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The Outer Worlds – Recensione del nuovo titolo di Obsidian Entertainment

Ecco la nostra recensione dell'ultima fatica degli Obsidian Entertainment, The Outer Worlds! Pronti a diventare i pionieri del nuovo mondo?

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L’abilità degli Obsidian Entertainment non è mai stata messa in discussione, ed è proprio per questo che prima di dare un giudizio definitivo alla loro ultima opera, ci siamo presi il giusto tempo per esplorare al meglio ogni gioia e ogni dolore che la colonia galattica di Alcione è in grado di regalare al giocatore. The Outer Worlds non si presenta con il suo biglietto da visita puntando ad una vera e propria innovazione, quanto più a voler creare una nuova concezione di action GDR in prima persona dove non ci sia solamente una macro area gigantesca e completamente esplorabile a favore di tante aree meno estese, ma più variegate e soprattutto gremite di dettagli, personaggi e creature. Al contrario di un classico titolo post-apocalittico quindi, non ci troveremo a vivere dei buchi neri di vuoto cosmico e monotonia, mantenendo piuttosto sempre un ritmo e un’alternanza elevati. Di certo a venire in aiuto alla software house acquisita da poco da Microsoft c’è stata l’enorme community dietro ad altri titoli dal genere simile (primo tra tutti Fallout 4), la quale ha contribuito a far capire come fosse possibile “svecchiare” il genere proponendo però al contempo qualcosa di più accessibile. Ecco come si presenta il titolo di Obsidian, pubblicato da Private Division e già disponibile nei negozi.

the outer worlds

Speranza alla deriva

Il prologo del titolo è quanto di più semplice possiamo immaginarci: in un futuro dove il nostro sistema solare è ormai allo sbando, l’umanità ha avuto il bisogno di colonizzare “altri lidi”, tanto da creare una flotta di navi coloniali per dar vita ad Alcione, un luogo dove non commettere gli errori del passato e dove tutti gli abitanti hanno un loro ruolo atto a far funzionare il tutto per il meglio. Tuttavia, una di queste navi (e tutti i suoi passeggeri in sonno criogenico) non ha avuto questa sorte per motivi che vi verranno svelati in-game, ritrovandosi vittima di una vera e propria ingiustizia che porterà tutti i passeggeri a morte “certa”. Questa nave è la Speranza, ed è proprio quella dove creeremo il nostro avatar. Ma come abbiamo fatto a risvegliarci dalla criogenia? Phineas Vernon Welles, uno scienziato ricercato in tutto il sistema, ha deciso di liberare quelle migliaia di persone per restituirgli la loro vita “rubata”. Tuttavia farlo richiede tecnologia, materiali, tempo ed esperimenti… e il nostro avatar sarà il primo di questi, nonché il primo dei suoi alleati.


La fase di creazione e di scelta delle caratteristiche del nostro (o la nostra) protagonista sarà infatti ambientata sulla nave, nel mentre che Welles ci sta liberando. In questa fase decideremo con quali peculiarità di base il nostro personaggio inizierà la sua avventura, distribuendo sia le attitudini personali che le proprie abilità. Durante il gioco avrete modo di capire al meglio quale sarà il vostro stile, quindi attenersi, almeno per la creazione, a un modello più versatile, potrebbe essere la scelta più sensata. Contro ogni probabilità, ormai nel laboratorio di Welles, riusciamo a svegliarci dalla criogenia e senza neanche il tempo di capire cosa sta succedendo veniamo catapultati su Terrarium 2, uno dei rigogliosi pianeti della colonia di Alcione. Da qui in poi inizierà la nostra avventura vera e propria, fatta di chiacchiere, missioni, sangue e creature di ogni genere (ndr. Se siete ancora spaesati, non vi preoccupate! Un ignoto colono ha lasciato un diario per voi con 20 consigli da seguire per sopravvivere!).

