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The Last of Us Parte 2 e l’importanza del perdono

La vendetta non sempre è la soluzione giusta

The Last of Us Parte 2 (qui trovate la nostra recensione) per alcuni potrebbe essere l’ennesima scusa di una violenza quasi ingiustificata, un cambio netto rispetto al primo episodio che potrebbe confondere e a tratti ingannare. Perché tutto questo? Semplice, il gioco acquista tutt’altri toni rispetto al capitolo passato, proponendo temi assolutamente più duri ed espliciti, da uno schiaffo di vita vera all’interno di un medium, quello del videogioco, che di reale ha davvero poco o niente. Allo stesso livello di opere letterarie, cinematografiche o altre, il titolo Naughty Dog riesce quasi a sfondare la parete che c’è tra gioco e utente, portando quest’ultimo ad interrogarsi su quesiti ben più grandi che non possono essere limitati dal semplice giusto o sbagliato.

Se la storia di Joel insegnava che non si poteva scappare dal passato, che questo se non elaborato si sarebbe comunque ripresentato per poi sfociare in tragedia (il finale del gioco è molto esplicito in tal proposito), adesso tutto è ben diverso. Rimanendo ancora brevemente in tema prima parte, per l’intera avventura gli autori hanno accompagnato il giocatore ad assimilare il lutto del protagonista, facendolo redimere anche se non in modo particolarmente ortodosso. È evidente che Joel non è riuscito ad affrontare i suoi demoni, non è una brava persona ma, a modo suo, ben quattro anni dopo il viaggio con Ellie, sta faticosamente trovando il suo posto nel mondo.

Prima di inoltrarvi nella lettura, dovete sapere che questo articolo contiene SPOILER pesanti su The Last of Parte 2, impossibili da evitare se si vuole trattare un sentimento così delicato. Se non avete finito il gioco, vi invitiamo ad andare oltre e ripassare quando sarete pronti.

The Last of Us Parte 2

Un punto di ripartenza

Purtroppo però la pace non può durare per sempre e il passato, se non affrontato, prima o poi torna a bussare alla porta. E questa volta lo fa con una violenza non elaborata da nessuno, cruda. Almeno fino a metà gioco. Infatti, il senso di ogni azione si comincia a comprendere durante il cambio di personaggio, quando le azioni passate iniziano ad essere esposte sotto un’altra luce. The Last of Us Parte 2 si nutre di vendette reciproche, nessuno sa la storia dell’altro, quello che resta è solo la mancanza delle persone che non ci sono più, e per trovare un barlume di pace il dolore sfocia in rabbia, che porterà tutti a perdere qualcosa di ben più preziosa della propria vita. Il titolo del gioco è esplicito in tal senso, “Parte 2”. Non pensate che queste paroline buttate alla fine siano lì per caso, visto che il gioco riparte esattamente da dove ci aveva lasciati, solo che questa volta siamo ben più soli rispetto a prima. Se nel primo capitolo si era comunque guidati alla maturazione di certi pensieri, nel secondo gli autori ci hanno lasciati liberi di interpretare, di guardare in faccia la nostra rabbia e disperazione fino ad essere costretti a conviverci.

Ellie e Abby sono due ragazze che hanno perso tutto, la seconda forse più della prima da un certo punto in poi. Entrambe partono per una vera e propria spedizione punitiva per vendicarsi: Abby ha chiaro chi sia il suo bersaglio e sa che l’unica vita da prendere è quella di Joel. Quest’ultimo arrivato al momento fatidico ha lo sguardo di chi è rassegnato, di chi sa che ha fatto del male ed è arrivato il momento di pagare il conto. Ellie non è grande abbastanza da capire quello che sta passando Joel che, in cuor suo, sa di meritarsi quello che sta accadendo. La giovane protagonista viene messa K.O. e successivamente vediamo il suo odio andare oltre lo schermo, dando la sensazione che quello che stiamo facendo è semplicemente un massacro mascherato da vendetta. Ogni personaggio è senziente, non è il solito robot di plastica. Nel nostro cammino che porta ad Abby ci lasciamo alle spalle una scia di sangue non indifferente, ed è straordinario vedere come l’opera stessa ci costringa a diventare quei “demoni” a cui stiamo dando la caccia.

