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Song of Horror: A Twisted Trail – Recensione del terzo episodio

Dopo aver recensito i primi due episodi, torniamo a parlare di Song of Horror, survival horror in terza persona sviluppato da Protocol Games.


A poco meno di due mesi dall’uscita del secondo episodio, Song of Horror torna in grande stile in questa terza parte del titolo sviluppato da Protocol Games e pubblicato da Raiser Games. Questo survival horror in terza persona, caratterizzato da particolari meccaniche – come quella della morte permanente dei personaggi e della presenza nemica che si adatta al metodo di gioco degli utenti grazie a una sofisticata intelligenza artificiale – ci ha conquistati fin da subito, grazie anche a una trama davvero interessante e ben scritta. Ma vi diremo di più: siamo davvero rimasti stupiti da questo terzo episodio, che è riuscito ad alzare l’asticella. Siete curiosi di scoprire cosa ne pensiamo? Allora non dovete far altro che leggere la nostra recensione!

La scomparsa di Husher

Alla base della trama del gioco c’è la scomparsa di un noto scrittore di nome Sebastian P. Husher ed è stato proprio tutto ciò che ruota attorno a questa misteriosa quanto improvvisa sparizione ad aver portato i nostri protagonisti prima proprio in casa di Husher, poi in uno spaventoso negozio di antiquariato e infine nell’università dove insegnava, luogo in cui è ambientato questo terzo episodio. In Song of Horror A Twisted Trail vestiremo infatti i panni di Daniel, che abbiamo ormai imparato a conoscere nei primi due episodi, e di altri due nuovi personaggi, Omar Nassiri, collega dello scrittore, e Grace Richards, una delle alunne di Husher, alle prese con la risoluzione di questo misterioso caso che li ha portati a doversi muovere in una lugubre università al momento chiusa per ristrutturazione. È abbastanza ovvio che il tutto voglia essere niente più che una scusa per non rivelare al pubblico che in realtà la scuola è infestata dalla Presenza, la quale ci accompagna fin dal primo episodio.

In questo terzo episodio del titolo sviluppato da Protocol Games abbiamo finalmente una novità: l’introduzione di una nuova meccanica. Lo ripetiamo, finalmente! Infatti, proprio uno dei difetti che avevamo evidenziato nella scorsa recensione era la mancanza di vere e proprie nuove implementazioni per quanto riguardasse il gameplay. Questa volta però gli sviluppatori sembrano essersi resi conto che variare la formula era oramai divenuto necessario e così hanno deciso di aggiungere la possibilità di cambiare personaggio nel corso della partita. Ricordiamo infatti che nei precedenti due episodi, una volta selezionato il proprio personaggio, non era possibile switchare tra uno e l’altro a partita già inoltrata. In questo nuovo episodio è proprio il gioco invece a darci la possibilità di cambiare liberamente alter-ego digitale per permetterci di esplorare zone dell’università accessibili solo da determinate protagonisti.

Parlando proprio della struttura dell’università e della mappa di gioco, essa è notevolmente più piccola rispetto a quella a cui eravamo stati abituati nei primi due episodi, ma non per questo appare meno interessante. Anzi, se da una parte il tutto potrebbe presentarsi come un difetto, dall’altro lato abbiamo invece delle sezioni molto più curate. Parliamo proprio di sezioni in quanto la mappa è divisa in micro-aree e non più caratterizzata da una sola vasta zona completamente esplorabile.

La Presenza è ancora qui

Gli interventi della Presenza rimangono spaventosi come al solito, ma ciò che continua a fare più paura è che durante le sessioni di gameplay ci si sente continuamente osservati e si ha l’impressione di star sempre per cadere vittima del nemico. Su questo fronte, viene introdotta una nuova meccanica: la Presenza cercherà infatti di trascinarci per le gambe e dovremo riuscire a divincolarci. Purtroppo, anche questo si riduce a un semplicissimo quick time event. Ancora niente di entusiasmante quindi per quanto riguarda le fasi un po’ più movimentate, che rimangono banali e abbastanza ripetitive. Per quanto riguarda il comparto tecnico, sia per quel che concerne la grafica che il sonoro, entrambi si comportano discretamente e sono decisamente ben adatti al titolo. Per un’analisi più approfondita vi rimandiamo però alla recensione del primo episodio.

Song of Horror A Twisted Trail riesce finalmente a innovare, in piccolissima parte, ma almeno lo fa. Il terzo episodio si discosta particolarmente dai primi due, ma continua comunque a trasmettere le stesse sensazioni di terrore e ansia che potemmo provare nei capitoli precedenti. Vista la qualità di A Twisted Trail siamo ben fiduciosi anche per il prossimo episodio, che speriamo possa ampliare e migliorare la meccanica già introdotta del cambio dei personaggi e magari introdurne di nuove, specie per quanto riguarda le fasi in cui ci si trova faccia a faccia con la Presenza, che si rivela un vero nemico solo nei momenti in cui è nascosto nell’ombra.

Recensione
  • Song of Horror: A Twisted Trail
    8.5Voto Finale

    Il terzo episodio di Song of Horror è riuscito a migliorarsi e, soprattutto, a innovarsi. Viene infatti implementata una nuova meccanica per quanto riguarda la gestione dei personaggi, ma sono ancora presenti alcune pecche nelle fasi più movimentate. La tensione e l'ansia sono ancora elevatissime e considerato quanto visto fino ad ora, siamo ben fiduciosi per il quarto episodio.

     

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