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The Rain – Recensione della nuova serie originale Netflix danese

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Come ormai sappiamo, viviamo in una fase in cui le serie tv sono dominate dal genere distopico e, in parallelo, dal gigante statunitense Netflix, che si riconferma tra i produttori attuali di maggior spessore all’interno del panorama seriale sia all’interno del suolo statunitense, che al di fuori di esso. Dopo il grande successo de “La Casa di Carta”, infatti, la compagnia californiana ha annunciato di essere al lavoro sulla prima produzione originale danese, intitolata The Rain, che sarà disponibile a partire dal 4 Maggio. La visione dei primi tre episodi in anteprima ci ha dato un’idea abbastanza chiara di ciò che potremo aspettarci nel corso della serie, la quale complessivamente sarà composta da otto episodi. Le battute iniziali vedono una giovane studentessa, Simone, alle prese con i tipici problemi quotidiani e i primi interessi amorosi, che le verranno portati via di prepotenza nel momento in cui una pioggia, che porta con sé un virus letale, si abbatte per tutto il paese, portando con sé morte e distruzione.

Il padre, in un tentativo disperato di mettere in salvo la propria famiglia, condurrà questa all’interno di un bunker misterioso, all’interno del quale non rimarrà a lungo. Egli, infatti, lascerà presto i suoi cari con lo scopo di salvare la Danimarca dalla piaga che la sta letteralmente annientando, affidando alla figlia l’importante compito di proteggere il fratello minore Rasmus, il cui ruolo all’interno del quadro complessivo sembra essere estremamente rilevante. In seguito alla shockante morte della madre a causa del virus, i due giovani orfani si ritrovano a vivere in solitudine all’interno di questo bunker per sei lunghi anni, in cui sono pazientemente rimasti in attesa del padre. La scarsità del cibo, unita all’incessante bisogno di capire cosa sia accaduto al genitore,  porteranno Rasmus e Simone ad esplorare ciò che è rimasto del mondo. Nel farlo, si imbatteranno in un gruppo di superstiti, insieme ai quali scopriranno cosa si nasconde dietro ad una tragedia di tali proporzioni.

The RainIl setting, per molti aspetti, ha decisamente qualcosa di già visto, che potrebbe facilmente stancare chiunque abbia già fatto incetta di tutte le varie serie post-apocalittiche che si sono succedute nell’ultimo periodo. Ciò che tuttavia differisce la serie dall’oceano in cui è immersa risiede indubbiamente nell’umanità dei personaggi coinvolti nella vicenda, che in ogni circostanza appaiono verosimili e mai esagerati. Gli individui che i due protagonisti incontreranno non giocano a fare gli eroi o a salvare il mondo, ma tentano con le unghie e con i denti di sopravvivere, dando la priorità alla ricerca del cibo, affinché siano in grado di arrivare alla fine della giornata con la speranza che la pioggia non abbia loro fatto perdere il senno. Chiaramente, data la sparizione del padre avvenuta in circostanze piuttosto misteriose, risulta quantomeno indubbio che il resto degli episodi verterà maggiormente su tale aspetto, con delle premesse che lasciano ben sperare per un approccio alla situazione che difficilmente cadrà nel trash. 
Per quanto concerne invece l’aspetto registico ci attestiamo su ottimi livelli, complice l’apporto di Netflix, regalandoci scene piuttosto piacevoli alla vista e con inquadrature sempre curate. A ciò si affianca poi una recitazione che, per quanto apprezzabile, difficilmente lascerà il segno, collocandosi su livelli più che buoni, ma lontani dall’eccellenza. I primi tre episodi visionati introducono ottimamente i personaggi e l’ambientazione, infondendo nello spettatore un interesse genuino per la sorte dei due fratelli, del padre e del mondo intero. Al netto di tutti quegli aspetti visti e rivisti, The Rain risulta essere godibile e mai noioso, grazie ad un ritmo incalzante, e ad una gestione dei tempi sempre coerente. Sicuramente, la curiosità per i restanti cinque episodi non manca.

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Recensione
  • The Rain
    8Voto Finale

    Nonostante le premesse scontate, The Rain risulta una serie curata sotto ogni aspetto, capace di mantenere vivo l'interesse dello spettatore. Si tratta dell'ennesima goccia in un oceano di serie tv post-apocalittiche, ma svolge il proprio lavoro ottimamente. L'attenzione posta da Netflix nei confronti delle produzioni di paesi idealmente lontani dal medium televisivo risulta encomiabile, dando loro il giusto spazio. Rimaniamo dunque in attesa del 4 maggio per scoprire cosa ci aspetta nell'uggiosa Danimarca.

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