere crudele e difficile, la realtà rimane l’unico posto dove si mangia un pasto decente. Gli High Five traggono un importante insegnamento dalle vicende che li hanno travolti, portando Wade a prendere la discussa decisione di chiudere i server di Oasis due giorni a settimana, cosicché ci si possa dedicare con maggior spirito a tutto ciò che ci sta intorno, così come alle persone a noi care.

Tra le righe, chiaramente, non figura il messaggio che vi sollecita a smettere di giocare, affatto, quanto piuttosto quello secondo cui sarebbe necessario creare il giusto equilibrio tra i vari aspetti presenti nelle nostre vite. È nella natura umana evitare di affrontare i problemi e procrastinare la soluzione di questi ultimi, ma non bisognerebbe rimboccarsi le maniche e guardare in faccia l’effettiva realtà delle cose? Le questioni che gravano sull’umanità non meriterebbero forse una maggiore attenzione? Inquinamento e sovrappopolazione sono due delle piaghe che stanno affliggendo la Terra ormai da circa un secolo, e che certamente non si risolveranno senza un’azione concreta da parte nostra. Per cui rimbocchiamoci le mani, non permettiamo che le complicazioni che sta affrontando il nostro pianeta prendano il sopravvento su di noi, e non nascondiamoci sperando che le cose si risolvano da sole, perché ciò purtroppo difficilmente avverrà. Ready Player One è un’opera che può offrire un’incredibile e stupefacente varietà di letture, e una fonte di importanti insegnamenti dai quali dovremmo indubbiamente trarne vantaggio.

Si tratta di una produzione cinematografica che indubbiamente potranno apprezzare maggiormente gli appassionati del settore videoludico, e ancor di più degli MMO grazie alle diverse citazioni presenti, ma che per via dei temi che vengono affrontati potrà gradire chiunque.

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