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Retrocompatibilità: i pro e i contro che offre alla nuova generazione

La retrocompatibilità è sempre stato un argomento molto discusso, e ovviamente anche ora rappresenta un acceso motivo di dibattito nella

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La retrocompatibilità è un argomento che anima le discussioni dei videogiocatori ormai da decenni, precisamente da quando questa funzione è stata introdotta con l’Atari 7800 nel 1986. Da allora sono passate diverse generazioni e console che possiedono, o meno, questa amata caratteristica, e nel 2020 ne stiamo nuovamente parlando alla vista del lancio di PlayStation 5 e Xbox Series X. Per questo, abbiamo deciso di analizzare a fondo la cosiddetta backward compatibility, per esplorarne pro e difetti.

Per poter analizzare come la nuova generazione si approcci a questa funzione, bisogna tornare nuovamente indietro nel tempo per comprendere come si sono comportate le precedenti generazioni in merito. Come abbiamo già precedentemente citato l’Atari 7800 è stata la prima console retrocompatibile della storia, permettendo cosi di giocare i titoli dell’Atari 2600 ma non quelli del ben meno conosciuto Atari 5200. La retrocompatibilità non è però diventata lo standard con questa storica console a 8 bit, bensì grazie alle piattaforme portatili “colorate” conosciute come Game Boy Color e Neo Geo Pocket Color durante la fine degli anni 90. Da lì in avanti è diventata una caratteristica richiesta anche dai videogiocatori casalinghi, ed è proprio grazie all’approdo di PlayStation 2 sul mercato che abbiamo visto questa feature su Nintendo e Microsoft con Wii e Xbox 360.

Wind Waker HD

Siamo cosi arrivati ai giorni nostri in cui le tre attuali produttrici di console principali hanno visioni ben diverse sulla retrocompatibilità. Infatti abbiamo una Nintendo che con Switch non offre minimamente questa caratteristica (a differenza di quanto fatto con la bistratta Wii U), Sony che permette di riscoprire classici del passato grazie al servizio PlayStation Now e Microsoft che offre perfino la funzione di leggere i dischi di tutte le sue generazioni su Xbox One. Queste visioni totalmente opposte del medium ci portano quindi a pensare ai pro e i contro di ognuna, e quale potrebbe essere la soluzione migliore da seguire sia a livello aziendale che dal punto di vista del videogiocatore.

Un mondo in continua evoluzione

Nessun genere di mercato riesce a fermarsi al giorno d’oggi, e infatti alcuni direbbero che bisogna andare avanti utilizzando le proprie risorse economiche su ben altro. Quello che non viene detto, però, è che il passato è da preservare: bisogna permettere ai ragazzi di provare e sperimentare certi videogiochi che hanno fatto la storia o meno, serie od opere che magari non vengono nemmeno più prodotte ai giorni nostri. Per fare questo ci sono quindi diverse opzioni: remastered, remake, reboot, collection, cloud gaming o la già fin troppo nominata backward compatibility. Le possibilità offerte dalle remastered o dai remake sono ben diverse da quelle di una semplice retrocompatibilità, poiché permettono di ritoccare diversi aspetti della produzione presa analisi.

Shadow of the Colossus

Per il caso delle remastered prendiamo come esempio The Legend of Zelda Wind Waker HD, classico per Nintendo Gamecube uscito su Wii U nel 2013. Al suo interno l’illuminazione è stata migliorata moltissimo, il gameplay è stato velocizzato in alcune parti, sono state aggiunte nuove caratteristiche non presenti nell’originale, abbiamo visto l’inserimento di nuove texture, vi è stato un adattamento agli schermi HD e molto altro ancora. Un lavoro certamente non ripartito da 0, ma che ha permesso al pubblico di dare una seconda chance a questa produzione. Per quanto riguarda i remake, analizziamo invece caso di Shadow of the Colossus del 2018, in cui il gioco è stato completamente ricreato all’interno di un nuovo motore grafico, adattandolo così allo standard delle produzioni odierne. Infine abbiamo reboot come Tomb Raider del 2013, attraverso il quale viene ripreso il gioco o la serie ben nota al pubblico affiancando però al tutto una nuova storia, nuovi personaggi, nuove strutture ludiche, riuscendo però al contempo a offrire un certo rispetto verso il carattere e lo stile della produzione originale.

