Signs of the Sojourner - Recensione del card game narrativo di Echodog Games

Signs of the Sojourner – Recensione del card game narrativo di Echodog Games

Ecco la nostra recensione di Signs of the Sojourner, card game narrativo realizzato da Echodog Games, in arrivo su PC e in futuro su Nintendo

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In uscita tra pochi giorni su PC e in arrivo in futuro anche su Nintendo Switch, Signs of the Sojourner è il primo titolo realizzato da Echodog Games, team che ha cercato di proporre un’esperienza narrativa da vivere in un modo alquanto particolare. Il gioco è infatti una sorta di card game basato su dialoghi e relazioni con i personaggi, in cui le discussioni si portano avanti proprio attraverso la combinazione di carte e simboli. Delle dinamiche sicuramente interessanti e con ottime potenzialità, che andremo subito ad analizzare in tutto ciò che le compone.

Un viaggio tra ricordi e futuri traguardi

La trama racconta di un ragazzo che, in seguito alla scomparsa della madre, è incaricato di gestire il negozio da lei lasciatogli. Per raggiungere tale scopo, il protagonista si mette in viaggio per trovare e acquistare beni di vario genere da poter poi rivendere nella sua città natale. Si tratta di spedizioni che lo portano a conoscere un buon numero di luoghi diversi, ma soprattutto tante persone dal carattere e dalle intenzioni differenti. A partire da Elias, il suo amico di infanzia, dovremo infatti costruire una vasta rete di relazioni intorno al mondo, dialogare, entrare in sintonia con i nostri interlocutori, raccogliere informazioni sulle strade da percorrere e ottenere le risorse di cui abbiamo bisogno. In tutto ciò si ha la possibilità di conoscere non solo la caratterizzazione dei singoli personaggi, ma anche il loro rapporto passato con nostra madre, in modo da comprendere maggiormente i suoi gusti e le qualità che la contraddistinguevano.

Per quanto seguire la storia e i dialoghi sia certamente piacevole e rilassante, il tutto appare forse fin troppo semplice e lineare, e di conseguenza non molto intrigante a lungo andare. Difetto che purtroppo caratterizza anche il gameplay in sé che, per quanto consenta di al giocatore di affrontare i viaggi e le conversazioni nel modo che preferisce, non risulta abbastanza approfondito da risultare coinvolgente. Andiamo quindi ad esaminarlo più nel dettaglio.

 

 

Relazioni e carte da gioco

Le varie conversazioni e il loro risultato si basano su una semplice meccanica: l’accostamento di simboli uguali. Ogni carta è infatti contraddistinta a sinistra e a destra da segni come un cerchio, un triangolo, un quadrato e così via, ognuno dei quali rappresenta un certo modo di comunicare. Ad esempio, un personaggio empatico e logico ha disposizione nel suo mazzo più carte con cerchi e triangoli, motivo per cui è importante, in quel caso, possedere molti di quei simboli.

Al termine di ogni discussione si ha la possibilità di ottenere una carta a nostra scelta, tuttavia, proseguendo nell’avventura, è facile trovarsi in situazioni in cui si dispone di pochi semi coincidenti a quelli del nostro interlocutore. Inoltre, non sapendo esattamente quale mossa farà il personaggio, nonché i componenti della nostra mano, c’è ovviamente molta casualità all’interno del gameplay. Qui entrano in gioco infatti le “abilità”, poteri particolari assegnati alle carte con svariati effetti. Il più importante di questi è “Accord”, attivabile nel momento in cui vengono disposti quattro segni uguali di fila. Ciò crea una sorta di barriera che permette di giocare una carta avente una qualsiasi tipologia di simbolo.

Le abilità sono molte e nell’insieme consentono al titolo di avere una certa profondità da questo punto di vista. Ciò nonostante la strategia e l’influenza del fruitore si limitano al semplice componimento del proprio deck, dato che durante i dialoghi le scelte da compiere sono perlopiù obbligate. Portare a termine una conversazione in modo positivo è insomma spesso dovuto al caso più che all’abilità in sé. Ciò non è un vero e proprio difetto, essendo Signs of the Sojourner un’opera narrativa, tuttavia rende il proseguimento poco spassoso, ed è un peccato considerando le buone potenzialità di queste meccaniche.

Signs of the Sojourner

Stilisticamente il titolo si difende bene, per merito di disegni semplici ma colorati e piacevoli e ad una buona varietà di scenari. Un ottimo lavoro è stato svolto anche dal punto di vista sonoro, grazie a dei suoni soddisfacenti e una soundtrack rilassante e adatta al contesto. Signs of the Sojourner è insomma un gioco piacevole ma che non sfrutta appieno ciò che ha da offrire, consigliato perlopiù a chi è in cerca di un’esperienza narrativa facile da seguire. Essa sarà disponibile su PC il prossimo 14 maggio, mentre su Nintendo Switch arriverà nel corso del 2020.

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Recensione
  • Signs of the Sojourner
    6.5Voto Finale

    Signs of the Sojourner è un titolo rilassante e che si lascia giocare con gusto, grazie anche al suo stile gradevole e ad un sound design ottimamente realizzato. La meccanica principale dell’opera, che vede l’unione di una sorta di card game al proseguimento della narrazione, si è rivelata interessante e con buone potenzialità. Tuttavia queste ultime non sono state sfruttate al massimo, lasciando spazio a dinamiche di gioco leggermente acerbe e che potevano essere approfondite maggiormente. Anche trama e dialoghi, nonostante abbiano successo nel rappresentare temi come il viaggio e il ritorno a casa, non riescono a tenere abbastanza alta l’attenzione del giocatore, facendo in modo che il tutto sia sì rilassante, ma poco intrigante. Si tratta comunque di un buon punto di partenza per Echodog Games, che evolvendo ancor di più la formula potrebbe dar vita ad esperienze narrative sicuramente affascinanti.

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