I nuovi mondi

Partiamo dal presupposto che non ci troviamo di fronte ad un gioco dal tema post apocalittico, bensì sci-fi. Tuttavia, molte delle location che ci troveremo ad esplorare saranno disseminate di strutture in disuso, o cadaveri sparsi qua e là, tanto che la differenza tra le due tipologie si assottiglia molto, restituendo un feeling molto simile a quello regalato ad esempio dal già citato Fallout. Se però ci allontaniamo da questa caratteristica e dal concept del gioco in sé, ci renderemo conto che The Outer Worlds è esattamente qualcosa di nuovo, ma non d’innovativo. Ciò non è necessariamente un male, perché i brand da cui tacitamente prende ispirazione sono comunque blasonati, riuscendo in una buona fusione e senza sfigurare. Molte delle meccaniche che ci troveremo a gestire, prime tra tutte quelle dedicate al nostro equipaggio, ricordano in modo cristallino la saga di Mass Effect: che sia per le missioni personali dei membri dei nostri compagni o per la scelta del loro equipaggiamento e delle rispettive abilità, le feature a loro dedicate hanno aperto centinaia di possibilità ai giocatori.

In ogni caso, i mutanti lasciano spazio a creature aliene, i robot impazziti hanno il sapore di un gradito cliché, ma soprattutto predoni super avanzati ed umani riescono a dire la loro. L’ambiente di gioco sarà disseminato nelle aree urbane di NPC: molti di essi avranno anche delle storie da raccontare e\o quest da assegnarvi, e alcuni addirittura potrebbero rivelarsi i compagni di viaggio che stavate cercando. Sia tramite documenti, sia tramite dialoghi, il lavoro di Obsidian per descrivere la società in cui il gioco è ambientato è stato ottimo, senza esagerare troppo nella lunghezza dei dialoghi (da sempre il pregio e difetto più conosciuto dello studio, soprattutto se prendiamo in considerazione titoli che non sono neanche stati localizzati, vedi la serie di Pillars of Eternity).

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Girovagare e parlare è quindi uno dei focus di The Outer Worlds, tanto che spesso una chiacchierata potrà anche salvarvi la pellaccia evitando cruenti scontri a fuoco. Su questo, facciamo notare che la difficoltà del gioco si abbassa drasticamente se si punta molto sulle abilità verbali (intimidazione, persuasione e così via), perché sarà praticamente impossibile fallire le prove e molte delle situazioni si risolveranno con un click, ma facendovi comunque guadagnare una buona fetta di esperienza dalla quest completata. Se a questo aggiungiamo che ad ogni livello raggiunto potremo distribuire ben 10 punti abilità nelle varie disponibili, diventare un oratore provetto sarà una bazzecola.

Da che parte stai?

In ogni caso, la libertà di approccio alle situazioni (anche fisiche, come caricare a testa bassa o procedere silenziosamente) è uno dei punti cardine che vi faranno godere appieno dell’esperienza senza la sensazione di essere troppo “guidati”. Niente scelte che influenzano il karma perciò, ma sappiate che la maggior parte delle quest principali e secondarie vi saranno comunque assegnate da qualcuno di importante, e di conseguenza appartenente ad una determinata fazione. Alcune di queste saranno anche in contrapposizione tra loro, e in alcuni casi il nostro comportamento potrebbe anche far calare la nostra fama nei confronti di una o dell’altra. Chiaramente essere benvoluti e diventare famosi in una fazione avrà i suoi benefici (uno tra i tanti è lo sconto dai mercanti), ma non sarà sempre una passeggiata riuscirci… dopotutto anche a voi stessi qualcuno potrebbe risultare “poco simpatico” e poco meritevole del vostro disinteressato aiuto.

Una gestione semplice

Una delle caratteristiche che più abbiamo apprezzato di The Outer Worlds è senza dubbio la semplicità e la chiarezza di come può essere gestito il tutto: partendo dall’inventario, all’inalatore, alle descrizioni delle abilità, fino ad arrivare ai mercanti, al potenziamento delle armi e cose di questo genere, il tutto è estremamente comprensibile e “friendly user”. Non sono presenti moltitudini di menù e sotto menù, né grafiche poco chiare o distribuite malamente. Questa volta Obsidian ha pensato molto al giocatore medio, senza soffermarsi alla nicchia, tirando fuori un sistema di gestione e di crescita il meno complesso possibile, adatto pure per i novizi.

