RIME Recensione

RIME Recensione

Le produzioni problematiche sono, purtroppo, un dato di fatto al giorno d’oggi. Vuoi per il fatto che creare un videogioco sia di una...


Le produzioni problematiche sono, purtroppo, un dato di fatto al giorno d’oggi. Vuoi per il fatto che creare un videogioco sia di una complessità incredibile visto il livello oggi raggiunto, vuoi per l’enorme mole di lavoro e di budget necessario, i titoli che affannano in questa fase sono esponenzialmente aumentati negli ultimi anni, andando purtroppo ad intaccare produzioni attese da milioni di giocatori. Esempi piuttosto recenti e tangibili sono Final Fantasy XV e Metal Gear Solid V: The Phantom Pain che, pur risultando degli ottimi titoli, soffrono di innegabili difetti riconducibili a gestazioni complicate e problematiche; spostando invece la puntina del calendario a qualche anno indietro, è innegabile che Castlevania Lords of Shadow 2 sia un incredibile esempio di produzione travagliata, col personale sottopagato e sfruttato che ha dovuto partorire un titolo fra mille difficoltà, risultando di fatto nettamente inferiore all’ottimo capostipite. La più recente fra queste produzioni è senza dubbio RIME, il titolo di avventura prodotto dai Tequila Works; quest’ultima produzione merita un discorso a parte, viste le aspettative e il budget immensamente minori rispetto ai colossi sopracitati. E’ innegabile però che la puzza di bruciato si sentisse da molto lontano da coloro che lo aspettavano, viste le numerose peripezie che il titolo ha dovuto sopportare; scopriamo dunque insieme se questa gestazione travagliata ha o meno influito nella qualità generale di questo RIME.

RIMEPrevisto inizialmente come esclusiva PlayStation 4, RIME ha purtroppo subito numerosi problemi in fase di gestazione (tra i quali anche di natura burocratica) che hanno tra l’altro inficiato sull’esclusività del titolo: il prodotto Tequila Works è infatti sopraggiunto anche su PC e Xbox One, con la versione Switch in procinto di esser rilasciata. Una volta dato l’input di nuova partita è subito intuibile che RIME non è assolutamente un titolo qualsiasi: ci ritroveremo nei panni di un magro ragazzino dalla pelle scura, naufragato su un’isola che tanto ricorda quelle del nostro Mediterraneo. Spiagge bianche, verde rigoglioso e costruzioni di una bellezza sconcertante (fra le quali una torre piuttosto importante), saranno il nostro battesimo all’interno di questa produzione spagnola: un mix incredibile fra il misticismo di The Witness e l’arte dei lavori di Ueda, alla quale il gioco si ispira senza nemmeno nasconderlo troppo. Una poetica alla Ueda che il gioco non limita all’ambientazione incantata, ma che ricalca anche sulla narrazione che RIME ci regala. Il titolo non offrirà infatti linee di dialogo, NPC di qualsivoglia genere o indicazioni a schermo: tutto è lasciato all’immedesimazione e al level design, che spesso riesce nell’intento di trasmettere più di fiumi di testi. RIME gioca con un simbolismo tutto suo, un lento incidere verso il finale commovente e impattante che tutti si aspettavano, ma che magari avrebbero gradito più pathos nel viaggio verso di esso.

RIMENonostante l’impatto che può dare inizialmente, RIME è tutt’altro che un open world: il titolo offre infatti 4 macro aree, concluse da una quinta che ospita il meraviglioso finale dell’opera. Il lento incedere verso la meta è condito da numerosi enigmi ambientali che variano dal semplice al complesso: non aspettatevi qualcosa alla Talos Principle, altro titolo con il quale si potrebbero trovare diverse somiglianze, ma piuttosto qualcosa di simile a The Last Guardian: Ueda è la principale fonte di ispirazione per questo RIME, con i Tequila Works che sembrano ribadirlo a mò di tributo per l’opera del visionario producer nipponico. Aspettatevi dunque statue da spostare, meccanismi da attivare e piccoli giochi di fisica: il gameplay di RIME è tutto qui, basato su fantasiosi puzzle game che vi accompagneranno per tutta la durata dell’avventura. Sono presenti oggetti chiave e collezionabili da raccogliere nelle macro aree, ma l’esplorazione sarà più un pretesto per osservare la magistrale realizzazione artistica che ci accompagnerà in questo spirituale viaggio verso la verità.

Ed è proprio la direzione artistica il tassello giusto con il quale partire per raccontare il comparto tecnico di RIME: semplicemente eccezionale, riesce nell’intento di raccontare una storia dove non ci sono parole, di emozionare e di spingere il giocatore verso l’inevitabile meta che ci aspetta. RIME riesce dunque appieno nel suo intento, grazie anche a dei meravigliosi colori pastello che riescono sempre nel loro nobile intento di incantare con semplicità. La musica è anch’essa ottima, sublimando quel lato emotivo che già le immagini riescono ad enfatizzare a dovere; si va da bravi malinconici ad altri più allegri e gioiosi, con effetti sonori riusciti e perfettamente adeguati alle vicende. Un titolo ottimo e senza difetti dunque? Assolutamente no. RIME soffre di numerosi difetti come i controlli legnosi e una certa ripetitività di fondo dei puzzle, oltre a delle texture non sempre ottimali e a qualche inspiegabile calo di frame rate anche su PS4 Pro. Aggiungiamo ad essi una longevità non proprio eccelsa visto che si parla di sei ore, con il titolo che però viene venduto a prezzo budget. Tuttavia, alla luce di questi importanti difetti per un prodotto videoludico, RIME risulta un titolo consigliatissimo: sicuramente non per tutti, il titolo di Tequila Works risulta una rarità al giorno d’oggi, riuscendo pienamente nel suo intento di farci sognare fra quelle splendide ambientazioni. E se un titolo del genere riesce a farci venire la pelle d’oca pur senza proferire parola, significa che il suo intento è riuscito decisamente appieno.

Modus Operandi: questa recensione è stata redatta basandosi sulla versione PlayStation 4 del titolo, dopo aver terminato l’intera esperienza.

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