The Last of Us e l'antitesi dell’eroe, come il male attrae più del bene

The Last of Us e l’antitesi dell’eroe, come il male attrae più del bene

In attesa di The Last of Us Parte II, abbiamo fatto una piccola analisi su come il ruolo dell'antieroe sia più coinvolgente del classico buono.

A maggio uscirà il tanto atteso The Last of Us Parte II e, per ingannare l’attesa, abbiamo pensato a ciò che più di tutto il resto ci ha colpito del passato capolavoro targato Naughty Dog. Il mercato videoludico ha sempre avuto la tendenza di farci interpretare gli eroi nelle varie storie, i buoni che in qualsiasi caso riescono disperatamente a salvare la situazione, grazie alla loro forza di volontà o semplicemente ai loro poteri. Questo “trend” è presente fin dagli albori del gaming, ma nella maggior parte dei casi ci troviamo davanti a personaggi non particolarmente caratterizzati, il cui scopo ultimo è semplicemente quello di fare del bene, magari contrapposti proprio da un vallain più marcato, in grado di trascinare lui stesso l’intera produzione grazie al proprio carisma. Tuttavia non sempre abbiamo l’occasione di essere buoni, in certi casi abbiamo la possibilità di vivere l’esperienza in una sorta di zona grigia, dove il limite tra il bene e il male è davvero effimero e sempre in bilico.

I titoli che più di tutti ci fanno scegliere come caratterizzare nell’allineamento del nostro personaggio effettivamente sono quasi tutti GDR e le varie avventure grafiche, dove inevitabilmente le nostre scelte avranno ripercussione gigantesche sulla trama. Prendiamo come esempio Detroit: se perseguirete nella scelta di non trasformare Connor in un deviante, lo farete diventare a tutti gli effetti un “cattivo”. Tuttavia anche Fable, Skyrim o Infamus, tutti con un sistema di morale che ha ripercussione su altri personaggi, sono produzioni che tendono a lasciare esprime il giocatore come meglio crede, così da dargli le armi per plasmare, in alcuni casi in modo molto più marcato, la sua storia. Una delle opere più moderne che possiamo citare è Red Dead Redemption 2. Pensiamo ad Arthur: stiamo parlando di un criminale che vive sulle spalle di innocenti che vengono uccisi e rapinati, tutto per poter portare il pane all’intera banda di Duch, che più che un manico di malfattori vengono visti come la sua famiglia. Tuttavia in questo caso è la morale etica dell’utente che agisce, visto che le azioni da compire, almeno quando non si stano svolgendo le varie missioni, serviranno a plasmare la vostra fama man mano che proseguirete nell’avventura.

 

Tuttavia ci sono invece titoli come The Last of Us che agiscono in modo perfetto sotto traccia, sconvolgendo qualsiasi tipo di pensiero e facendo primeggiare l’egoismo inconscio dell’essere umano. Il finale del gioco è l’emblema di quanto detto fino a questo momento. Joel fino all’ultimo capitolo è il classico uomo distrutto da una vita pericolosa e malfamata, messo in mezzo in modo totalmente casuale per uno scopo superiore che, almeno all’inizio del suo viaggio, neanche comprendeva. Joel è però anche un uomo che ha subito un lutto pesante, non si può perdere una figlia tra le braccia e non rimanerne sconvolti per il resto della vita. Lasciar morire Ellie, anche se per il bene dell’umanità intera, per lui è troppo.

Il nostro “eroe” decide quindi di mettere se stesso e il suo bene davanti a tutto, mentendo alla stessa ragazza pur di proteggere il suo futuro. Stiamo parlando di una persona distrutta dai drammi della vita, che a modo suo ha sempre provato a rialzarsi ma che, puntualmente, veniva buttato nuovamente a terra. Alla fine, quindi, siamo sicuri di aver interpretato il classico buono? La risposta è certamente no. Questa scelta per la casa di sviluppo si è dimostrata vincente, visto che la maggior parte dei giocatori si sono rivisti nella voglia di Joel di mandare tutto all’aria, pur di non perdere quello che aveva faticosamente protetto fino a un istante prima, e che inconsapevolmente stava mandando al macello.

Quello che è emerso è che noi giocatori abbiamo infinitamente bisogno di personaggi umani, qualcosa che ci rappresenti maggiormente dei vari supereroi troppo super per essere noi. Joel poteva essere un uomo qualunque, una persona sicuramente coraggiosa ma che non si lascia spaventare dalle varie avversità, grazie a un atteggiamento da duro che usa solamente come scudo per nascondere il dolore e il rimpianto. Adesso, con il nuovo The Last of Us Parte II, non vediamo l’ora di ritrovare Joel invecchiato e, apparentemente, ancora più sconvolto. Sebbene della trama non sappiamo ancora molto, siamo già pronti a vestire nuovamente i panni di Ellie per una storia all’insegna della vendetta. In un mondo distrutto, la flebile pace dei personaggi che popolano questo universo è sempre in costante bilico, ma in tutto questo male c’è sempre una luce che porta al bene, anche se dal retrogusto puramente egoistico per la maggior parte delle volte. The Last of Us è un gioco che è riuscito a ricreare perfettamente questo antieroe che, nonostante sia invischiato a qualcosa di particolare, non rinuncia alle sue esperienze ed è pronto a mettere i propri interessi personali davanti a tutto.

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