Tutto quello che abbiamo descritto non è permesso all’interno di semplici giochi retrocompatibili, dove comunque è possibile ottenere qualche miglioria grafica permessa dallo stesso emulatore (basti vedere cosa fa Xbox One X con i titoli classificati enhanced). I settaggi offerti da qualsiasi emulatore; dopotutto, in una tale situazione risulta impossibile raggiungere le vette qualitative a cui un team di sviluppatori può puntare. Di contro, questo permette di giocare l’intera – o quasi – libreria di una o più piattaforme precedenti, aumentando di fatto a dismisura la line up videoludica a cui è possibile accingere e permettendo di esplorare prodotti che magari non vedranno mai una qualche riproposizione come quelle sopracitate. Questo ha infatti permesso a Microsoft di non dover realizzare queste operazioni per la saga di Gears of War, quella di Fable, di Blinx, Alan Wake, Banjo Kazooie e molti altri, a differenza di Sony che ha pubblicato prodotti come il remake di Medievil o il reboot di Ratchet & Clank.

Un modo per aggirare il problema potrebbero essere le collection, che semplicemente emulano il prodotto senza realizzare una vera e propria operazione di restyling. Basti pensare alla Jak & Daxter Collection del 2017, la recentemente annunciata Super Mario 3D All-Stars del 2020 o le diverse collezioni, pubblicate nel corso del tempo, dedicate all’epopea di Mega Man. Questo richiede comunque un certo lavoro da parte di un team di sviluppo, che potrebbe perfino includere nuove caratteristiche esterne ad abbellire il tutto con miglioramenti alla colonna sonora o tramite sfide extra. Infine abbiamo il cloud gaming, che attualmente è offerto da Sony con il PlayStation Now e che molto presto giungerà anche in casa Microsoft. La retrocompatibilità, rispetto quella del gioco in streaming, è certamente un’altra cosa per accessibilità e funzionalità del videogiocatore.

The New-Old Generation

Come hanno deciso di approcciarsi, quindi, Sony e Microsoft a questa caratteristica per le generazioni di console in arrivo? In maniera simile, ma diversa. Microsoft ha infatti rassicurato una retrocompatibilità totale con tutte le generazioni precedenti, seppur sia presente qualche titolo non compatibile a causa di accessori esterni come il famoso Kinect. Inoltre, come è successo per Xbox One, i videogiochi per Xbox 360 e Xbox devono essere resi funzionabili, un lavoro di cui la società americana si sta già occupando da tempo, così da poter essere pronta per il lancio di Xbox Series X previsto per Novembre 2020. PlayStation 5 permette invece di giocare esclusivamente alcuni titoli targati PlayStation 4, ma anche in questo caso è necessario renderli compatibili uno per uno.

Call of Duty Cold War

Una differenza sicuramente sostanziale, che all’occhio del possibile acquirente potrebbe risultare una scelta fatale o meno. Non bisogna poi ignorare il supporto completo perfino ai controller precedenti, come infatti permette la quarta generazione Xbox. In questa maniera, il videogiocatore appassionato riesce a risparmiare cifre rilevanti, venendo in qualche modo premiato nella sua fedeltà. Questa caratteristica l’offriva perfino Wii U, ma PlayStation 5 lo fa solo in maniera parziale. Infatti, il controller di PlayStation 4 può essere utilizzato solo nei titoli di suddetta console, visto che non può produrre alcune delle caratteristiche dell’inedito DualSense.

Vincono tutti?

Quindi, dopo aver visto tutto questo, qual è l’approccio migliore? In un certo senso, quello che stiamo vivendo adesso. Ora come ora abbiamo in lavorazione non solo nuovi remake e remastered come Tony Hawk Pro Skater 1+2 o The Witcher 3, ma insieme a suddetti titoli le nuove console offrono comunque la possibilità di giocarne le vecchie versioni. Nella maggior parte dei casi, le software house offrono perfino aggiornamenti gratuiti, cosi che gli utenti possano usufruire delle migliorie della nuove edizioni rimasterizzate. Vista la ricca offerta con cui ci ritroviamo attualmente, ognuno può finalmente decidere come giocare senza invadere il proprio televisore. Con una sola piattaforma è finalmente possibile decide se giocare non solo i nuovi prodotti e le versioni rivedute e correte, ma perfino le opere originali.

Insomma, la retrocompatibilità offre quindi grandi possibilità di manovra sia per gli sviluppatori, che per i produttori e i giocatori. Siamo arrivati in un momento maturo per l’industria in cui non siamo più costretti a doverci “liberare” delle nostre collezioni, il tutto mentre sviluppatori possono realizzare comunque edizioni ri-masterizzate delle proprie opere più famose per aggiungere dettagli prima irraggiungibili. In questo modo non si toglie niente a nessuno, offrendo una valida alternativa sia a chi cerca qualcosa di nuovo in avventure già vissute, sia a chi vuole semplicemente rivivere le indimenticabili epopee del passato senza stravolgimenti di alcun tipo.

Potete trovare tutta la copertura E3 2021 sul canale Twitch ufficiale di Cyber Mill.

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