Strange Brigade - Recensione, Brigata all’attacco!

Strange Brigade – Recensione, Brigata all’attacco!

Quello di Rebellion è un team di sviluppo divenuto assai famoso nel panorama videoludico grazie alle oltre due decadi d’onorato servizio...


Quello di Rebellion è un team di sviluppo divenuto assai famoso nel panorama videoludico grazie alle oltre due decadi d’onorato servizio all’interno dell’industria. La software house non è però mai riuscita a imporsi con forza assoluta, di fatto rimanendo ancorata in un perenne limbo che ha visto succedersi titoli di gran valore affiancati a opere tristemente dimenticabili. Tra i tanti titoli sviluppati, figura in particolare Zombie Army, spin-off del ben più famoso e diffuso Sniper Elite che vede fino a un massimo di quattro giocatori nel bel mezzo di un’apocalisse fatto di letali non-morti nazisti.

Il risultato finale si è rivelato un insperato successo in termini di vendite, al punto tale che gli sviluppatori hanno deciso di ritentare il colpaccio con Strange Brigade. Il contesto da Seconda Guerra Mondiale invaso da soldati del Terzo Reich in putrefazione questa volta lascerà spazio a calde e lussureggianti lande egiziane, lì dove mummie, maledizioni e antiche creature mistiche la faranno da padrone. Dopo aver potuto godere della nuova creatura di Rebellion, studiandone nel dettaglio ogni più piccolo elemento, siamo quindi finalmente pronti a dirvi la nostra a riguardo.

Quattro eroi in cerca d’autore

La Strange Brigade è un’enorme organizzazione privata nascosta nell’ombra che si occupa di risolvere qualsiasi possibile evento fuori dall’ordinario che potrebbe rivelarsi capace di portare morte e distruzione in tutto il mondo. Presto o tardi, però, le cose finiscono sempre per capitolare nella più pura e violenta ignoranza, lì dove le parole e lo spionaggio lasciano posto alle pallottole, situazioni scottanti durante le quali è necessario inviare sul posto il meglio del meglio, in questo caso rappresentato da quattro eccentrici individui, ovvero Nalangu Rushida, Gracie Braithwaite, Archimedes De Quencey e Frank Fairburne. Tra le possibili situazioni ad alto rischio da dover gestire, quella più urgente sembrerebbe essere situata nel cuore dell’Egitto, lì dove un archeologo dilettante potrebbe aver trovato qualcosa d’estremamente pericoloso. Ogni contatto con l’agente sotto copertura mandato a indagare è stato interrotto e nelle zone circostanti all’area di scavo sono cominciate a circolare strane voci su esseri raccapriccianti che emergono dal terreno. Compito dei nostri quattro eroi sarà quindi quello di lanciarsi nel pieno dell’azione, crivellare ogni immonda creatura che dovesse pararglisi innanzi e, possibilmente, salvare il mondo da un cataclisma di proporzioni epocali.

Narrativamente parlando, purtroppo, Strange Brigade dimostra tutte le sue incapacità sceniche. I ragazzi di Rebellion hanno infatti tentato di dar forma a un’opera che non puntasse a prendersi troppo sul serio, nei fatti preferendo optare per un mood generale alquanto scanzonato che però non ha saputo minimamente convincerci. Non solo l’avventura in sé risulta essere estremamente prevedibile e priva di mordente, ponendoci davanti a un’esperienza totalmente incapace di stupire l’utente di turno, ma lo stesso cast di personaggi posti a rappresentare una delle colonne portanti dell’avventura si è invece rivelato totalmente anonimo e privo di carattere. I quattro membri della Strange Brigade non hanno infatti saputo mostrare il carisma che sarebbe stato necessario esprimere per meglio aiutare il giocatore a provare piacere nel controllarli, uomini e donne privi di qualsivoglia elemento di spicco capace di farci identificare con essi, e a ben poco servono le quattro righe di testo scritte appositamente per farci conoscere il loro alquanto noioso passato. Ciò che fa più male, però, è vedere come il titolo cerchi – a tratti quasi disperatamente – di far esplodere uno stile d’impatto e sopra le righe che semplicemente non è avvertibile nel mentre che si gioca, un duro colpo per un’opera che voleva fare proprio del carisma uno dei suoi punti forti.

Quattro teste sono meglio di una

Togliamoci il dente fin dalla prima riga di questo paragrafo; comprare Strange Brigade per giocare da soli sarebbe un vero e proprio spreco di soldi. Sia chiaro, la campagna affrontabile in-game può essere interamente completata anche senza l’aiuto di alcun compagno, ma bastano davvero pochi minuti per capire come il vero cuore pulsante dell’esperienza si basi sulla coop online. Se siete giocatori solitari che mal sopportano la compagnia altrui, il consiglio è insomma quello di tenervi alla larga dal titolo, a meno che non vogliate ritrovarvi già dopo la prima missione intenti a guardare lo schermo della televisione ripensando con un fil di malinconia ai soldi che avete appena sprecato. Sia chiaro, sapevamo di che morte saremmo andati a morire, ma alla fine dei conti è impossibile non provare un certo retrogusto amaro in bocca una volta compreso che la mancanza d’amici con cui vivere il viaggio di Strange Brigade renderebbe totalmente inutile il suo stesso acquisto.

