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Sotto il sole di Riccione – Recensione del film estivo di Younuts!

Sotto il Sole di Riccione è il nuovo film di YouNuts! targato Netflix Italia, disponibile da poco sulla piattaforma. Eccola la recensione.

Sotto il sole di Riccione è il nuovo film originale Netflix uscito sulla piattaforma streaming lo scorso primo luglio. Classica commedia italiana leggera, soggetto di Enrico Vanzina, ma con la regia di Younuts!, il duo composto dai registi Niccolò Celaia e Antonio Usbergo. Prodotto da Lucky Red, vede la partecipazione di Andrea RoncatoIsabella Ferrari Luca Ward, gli unici attori adulti presenti e naturalmente i nomi più conosciuti del cast. Come immaginabile, Sotto il sole di Riccione prende il titolo dalla canzone tormentone dell’estate scorsa di Tommaso Paradiso, allora con il gruppo The Giornalisti e forse, non ce n’era tutto questo bisogno.

Quando si parla di commedia all’italiana, lo spettatore medio si aspetterebbe il solito film, scritto alla stessa maniera da quarant’anni a questa parte, con i soliti personaggi intenti a vivere le stesse identiche dinamiche di sempre. Ebbene, sembrerebbe incredibile… ma anche questa volta è così. Neanche Netflix riesce a fermare, o almeno a cambiare, un soggetto di Enrico Vanzina, da cui i due sceneggiatori che non citiamo per non fare cattiva pubblicità ricavano una delle trame più scontate della storia del cinema italiano.

Una storia già vista Sotto il Sole di Riccione

Un gruppo di ragazzi, che sembra l’unico a popolare ogni vicenda estiva di Riccione, vive situazioni che sostanzialmente hanno a che fare con l’ammmore. Dal punto di vista dei protagonisti maschili si tratta essenzialmente della ricerca della fi…gura femminile ideale; dal punto di vista delle protagoniste femminili, invece, della ricerca del pe…renne ideale di uomo perfetto. Poi ci lamentiamo se in Italia siamo ancora alle prese con gli stessi luoghi comuni di decadi fa. Forse perché film come questi non fanno altro che alimentarli.

E così, abbiamo Ciro che va a Riccione per partecipare ad un Talent Show musicale a cui riesce ad accedere solo grazie ad un finto malanno raccontato da una scena pietosa, ma che poi finisce per essere assunto come bagnino in direttissima, cosa che sfrutta per fuggire dalla fidanzata; Marco (Flemma), il personaggio forse più imbarazzante del film, che vive una storia di sfigato pretendente di una ragazza che lo friendzona continuamente (facendo bene), ma che poi ritrova il coraggio perduto grazie all’improbabile, ma almeno simpatico, compagno di stanza Tommy e il proprietario di B&B Gualtiero (Andrea Roncato), che impersona l’insopportabile donnaiolo di turno. E mentre Marco si ritrova a dover condividere una stanza di un B&B con uno sconosciuto perché i posti sono tutti pieni, contemporaneamente è perfettamente normale che in un albergo, in altissima stagione, la mamma Irene (Isabella Ferrari) ed il figlio non vedente Vincenzo, riescano a cambiare una stanza doppia in due singole allo stesso prezzo. Probabilmente sarebbe stato più facile trovare il Santo Graal, ma sorvoliamo. Vincenzo conosce Furio, che dopo le utili e forzatissime brutte figure per le frasi sbagliate da dire a un non vedente che neanche Barbara D’Urso ad Andrea Bocelli, lo aiuta nei suoi primi approcci amorosi nei confronti di Camilla. Intanto, in un mix di personaggi e situazioni completamente inutili, mamma Irene conosce Furio (Luca Ward).

