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The Hand of Merlin – Anteprima, un roguelite a metà tra Artù e Lovecraft

The Hand of Merlin, l'ultima fatica di Croteam e Room-C Games, rilegge il ciclo arturiano in salsa roguelite: ecco la nostra anteprima.

I racconti della tavola rotonda sono stati, da sempre, una fucina d’idee dalla quale attingere per libri, film e videogiochi. Le avventure di re Artù, Merlino e i cavalieri della tavola rotonda hanno fatto da sfondo a numerosi media, e sono stati più volte ripensati, riadattati e rivisti in base alle esigenze e ai dettami del tempo. Il giovane team croato di Room-C Games, in collaborazione con i più famosi ragazzi di Croteam (Serious Sam vi dice nulla?), si è inserito proprio in questo filone, dando vita a The Hand of Merlin, titolo roguelite che ci riporta tra le nebbie di Avalon con una cura per i dettagli e per il racconto che ci ha stupito in positivo, in un lungo viaggio che, come leggerete nella nostra anteprima, ci ha condotti in intense battaglie da Camelot fino a Gerusalemme.

Un RPG ostico e impegnativo

Il plot narrativo della creatura targata Room-C Games, come annunciato in apertura, rilegge la narrazione delle leggende arturiane. Alla morte del mitologico sovrano, i cavalieri della tavola rotonda rimangono spaesati e inermi di fronte a una nuova calamità definita “il cataclisma”, ovvero un’invasione di creature aliene provenienti da mondi corrotti, gli abomini, che si richiamano all’immaginario di H.P. Lovecraft. Merlino, tradito dalla perfida Morgana, non può far altro che comparire in sogno ai giovani guerrieri, rivelando loro l’unico modo per salvare Artù e liberare il regno di Camelot: trovare il leggendario Santo Graal. Inizierà così un’insolita epopea che porterà i nostri protagonisti a viaggiare in contesti storici ed altri fantastici, incontrando personaggi reali ed altri letterari, come l’Orlando furioso.


The Hand of Merlin

Il titolo pubblicato da Versus Evil (già noto per i vari capitoli di The Banner Saga) può essere identificato come un RPG isometrico a turni, che fa del trial and error il suo leitmotiv. Conoscere a pieno le proprie risorse ed il proprio party, costituito da un massimo di tre eroi, sarà fondamentale per superare gli scontri più ostici, con una grande varietà di avversari umani e alieni. Con molta probabilità i primi scontri che andremo ad affrontare si risolveranno in combattimenti non troppo riusciti, ma pian piano che imparerete a conoscere i punti di forza e, soprattutto, i punti deboli di ogni avversario, riuscirete a migliorare il vostro stile e il vostro approccio agli scontri, ottenendo la vittoria perfetta. E, così via, fino alla prossima tipologia di nemico.

Il livello di sfida di The Hand of Merlin è abbastanza elevato, soprattutto nelle prime fasi di gioco, e gli utenti meno avvezzi alle dinamiche degli strategici a turni potrebbero incontrare inizialmente non poche difficoltà. Ad inizio partita potrete scegliere tra nove diverse tipologie di eroe, tre disponibili da subito (mistico, ranger e guerriero), mentre le altre saranno sbloccate man mano che si proseguirà nella storia. Ad ogni morte di un membro del party, questo sarà perso per sempre, ma potrete rimediare alla perdita reclutando nuovi eroi incontrati casualmente durante il vostro pellegrinaggio.

L’importanza della gestione

In questa nostra anteprima vogliamo sottolineare come il cuore del gameplay di The Hand of Merlin sia costituito, senza dubbio, dalle schermaglie. I combattimenti, da affrontare sia corpo a corpo che a distanza, sono la più importante sfida per il giocatore e un’ottima palestra per il proprio party che, come avviene in tutti i classici del genere, potranno salire di livello e migliorare le proprie abilità dopo ogni scontro a turni. I tre eroi del party potranno ottenere fino a cinque abilità divise per categorie: offensive, difensive e ausiliarie.

The Hand of Merlin Recensione

All’interno di una classica scacchiera virtuale, dovremo muovere sapientemente i nostri eroi sfruttando in maniera intelligente le loro abilità per creare una squadra che si adoperi in sinergia per sbaragliare qualsiasi avversario, sfruttando la disposizione dell’ambiente circostante e riparandosi dietro alberi e rocce nell’attesa di poter scatenare le nostre abilità. Il titolo offre una discreta varietà di nemici e terreni di battaglia che ci terranno impegnati per buona parte dell’avventura, che trova il suo culmine negli scontri nei pressi delle pietre miliari corrotte, che ospitano i nemici più ostici del gioco.

Non solo abilità e terreno, per uscire vivi da una schermaglia bisognerà imparare a sfruttare presto il nostro equipaggiamento, ma anche gli oggetti di supporto come le essenza e le reliquie, item sbloccabili dopo determinati boss o fasi dell’avventura, o generate randomicamente ad ogni nuova run. Dato il loro utilizzo limitato, e l’importante bonus che conferiscono in termini di attacco e difesa dei nostri personaggi, usarle al momento giusto sarà fondamentale per arrivare in fondo all’avventura, che avrà un finale ogni volta diverso in base alle scelte compiute.

La mano di Merlino si vede e non si vede

Sul versante tecnico, The Hand of Merlin vive di alti e bassi. Ad uno stile narrativo immersivo e a una colonna sonora davvero d’atmosfera e azzeccata, fanno da contraltare un motore grafico non proprio al passo con i tempi, che soffre di alcuni cali di frame rate e di modelli grafici non propriamente ispirati e molto spesso ripetitivi. La storia del gioco si dipana quasi come un libro game: ogni nostra scelta ci porterà a muoverci sulla mappa tra diversi snodi narrativi, che conducono tutti ad una stessa tappa finale: sconfitto il boss, si passerà alla mappa successiva.

The Hand of Merlin Recensione

Potremo incontrare mercanti, esplorare nuove città, ma anche incontrare sul nostro cammino banditi o i ben più pericolosi abomini. Ad ogni loro apparizione gli snodi della mappa verranno infettati, e se non proseguiremo con celerità, questi avvolgeranno tutta Albione portandola alla rovina. The Hand of Merlin è insomma sicuramente un buon titolo, che dopo qualche run di prova potrà essere goduto a pieno, a patto di venire incontro a una – sebben mascherata – ripetitività di fondo e ad un comparto tecnico ispirato ma non al passo con i migliori esponenti del genere.

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