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The Swords of Ditto: Mormo’s Curse – Recensione del titolo di OneBitBeyond

Il roguelike pubblicato da Devolver Digital mostra estro e sregolatezza su Nintendo Switch
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Se c’è un plauso da fare al publisher texano Devolver Digital, è quello di avere un occhio particolarmente attento sul panorama dei titoli indipendenti, tanto che nell’ultimo biennio siamo stati letteralmente invasi da videogiochi di pregevolissima fattura di diversi studi che portano il marchio dell’azienda di Austin. Questa volta andiamo ad analizzare l’opera che ha dato i natali allo studio britannico di OneBitBeyond, che dopo un primo lancio nel 2018, lo scorso maggio è arrivata felice e allegra anche su Nintendo Switch. Stiamo parlando di The Swords of Ditto, nella sua versione Mormo’s Curse.

Si tratta di un titolo roguelike molto particolare che prende libera ispirazione da alcune caratteristiche fondamentali della serie di The Legend of Zelda, ma avvalendosi anche di caratteristiche RPG e della fondamentale meccanica del permadeath per gli sventurati protagonisti. Siete pronti a far parte della leggenda?

Sword’s Awakening

Con un citazionismo neanche troppo velato verso la serie di Zelda, inizieremo la nostra avventura con un primo personaggio che si sveglierà dal suo sonno sulla spiaggia… ma a svegliarci sarà un essere non troppo convenzionale: si tratta di Puku, una sorta d’insetto etereo che ha il compito di guidarci nella nostra sacra missione, quella che il destino stesso ci ha affidato rendendoci “The Sword“, la spada di Ditto. Non ci vorrà molto per apprendere che il nostro compito consiste nello sconfiggere la strega Mormo, che ogni 100 anni torna in vita a causa di una maledizione, seminando terrore e oscurità sull’isola di Ditto. Tuttavia il nostro primo tentativo non sarà molto fortunato, anche a causa dei modi un po’ “sbrigativi” del piccolo Puku.

Come già detto, il gioco dispone della permadeath, e di conseguenza una volta che la nostra prima Spada sarà malamente uccisa, il gioco riprenderà 100 anni dopo con l’oscurità ancora più pressante, con il ritorno di Mormo… e una nuova spada pronta a sfidarla. Stavolta però Puku seguirà – più o meno – la prassi e ci porterà nel luogo dove la nostra missione ci verrà spiegata in modo più chiaro, dando così inizio alla nostra esplorazione. La morte definitiva tuttavia non si applica nella “normal mode”, dove una sconfitta equivarrà solo a svegliarsi di nuovo nel proprio letto, ma con parte del proprio loot cancellato. Attenzione però! Essere sconfitti nel palazzo di Mormo vi farà in ogni caso morire definitivamente.

Prova, e se fallisci prova di nuovo

Utilizzando Dittors Place come quartier generale, inizieremo una vera e propria avventura esplorando la mappa dell’isola zona dopo zona, scoprendone i segreti, affrontandone le minacce, ma anche avventurandoci nei dungeon sparsi qua e là, con ognuno che ci premierà con qualcosa di diverso (non è chiamata “Isola delle Sfide” per caso!, direbbe Puku). Il gameplay è strutturato fondamentalmente come un roguelike con elementi da soft RPG, con tanto di aumento di livello ed esperienza guadagnata per ogni minaccia neutralizzata. Chiaramente anche i mostriciattoli saranno dotati di peculiarità che vanno ben oltre il livello, con abilità e capacità precise a renderli fastidiosi e letali in modo variegato. L’altro metodo che ci assicurerà un bel po’ di esperienza è aiutare la popolazione dell’isola stessa, completando delle brevi quest secondarie anch’esse catalogate per difficoltà. Non mancano gadget in quantità (o “giocattoli”) pronti ad aiutarci e a risolvere situazioni spinose, e anche un rapido sistema di equip per potenziare arma e armatura. L’inventario è estremamente intuitivo, così come la modalità di viaggio rapido (un kazoo!).

Quello che per antonomasia si rivela il cuore pulsante dell’avventura, ovvero affrontare un viaggio tra quest e un dungeon dopo l’altro diventando man mano più forte, è tuttavia una serie di azioni “facoltative” da intraprendere, perché se il giocatore lo volesse, potrebbe affrontare il dungeon finale e la stessa Mormo già da subito, con tutto ciò che ne consegue (il livello consigliato per fronteggiarla è sempre mostrato dal gioco stesso).

Punizione

Anche se morire si rivela la punizione estrema per il giocatore, c’è da dire che sul piano della difficoltà The Swords of Ditto: Mormo’s Curse non presenta una sfida impossibile. Certo, i giocatori meno abituati a questo tipo d’esperienze dovranno prenderci necessariamente la mano, ma una volta rodati, tutte le sfide – o quasi – diventano a portata di spada. Tecnicamente, su Nintendo Switch il gioco si presenta, se possibile, ancora più delizioso dal punto di vista grafico, anche se pecca magistralmente nei tempi di caricamento, molto lunghi anche quando si entra o si esce da una casa (quasi sopportabili invece quando si passa da una stanza all’altra di un dungeon).

Anche se il gioco si presta molto ad essere fruito in modalità portatile, a causa della modalità di mira adottata dallo studio britannico il gioco risulta giocabile più comodamente con un pad alla mano, e quindi in modalità TV (che non fa neanche rimpiangere l’allargamento dell’immagine una volta posto lo Switch nel dock).

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Recensione
  • The Swords of Ditto: Mormo's Curse
    8Voto Finale

    Devolver Digital conferma di saperci fare quando si tratta di dar fiducia ad uno studio, e con The Swords of Ditto: Mormo's Curse anche su PS4 e Switch riesce piacevolmente a bissare il suo successo. Un gioco di rapida comprensione e forte di una deliziosità unica nel comparto grafico, su Switch trova i suoi difetti principali in un'ergonomia non proprio appagante in modalità portatile e nei caricamenti troppo lunghi nei passaggi di zona. In ogni caso, il gioco è sempre lui, e portarlo sempre con sé è il massimo.

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