Buone le premesse, insomma, alle quali si aggiunge una caratterizzazione dei personaggi quasi inesistente, recitazione generale sottozero che va dall’incapacità pura di interpretare un personaggio all’assecondare una sceneggiatura non curata che riesce a rendere personaggi come Camilla ai limiti del bipolarismo oltre a far sparire dallo schermo, ogni tanto, personaggi per troppo tempo. Poi abbiamo luoghi comuni a go-go, battute che neanche Ezio Greggio a Striscia la Notizia e minutaggio sprecato su un concerto di Tommaso Paradiso di cui si poteva fare volentieri a meno e durante il quale ha luogo la scena meno credibile della storia del cinema. Il tutto si conclude con un finale prevedibile già dal terzo minuto di film. Sostanzialmente, le uniche eccezioni artistiche di questa grandissima opera cinematografica riguardano i personaggi adulti, recitati come si deve, anche se il Gualtiero di Roncato è davvero troppo macchietta perché si potesse fare un lavoro adeguato. Per quanto riguarda i giovani, invece, mille punti a Lorenzo Zurzolo, che interpreta il personaggio oggettivamente più difficile, Vincenzo, e lo fa molto bene. Aiutato da una voce bella almeno quanto quella di un bravo doppiatore, mostra padronanza del personaggio ed una grande naturalezza sia nei momenti leggeri, di risate e spensieratezza, sia nei momenti negativi, di rabbia e tristezza. Una bravura da tenere d’occhio nel futuro, sperando non sia limitata e dispersa in questo film, aiutata anche da una buona spalla, Davide Calgaro, che interpreta bene un personaggio buono, a sprazzi divertente, ma che purtroppo non è niente di originale rispetto a mille altri personaggi di altre commedie.

sotto il sole di riccioneIl mio falegname con 30.000 lire lo girava meglio

Ok, lo spettatore medio di Sotto il Sole di Riccione potrebbe pensare che una sceneggiatura così brutta possa essere almeno trasposta in un film ben girato. Ebbene, no. Una regia di cui si può dire pochissimo, visto che è praticamente inesistente soprattutto nella cura della recitazione, si presenta anche con un nickname ai limiti della decenza e si affianca ad una fotografia dalle scelte molto dubbie. A parte le buone sequenze iniziali su un drone il resto è: inquadrature standard, obiettivi grandangolari scelti senza senso e profondità di campo strettissime che creano degli sfocati che non hanno ragione di esistere, specialmente quando a causa dei colori accesi creano dei risultati che fanno quasi male agli occhi. Aggiungiamoci gli effetti sonori durante le riprese mosse ed otteniamo un video di Youtube amatoriale. Niente da dire sul montaggio, regolare a parte qualche incoerenza di inquadrature sicuramente più dovute da disattenzione registica o di edizione, ma un po’ più di cura non avrebbe guastato. Nella scena del concerto finale, il batterista viene inquadrato nel dettaglio per pochi secondi proprio in un momento in cui quello che suonava non era coerente con la musica presente. Perché?

Ok, ma almeno la musica di Tommaso Paradiso darà un quid in più? No. A parte le due o tre canzoni presenti, che possono piacere o no, gli intermezzi musicali sono inascoltabili. Alcuni sono talmente brevi da diventare naturalmente inutili, altri sono dei loop di pochi secondi ripetuti fino allo sfinimento. Più tipici di un film vietato ai minori che di una commedia, affossano del tutto le scene di passaggio da un ambiente all’altro, che già rallentano il ritmo e soprattutto, quasi mai fungono da sottofondo che descriva una situazione o un’emozione. Poi, Tommaso Paradiso, un po’ troppo presente, manie di protagonismo? Eppure, un accenno di impegno di scrittura, in alcuni piccolissimi momenti si è visto, ma qualcosa non è andato a buon fine. Sotto il sole di Riccione potremmo vedere un film, ma non è questo. A parte il piacere di apprezzare qualche bel volto e l’affezione per il personaggio di Vincenzo, che a questo punto diventa l’unico appiglio rimasto, l’opera non lascia praticamente niente, se non la voglia di andare a Riccione per non fare tutto ciò che viene mostrato.

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Recensione
  • Sotto il sole di Riccione
    4.5Voto Finale

    Giunti alla resa dei conti, risulta impossibile non definire Sotto il sole di Riccione come un film che non riesce in nessuno degli intenti che si pone, a parte quello di raccontare un personaggio, forse. Regia inesistente, fotografia inguardabile, colonna sonora senza alcuna ragione d'esistere. Il tutto condito con una recitazione approssimativa con pochissime eccezioni. Se siete alla ricerca di qualche pellicola con cui rilassarvi su Netflix, vi consigliamo di continuare a cercare.

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