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Sea of Solitude: The Director’s Cut – Recensione, un viaggio alla scoperta di sé stessi

Dopo una lunga attesa, Sea of Solitude: The Director's Cut è stata infine resa disponibile anche su Nintendo Switch; ecco cosa ne pensiamo.

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Uno degli annunci più interessanti e ambiziosi che Electronic Arts ha compiuto, nella precedente generazione, è probabilmente la linea di giochi denominata EA Originals. Questa iniziativa dell’azienda nord americana prevede un vero e proprio aiuto nella lavorazione di alcuni piccoli progetti di studi indipendenti, iniziativa che ha permesso al pubblico di toccare con mano opere del calibro di Fe, A Way Out, i due Unreavel o perfino l’atteso Knockout City. Insieme a quelli che abbiamo appena menzionato, nella line up è presente anche un certo Sea of Solitude, adventure sviluppato da Jo-Mei Games rilasciato originalmente nel 2019. Così, a ben tre anni di distanza e grazie all’aiuto di Quantic Dreams, il titolo diretto da Cornelia Geppert arriva finalmente su Nintendo Switch in un’edizione riveduta e corretta. Grazie a una copia fornita dagli sviluppatori, noi di Game Legends vi proponiamo oggi la recensione di Sea of Solitude: The Director’s Cut, analizzando le aggiunte e le modifiche apportate in questa ripubblicazione.

Un percorso già intrapreso

Il primo gioco sviluppato per PC e console da questo piccolo studio di Berlino, vuole semplicemente raccontare la storia di una piccola e tenebrosa ragazza di nome Kay. Il prodotto in questione è estremamente story driven, incentrando gran parte del suo appeal nella possibile immedesimazione del giocatore nelle vicende narrate. Proprio per questo motivo, preferiamo non anticipare troppo della narrazione del prodotto, se non che è fortemente incentrato sulla tematica dell’affrontare le proprie paure, il mondo che ci circonda o i nostri sogni. Questi argomenti non sono difficili da discutere eppure, anche con la presenza di qualche piccolo stereotipo, gli sviluppatori sono riusciti nell’arduo compito di non scendere nel banale o estremizzare troppo il tutto.

Possiamo comunque già qui notare delle differenze rispetto a tre anni fa, come un intero nuovo cast di doppiatori e una nuova sceneggiatura preparata per l’occasione. Non sappiamo precisamente perché è stata presa questa drastica decisione, ma sostanzialmente la storia è rimasta inalterata raccontando gli stessi identici avvenimenti. Segnaliamo la totale assenza di un doppiaggio in italiano o in qualsiasi altra lingua che non sia l’inglese, ma è presente invece per quanto riguarda il testo scritto. Purtroppo non è tradotto correttamente, ma chi non comprende il linguaggio anglosassone riuscirà comunque a intendere il filo di ogni singolo discorso.

Sea of Solitude: The Director's Cut

Stiamo comunque parlando di un videogioco, e senza un qualche genere di gameplay non potrebbe far parte di questo medium. La struttura ludica si rivela molto semplice, con Kay in grado di fare pochi e semplici movimenti. L’obiettivo del giocatore è quello di seguire la strada preimpostata dagli sviluppatori, in degli ambienti falsamente immensi e con una struttura di gioco suddivisa in sezioni e capitoli. Quest’ultima caratteristica si rivela una buona impostazione soprattutto per la console di cui stiamo parlando, adattandosi perfettamente per brevi sessioni di gioco in modalità portatile.

Il level design si dimostra poi ben elaborato, offrendo meccaniche quasi sempre diverse all’interno delle circa tre o quattro ore richieste  per raggiungere i titoli i coda. Purtroppo, Sea of Solitude: The Director’s Cut non è proprio un maestro della difficoltà, anche grazie alla mancanza di un qualsiasi sistema di vite e un’immensa generosità offerta dai molti checkpoint. Comprendiamo perfettamente che questa sia un’oculata scelta fatta dal team di sviluppo per non danneggiare l’esperienza narrativa, eppure tale caratteristica rischia di diminuire il fattore rigiocabilità già risicata del prodotto.