Anche sul campo di battaglia il tutto potrà essere gestito al meglio: i compagni saranno una carta fondamentale da giocare sia in termini di bocche da fuoco, sia in termini di competenze personali, che potranno venirvi in aiuto magari per compensare alcune vostre lacune. Essi sono anche dotati si una loro abilità speciale, capace spesso d’infliggere status alterati oltre a danni considerevoli. Potrete inoltre decidere, se siete capitani solitari, di non portarvi dietro nessuno nel corso del vostro viaggio, magari decidendo addirittura di congedare tutti i vostri compagni, con tutto ciò che ne conseguirà. L’abilità speciale del vostro avatar sarà invece quella di rallentare il tempo (effetto collaterale dei 70 anni di criogenia, una cosa del tutto normale… no?), che potrete sfruttare per pensare meglio, prendere la mira più accuratamente, ma anche scoprire i punti deboli dei vostri bersagli – anche menomandoli – studiandone così le caratteristiche.

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Anche il level design risulta ricco (per quanto possibile, ma non perfetto), e riesce a variegare bene l’esperienza di gioco grazie alle diverse ambientazioni proposte. Come già detto in apertura, una grossa mano è data dalla scelta di creare molte “mini mappe” differenti a discapito di una singola e macroscopica area: in questo modo si riesce ad evitare un’inutile dispersione o la presenza d’intere porzioni di mappa senza uno scopo di gioco fisso, o che risultino meri “filler”. Anche se dal punto di vista dell’esperienza questo viene molto a nostro favore, ne consegue un tempo di attesa maggiore ed un numero più ingombrante di caricamenti, tra salite e discese dalla nave e dovuti anche ai cambi di location (interni, esterni e città).

Ingranaggi da oliare

Il comparto tecnico, dopo la nostra prova su PlayStation 4 Pro, risulta essere promosso, ma con qualche inevitabile riserva. Tralasciando alcuni bug, che per forza di cose ci siamo ritrovati di fronte durante le svariate ore di gioco, The Outer Worlds presenta una tempistica eccessiva nel caricare le texture dei luoghi e degli oggetti una volta finito un caricamento, e in alcuni casi si presenta un fastidiosissimo effetto pop-up. Questo problemino risulta essere presente anche dopo i primi aggiornamenti avvenuti, e di conseguenza ci aspettiamo una patch risolutiva il prima possibile. Il livello dei dettagli grafici rimane comunque soddisfacente, senza pensare a grandi capolavori, ma comunque in linea con la media dei titoli presentatici durante questa generazione. Il comparto audio è promosso anch’esso senza infamia e senza lode, con un doppiaggio inglese discreto ma a tratti fuori sync (avremmo gradito anche le voci in lingua nostrana, per la quale è disponibile solamente il testo) e una soundtrack di base che svolge il suo compitino senza nulla di memorabile da segnalare.

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Recensione
  • The Outer Worlds
    8.5Voto Finale

    The Outer Worlds è per Obsidian l'ultimo lavoro senza presentare l'etichetta Microsoft (avendo Private Division mantenuto il diritto di pubblicazione), e quindi in futuro potremo aspettarci qualcosa di diverso. Tuttavia, questa nuova IP ha portato ai giocatori qualcosa di molto interessante, rimodellando e adattando al giocatore moderno un concept a tratti forse troppo stantio. Unendo i punti forti di altri brand che si sono fatti un nome col tempo (alcuni dei quali proprio con lo zampino degli stessi Obsidian), ne è uscito un titolo piacevole e di facile comprensione, con una trama leggermente scontata, ma che apre a chi gioca una vasta gamma di possibilità d'evoluzione e approccio, tra gestione d'equipaggio, armi, armature e chiaramente abilità e competenze. Al netto di qualche compromesso tecnico, l'esperienza è piacevolmente promossa.

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