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Tokyo Dark: Remembrance – Recensione della versione per Nintendo Switch

Rilasciato lo scorso novembre su Nintendo Switch, eccovi la nostra recensione di Tokyo Dark: Remembrance, il "nuovo" thriller horror di

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Tokyo Dark: Remembrance si presenta come una visual novel punta e clicca a scorrimento laterale sviluppata da Cherrymochi e pubblicato da UNTIES. Il titolo, già uscito in precedenza per PC nel 2017, è stato rilasciato lo scorso 7 novembre 2019 per Nintendo Switch, offrendo ai giocatori un motore grafico rinnovato, nuove opzioni nei dialoghi e diversi finali alternativi, espandendo ulteriormente la storia della versione originale per PC. In Tokyo Dark: Remembrance assumeremo i panni di Ito Ayami, detective del dipartimento di polizia di Tokyo intenta a cercare il proprio partner (Tanaka), scomparso ormai da diverso tempo. Nel corso delle nostre indagini la ragazza sarà costretta a confrontarsi con il suo passato “oscuro” e la sua sanità mentale. Proseguendo, la psiche del nostro personaggio tenderà a svanire, diventando gradualmente sempre più labile e rendendo praticamente impossibile distinguere il confine tra realtà e illusione. Purtroppo il titolo sviluppato da Cherrymochi, in collaborazione con Square Enix, si presenta esclusivamente in lingua inglese e giapponese, completamente assenti i sottotitoli in italiano.

Tokyo Dark: Remembrance

Vagando nei meandri più tetri di Tokyo

Dal punto di vista tecnico, Tokyo Dark ricalca a pieno la versione originale per PC, presentandosi come una visual novel punta e clicca a scorrimento laterale. In generale le meccaniche di gioco sono alquanto basilari, permettendo al nostro personaggio di compiere azioni abbastanza circoscritte e lineari, il tutto a sfavore della componente relativa agli enigmi, che quando presenti risultano parecchio intuitivi e di facile risoluzione. Oltre a muoverci avanti e indietro all’interno degli ambienti di gioco, e porre domande ai personaggi che incontreremo lungo il nostro cammino, potremo fare ben poco. L’interfaccia di gioco si adatta abbastanza bene alla console ibrida di Nintendo, senza risultare mai macchinosa o “snervante”. I vari ambienti possono essere “analizzati” attraverso l’utilizzo dei dorsali posteriori, mentre la selezione delle domande da fare ai vari NPC verranno “selezionate” e “confermate” attraverso l’utilizzo della levetta analogica sinistra e del pulsante “A” dei joycon. Altro elemento rivelatosi particolarmente sottotono si riassume proprio nella componente investigativa. Ogni elemento con cui potremo interagire verrà infatti inesorabilmente evidenziato, dettaglio che di fatto semplificherà notevolmente le nostre indagini. Complessivamente, le location riescono a ricreare molto bene i vari distretti di Tokyo, puntando tutto su atmosfere “dark” e continui riferimenti alla mitologia e al folklore giapponese, peccato che alla lunga queste risultino essere abbastanza ripetitive e generalmente scarne, presentando pochi elementi con cui interagire durante le fasi investigative, e non solo.

Tokyo Dark: Remembrance

Elemento sicuramente apprezzabile è la possibilità di effettuare diverse scelte durante la nostra avventura, o diversi tipi di approcci, che andranno ad influenzare non solo il proseguo della storia, ma anche lo stato d’animo di Ito (permettendo per di più di ampliare notevolmente la rigiocabilità del titolo). Quest’ultimo particolare ludico introduce forse uno degli elementi più caratteristici e interessanti di Tokyo Dark: Remembrance, ovvero il sistema SPIN, acronimo di sanità, professionalità, ricerca e nevrosi. Tale meccanica permette di misurare il benessere mentale del nostro personaggio, influenzando di conseguenza le azioni e le opzioni disponibili durante le sessioni di gioco. Ad esempio, un Ito poco professionale difficilmente riuscirà a persuadere le persone a collaborare con lei. Sicuramente l’aspetto più interessante è proprio la nevrosi, dato che questa verrà influenzata ogni qual volta che compiremo delle azioni ripetitive all’interno del gioco, andando quasi a simulare ciò che avverrebbe nella vita reale. Proseguendo nella storia, ci ritroveremo davanti a dilemmi morali che andranno ad influenzare la sanità mentale di Ito e le rispettive scelte che potrà compiere. Questi attributi non solo vanno a misurare alcuni  parametri “vitali” del nostro detective, ma determineranno il raggiungimento di uno specifico finale tra i 13 disponibili.

Tokyo Dark: Remembrance

Comparto tecnico sbalorditivo

Uno degli elementi più apprezzabili di Tokyo Dark si concretizza nel suo comparto audiovisivo, il quale riesce a trasmettere al videogiocatore un gran senso d’inquietudine e angoscia. La colonna sonora, prodotta dal front man dei Reign of Fury, è meravigliosamente versatile, riuscendo non solo a scandire abilmente gli stati d’animo della nostra protagonista, ma anche a trasmettere all’utente le emozioni provate da Ito durante le indagini. Dal punto di vista grafico il nuovo titolo di Cherrymochi risulta essere particolarmente ispirato, e in grado di coniugare alla perfezione momenti “gioiosi” a quelli più “tristi” e “tetri”, il tutto semplicemente giocando con la palette cromatica e alternando momenti in game 2D che sporadicamente lasciano spazio ad alcune sequenze animate davvero ben realizzate e degne di ogni anime che si rispetti.

 

 

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Recensione
  • Tokyo Dark: Remembrance
    6.5Voto Finale

    Complessivamente, Tokyo Dark: Remembrance è un buon titolo che si fa apprezzare soprattutto per la resa grafica e il pathos che riesce a trasmettere al videogiocatore esclusivamente con la colonna sonora e i bellissimi artwork realizzati a mano. La trama non riesce quasi mai a sorprendere, risultando alla lunga poco originale e in certi tratti anche scontata. Interessante l'aggiunta di ulteriori finali, rispetto alla versione originale per PC, e l'implementazione del sistema S.P.I.N., che ne migliora notevolmente la longevità e la rigiocabilità del titolo. Altra nota dolente è la totale assenza dei sottotitoli in lingua italiana, che precluderà Tokyo Dark: Remembrance a buona parte dei videogiocatori.

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