Cacciando gabbiani

I ragazzi di Jo-Mei Games hanno comunque pensato a dei metodi per invogliare l’esplorazione del mondo di gioco, ovvero i gabbiani e i messaggi in bottiglia. Quest’ultimi sono i veri e propri collezionabili del prodotto che aiutano, sostanzialmente, a esplorare in maniera più dettagliata il passato della nostra protagonista. Per l’occasione, il team di Sea of Solitude: The Director’s Cut ne ha approfittato per apportare qualche miglioramento “quality of life” all’esperienza, principalmente legata al menù di gioco. Infatti, andando su “seleziona sezione”, è possibile vedere quanti collezionabili sono presenti e se ne abbiamo dimenticato qualcuno per strada. Una caratteristica richiesta a gran voce dai giocatori del prodotto originale, che sicuramente aiuta e velocizza il raggiungimento dell’ambito 100%.

A quel punto, basta scegliere la parte selezionata per poter viaggiare indietro nel tempo e rimediare al nostro errore del passato. La seconda, invece, deriva dal posizionamento cambiato di alcuni dei gabbiani e delle bottiglie, inseriti comunque all’interno dello stesso level design di ben tre anni fa. Questo trucchetto serve sicuramente per incentivare chi ha già potuto provare l’esperienza originale, magari proprio attraverso l’acclamato Xbox Game Pass o il popolato EA Play, senza comunque riuscire completamente nel suo obiettivo. Questo perché le aggiunte inserite non sono essenziali, offrendo un’esperienza sicuramente diversa ma non abbastanza da invogliare gli amanti dell’originale e provare questa versione.

Sea of Solitude: The Director's Cut

La vera e propria novità esclusiva del pacchetto è la modalità foto, che permette di scattare stupende fotografie nelle situazioni più disparate. Questa modalità ci incastra praticamente poco o nulla con il resto dell’esperienza di Sea of Solitude: The Director’s Cut, ma vista la sua popolarità apparentemente non può mancare. Purtroppo siamo completamente distanti da funzioni del genere presenti in altri giochi, offrendo le caratteristiche più basilari possibili. Un’altra novità del codice riguarda gli obiettivi, inseriti principalmente per la mancanza di qualsiasi genere di trofeo nell’ecosistema dell’online di Nintendo. Purtroppo anche questa si rivela un’aggiunta molto futile, rischiando di essere ben presto dimenticata. Dulcis in fundo, abbiamo il supporto al giroscopio offerto dai controller, una piccolo plus simpatico ma molto approssimativo. In definitiva, quest’ultimi sembrano contenuti che servono a far numero, e non utili ad aumentare la reale qualità di un prodotto già di per sé ottimo.

Una colonna sonora sorprendente

Sea of Solitude: The Director’s Cut riesce a sfruttare in maniera superba Unity, ma il porting del Nintendo Switch non è tra i migliori in circolazione. Non stiamo parlando dell’aspetto grafico, che riesce a essere pulito e piacevole da vedere anche con le difficoltà tecniche spesso messe in mostra da Nintendo Switch; intendiamo la stabilità generale che presenta non pochi bug, glitch, pop-up e perfino rallentamenti in alcune sezioni più concitate. Sia chiaro, non sono problemi che rovinano l’esperienza di gioco in maniera grave, ma situazioni in cui Kay rimane incastrata o scivola sul terreno si fanno notare in maniera evidente.

Sea of Solitude: The Director's Cut

Nel puro lato artistico, invece, riesce ancora oggi a essere sorprendente, dimostrando ambienti e giochi di colori in grado di lasciare a bocca aperta. L‘art design del mondo e dei personaggi riesce ad accattivare il giocatore, dimostrando una personalità unica nel suo genere. La colonna sonora di Guy Jackson è rimasta intatta, e questo è un dettaglio estremamente positivo. Le musiche non solo riescono ad adattarsi perfettamente alle disavventure raccontate in ogni pixel del gioco, ma sono perfino delle composizioni che si fanno ascoltare anche separatamente dall’esperienza ludica. Un lavoro superbo da parte del composer, qui alla sua primissima performance in un qualsiasi prodotto videoludico e multimediale in generale.

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Recensione
  • Sea of Solitude: The Director's Cut
    7.5Voto Finale

    L'opera di Jo-Mei Games non è adatta a tutti i palati, offrendo un prodotto certamente di nicchia per quanto semplice sia nella struttura che nella difficoltà. Un titolo che vuole raccontare una storia, e che lo fa nel miglior modo possibile grazie alla sceneggiatura e l'ottimo doppiaggio. Consigliato a chi ama gli story driven, anche al costo di una rigiocabilità praticamente nulla e una breve durata dell'esperienza.

    Versione Provata: Nintendo Switch

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