The Last of Us Parte II

L’altro aspetto della vendetta

Per quanto possa essere scontato che la vendetta sia un cerchio che una volta chiuso non lascia più spazio a nulla, in The Last of Us Parte 2 questo concetto viene estremizzato e portato al limite. Sia Abby che Ellie hanno sacrificato tanto per far pace con il loro passato: Abby ha trascorso gli anni ad allenarsi per diventare più forte, perdendo comunque tutti i suoi amici e rimanendo comunque da sola, Ellie invece nonostante qualche acciacco morale aveva ottenuto quasi una rivincita perfetta, mantenendo a grandi linee quello che amava e trovando anche qualcosa in più, una vera famiglia. La ragazza ormai aveva trovato il suo posto con Dina, crescendo il figlio di Jessie come se fosse il suo. Ma il passato, se non affrontato ed elaborato, torna a bussare. Ellie rinuncia nuovamente a quello che aveva, tutto per poter vendicare Joel. Questa ossessione nasce dal fatto che la giovane ha ancora delle faccende in sospeso proprio con il protagonista del primo capitolo: la ragazza, infatti, ha scoperto la verità sulle luci, non sa se potrà mai perdonare Joel per quello che ha fatto, ma ci sta provando con tutta se stessa.

Purtroppo però arriva Abby, che con una morte brutale e improvvisa non permette ad Ellie di chiudere questo importante capitolo della sua crescita, lacerando la sua anima con rabbia e sensi di colpa. In un clima così è impossibile ragionare, Abby per ben due volte ha la maturità e la saggezza di non versare altro sangue, risparmiandola e cercando, a modo suo, di chiudere questa spirale di morte. Ellie però ha gli incubi, è tormentata e sa che finché la sua nuova nemica sarà viva, lei e Joel non riposeranno mai in pace.

L’importanza del perdono 

Come detto in precedenza, Ellie decide di lasciare il suo porto sicuro per seguire le indicazioni di Tommy ed inseguire, nuovamente, Abby. Ovviamente la troverà, e quello che avviene alla fine, senza entrare nei dettagli troppo pesanti, è sconvolgente. Ellie finalmente la perdona, sa perfettamente che quello che sta facendo non gli ridarà mai Joel, e l’unico vero modo per far pace con il suo fantasma è accettare che non ci sia più mantenendo però i suoi preziosi insegnamenti e ricordi. Ellie quando tornerà a casa la troverà vuota, senza più Dina e il suo figlioccio, andati chissà dove anch’essi a trovare la pace, lontani dall’odio e dal sangue. L’ultima scena di gioco, quella in cui la nostra protagonista lascia la chitarra, in questo senso è esplicita: Ellie ha trovato la serenità troppo tardi, perdendo tutto. Però adesso qualcosa in lei è cambiato, Joel può restare in quella casa con le sue cose, non ne ha più bisogno. Lei sa che l’uomo in un certo senso resterà sempre con lei, portando la ragazza a ripartire per una destinazione ancora sconosciuta.

Per quanto sia banale dire che la vendetta porta solo ad altra vendetta, il nuovo viaggio di Ellie mostra in un certo senso che è più facile lasciarsi riempire dall’odio cieco, per perdonare ci vuole un coraggio non indifferente ed entrambe le ragazze lo fanno soffrendo come pochi. La brutalità e la violenza di The Last of Us Parte 2 è qualcosa che indubbiamente fa riflettere, pone ai giocatori degli interrogativi che possono minare anche la propria moralità. Il percorso narrativo di The Last of Us porta a capire perfettamente tutte le vicende, e comprendere questo automaticamente porta a perdonare, anche se stessi.

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