Fortunatamente, la musica cambia non appena alla vostra partita vanno aggiungendosi altri tre intrepidi compagni, seppur l’avventura mostri comunque il fianco scoperto in fin troppe occasioni. Nel momento in cui inizia la missione, ogni giocatore deve scegliere uno dei quattro protagonisti selezionabili, ognuno dei quali presenterà alcune peculiari caratteristiche che lo renderanno estremamente abile in un dato campo. Frank, ad esempio, è un maestro nelle uccisione dalla distanza mentre Gracie, al contrario, ama darci dentro con gli esplosivi. Ognuno di questi avrà poi quattro poteri sbloccabili e un insieme di bocche da fuoco a propria disposizione invero alquanto limitato. In totale, sono infatti presenti solo undici armi principali e quattro tipologie di pistole a cui bisognerà poi aggiungere i diversi tipi di granate utilizzabili. Se già di base il numero di fucili appare piuttosto insufficiente, la situazione diventa disarmante nel momento in cui ci si rende conto che ognuno dei protagonisti è specializzato con un certo tipo d’armamentario – di norma composto da due o tre armi a testa -, elemento che rende ancor più risicato l’arsenale a disposizione per singolo personaggio. Per fortuna, il team ha ben pensato d’inserire un sistema di potenziamento per le armi basato su delle rune sparse in giro per le mappe che, per quanto semplice e poco approfondito, riesce a offrire un pizzico di spessore in più alla personalizzazione della propria sputaproiettili.

Si sono invece rivelate inaspettatamente piacevoli le mappe che andremo percorrendo in lungo e in largo nel corso delle nostre scorribande, le quali hanno presentato un level-design estremamente intricato dove vie nascoste e strade alternative vanno intersecandosi tra loro dando così forma a un labirinto di corridoi e arene. Ogni ambientazione presenta poi un gran numero d’enigmi, segreti, collezionabili e trappole con cui dar sfogo alla propria fantasia. Come facilmente intuibile, l’obiettivo che vi verrà assegnato di livello in livello sarà quello di giungere da un punto all’altro della mappa eliminando nel mentre qualsiasi avversario vi si pari davanti e completando di tanto in tanto semplici puzzle pensati per variegare l’esperienza. Il risultato funziona, in particolar modo grazie alla generosa varietà di creature affrontabili che nelle situazioni più concitate sapranno mettervi in seria difficoltà, ma è indubbio che sul lungo andare il rischio ripetitività sia pericolosamente elevato. Anche le stesse trappole piazzate in giro per la mappa e utili per mettere K.O. grandi schiere di nemici in un colpo solo, a lungo andare finiranno con il ripetersi ciclicamente, di fatto perdendo di fascino e interesse agli occhi dell’utente. Oltre a questo, sarà poi estremamente importante raccogliere denaro in gran quantità nel corso delle proprie cacce, moneta sonante ottenibile sia cercando tesori nascosti, sia eliminando qualsivoglia creatura malintenzionata, il tutto al fine ultimo d’acquistare nuovi gadget e armi da poter poi utilizzare in battaglia.

Un Egitto da dimenticare

In aggiunta alla campagna, i ragazzi di Rebellion hanno poi dato forma ad altre due componenti ludiche pensate appositamente per aumentare la longevità della loro nuova creatura. In primis, abbiamo la più classica delle modalità a orda, lì dove sarà necessario sopravvivere a gruppi sempre più nutriti e pericolosi di nemici desiderosi solo di portarvi all’altro mondo. Secondariamente, abbiamo le Sfide a punti, missioni in cui sarà necessario completare gli obiettivi richiesti entro un tempo limite, il tutto nel mentre che andremo guadagnando quanti più punti possibili eliminando nemici su nemici per scalare la classifica mondiale. Esattamente come accaduto per la campagna, entrambe le modalità sono giocabili anche in solitaria, ma così facendo si va chiaramente a perdere buona parte del divertimento.

Alla fine dei conti, il risultato convince e si dimostra capace d’offrire qualche ora aggiuntiva di gioco, ma il tutto si esaurisce infine con una certa velocità non lasciando all’utente alcun motivo per cui continuare a cimentarcisi. Anche sotto un profilo puramente grafico, Strange Brigade si è rivelato purtroppo tutt’altro che soddisfacente. Texture poco rifinite e giochi di luci e ombre per nulla esaltanti vanno fondendosi ad animazioni legnose e modelli poligonali per nemici e protagonisti sottotono. Il risultato finale si riassume così in ambientazioni ripetitive e poco ispirate dove solo occasionalmente capita d’osservare qualche scorcio ben riuscito. Fortunatamente, si è invece rivelato piacevole il comparto audio, il quale può far sfoggio di una colonna sonora semplice ma azzeccata affiancata da un doppiaggio inglese – con localizzazione dei sottotitoli in italiano – che pur senza risultare mai superlativo o particolarmente meritevole di lode, compie il suo sporco lavoro.

Game Legends Stories

Recensione
  • Strange Brigade
    6.5Voto Finale

    Con Strange Brigade, Rebellion ha tentato di portare alla luce un’opera che nei suoi piani non voleva in alcun modo stupire il pubblico, bensì preferiva limitarsi a regalare un’esperienza che rientrasse negli standard a cui il team ci ha ormai abituati nel corso degli anni. Il risultato finale, però, si è rivelato meno sorprendente di quanto ci saremmo immaginati, nei fatti risolvendosi in un’avventura sostanzialmente inutile se giocata in solitaria ma comunque piacevole da godersi con qualche amico. Le tre modalità presenti – Campagna, Orda e Sfida a punti – non si sono però dimostrate capaci di tenerci impegnati tanto quanto avremmo voluto, il tutto a causa di una monotonia di fondo che andrà facendosi sempre più preponderante man mano che giocheremo. A chiudere il tutto ci pensano infine un comparto tecnico generalmente al disotto degli standard odierni, affiancato da un lavoro sonoro apprezzabile seppur ben lontano dall’essere memorabile.

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