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The Spectrum Retreat – Recensione, benvenuto al Penrose Hotel

Il titolo del giovanissimo Dan Smith ci pone in una situazione decisamente "fuori dal comune"
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Solo due anni fa, il giovanissimo game designer Dan Smith vinceva i BAFTA 2016 con il suo SPECTRUM, un puzzle game che sfrutta colori, teletrasporti e gravità per la risoluzione degli enigmi. I passi in avanti compiuti da quella build sono stati molti, e Dan Smith Studios con l’aiuto del publisher Ripstone Games ha perfezionato quella versione aggiungendo un comparto narrativo molto maturo. Arriva così sulle nostre piattaforme The Spectrum Retreat, nel quale dovremo risolvere tutte queste sfide per fuggire da una sorta di labirinto digitale, nel quale il nostro protagonista, Alex, è intrappolato in una sorta di loop. Mettetevi comodi e godetevi il vostro posto riservato nel ristornate, il soggiorno sarà molto lungo…

The Spectrum Retreat

Un ospite molto speciale…

Come molto spesso accade, e senza perdere il fascino della cosa, prenderemo il controllo del nostro protagonista durante il suo risveglio. A destarlo dal suo sterile sonno non è una sveglia, bensì il bussare alla porta della sua stanza d’albergo. Dall’altra parte, il direttore della struttura… che come avrete ben intuito dalle immagini non è umano. Dove siamo? Chi siamo? Domande sempre più presenti nella nostra mente che troveranno risposta solamente grazie alla nostra pazienza e alla nostra abilità. Senza entrare troppo nei dettagli della trama, intrigante ed estremamente matura, ci renderemo conto di trovarci nel meno convenzionale degli hotel, un complesso chiamato Penrose, del quale siamo l’unico e graditissimo ospite. Non ci vorrà molto per capire che siamo intrappolati in una strana simul… ehm, situazione, in un loop che ci vedrà nel corso dei giorni compiere le stesse azioni, ma anche mettere la X sempre sullo stesso giorno del calendario. Perché non uscire semplicemente dalla porta? Provateci. Tutti i membri dello staff sono dei manichini, che non vedremo mai muoversi, ma che vedremo ruotare le loro teste in segno di “presenza”. Ovviamente parleranno, e non mancheranno mai di essere cordiali, anche in momenti molto inaspettati… (il jump scare non perde mai il suo sempreverde fascino).

The Spectrum Retreat

…In un posto molto speciale

L’hotel Penrose sarà lo scenario di gioco per l’intera durata del titolo, anche se il tipo di location tenderà a variare: potremo dividere il gameplay di The Spectrum Retreat in due grandi filoni, il primo dove dovremo vivere la nostra giornata in tutta normalità (almeno all’apparenza) immersi nella suggestiva art-deco del posto, e l’altra che ci vedrà impegnati nel vero fulcro del gameplay. Perché tutto questo? Ovviamente per provare a scappare da questo infinito loop! Ma per farlo dovremo raggiungere il tetto. Sfortunatamente l’ascensore non ci consentirà l’accesso, e dovremo guadagnarci, piano dopo piano, le credenziali per accedervi. Proprio per ottenere queste, arriviamo alle fasi più interattive appena citate: si tratta di risolvere degli enigmi utilizzando colori, con delle meccaniche che sfruttano sia la fisica, sia la gravità. Non c’è bisogno di dire che più saliremo i piani, e più si aggiungeranno variabili che intensificheranno il nostro lavoro mentale, e che andranno a variegare l’esperienza. Se c’è un pregio infatti che questo gioco porta come vessillo, è quello di non ripetere più volte lo stesso tipo di enigma, e soprattutto di non “tirarla per le lunghe” prefiggendosi un numero di livelli stabilito. Il numero di sfide che ogni livello ci offrirà infatti sono diversi per ogni piano, fino ad arrivare al quinto ed ultimo che sarà un unico e gigantesco puzzle.

Sul piano pratico, possiamo dire di trovarci di fronte a un ben congegnato mix, che in alcuni frangenti ci ricorderà molto altri titoli con risoluzione di puzzle in prima persona di questo genere, come per citarne alcuni Portal, The Turing Test, o The Talos Principle. Con il nostro dispositivo rotondo, che richiama indubbiamente lo stilizzato viso dei manichini, potremo catturare e cambiare colori di predisposti cubi. Il colore in nostro possesso ci permetterà di passare attraverso delle barriere altrimenti inaccessibili, e starà a noi prepararci la strada in modo da riuscire a passarvi attraverso (o sopra, dato che possono essere sfruttati come ponti) innescando una sorta di effetto domino. Alcuni dei livelli più ostici ci vedranno anche costretti a ricominciare daccapo la sequenza, perché alcune azioni potrebbero distruggere irreversibilmente un colore, magari decisivo per la risoluzione. Teletrasporti? Presenti. Cambio di gravità? Presentissimo. Imprecazioni? Assicurate.

Il Signor Crow è andato via di fretta

Non pensiate però che le parti più dinamiche si limitino a questi puzzle, perché per poter accedere a queste fasi dovrete cercare dei codici nell’hotel… e anche questa, sarà un’esperienza sempre diversa. Una cosa che più si fa apprezzare in The Spectrum Retreat è quanto i due filoni di cui parliamo siano strettamente legati tra loro, quasi a sembrarne uno unico: per riuscire in ciò, gli elementi narrativi sono stati spalmati sia nell’hotel, sia nelle stanze con gli enigmi, così che il senso di continuità non venga mai a mancare. Ultimi, ma non per importanza, sono sparsi nella struttura ben 9 registri di scansioni (che appaiono come glitchosi cubi blu) che potremo leggere per apprendere di più sul posto in cui ci troviamo. Il tutto va ad accompagnare una longevità più che buona, che al netto del prezzo relativamente basso (che si attesta alle 10 sterline) terrà occupato un giocatore medio per circa 6 – 7 ore fino al completamento.

Sul piano tecnico non c’è nulla da segnalare: promosso senza infamia né lode, graficamente il titolo riesce a presentare allo stesso tempo nel giocatore armonia e inquietudine, con una grossa mano data dall’instabilità di diverse sezioni. Il sonoro funge da giusto contorno, e come l’aspetto dell’hotel contribuisce in modo perfetto a creare le emozioni di cui vi parlavo. Le uniche grane sul piano dei bug si sono mostrate in alcuni teletrasporti, che ci hanno visto praticamente “rimbalzare” all’arrivo, spingendoci di sotto e costringendoci a ricominciare dall’inizio la sequenza attuale. Ottima notizia per i giocatori meno avvezzi alla lingua inglese, The Spectrum Retreat è totalmente tradotto in italiano, ma anche in diverse altre lingue. L’audio invece è disponibile solamente nella lingua originale (l’inglese, appunto).

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Recensione
  • The Spectrum Retreat
    7.8Voto Finale

    Seguendo le orme sapienti di titoli più blasonati, il poco più che maggiorenne Dan Smith ha creato un vero e proprio gioiellino per i puzzle da vivere in prima persona. Evolvendo il proprio SPECTRUM con il quale è uscito vincitore dai BAFTA, con The Spectrum Retreat si arriva in una dimensione successiva. Anche se a livello empatico la trama non riesce a segnare il giocatore, è proprio la modalità con cui vi veniamo in contatto che rende il titolo forte e carismatico. Sul piano ludico il gioco è concreto, mostrando un livello di sfida medio ma con picchi che riusciranno ad appagare i più esperti. Non ci troviamo di fronte ad una rivoluzione, ma di certo abbiamo tra le mani un titolo che deve essere giocato.

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